Cos’è il rating e in che modo influenza la nostra vita

Cos’è il rating e in che modo influenza la nostra vita

«Maggio, studente fatti coraggio!» Come al liceo quando arriva il periodo delle interrogazioni, anche nella vita di una nazione ci sono dei momenti in cui bastano alcune parole a far scalpore e a far tremare l’intero reparto di governo. Nel nostro caso ad esempio c’è il rating: negli ultimi giorni infatti, dopo l’uscita della valutazione di Standard & Poor’s, il Presidente del Consiglio Conte è stato subito interpellato in merito e, come era prevedibile, ha utilizzato toni rassicuranti «Ce lo aspettavamo. Dovremo migliorare sicuramente ma per il momento va bene così». Ma che cos’è esattamente il rating? E perché ogni volta che esce una nuova valutazione ci preoccupiamo tanto?

Rating: cosa è e a cosa serve

Il rating, tecnicamente, è una valutazione emessa dalle agenzie di rating (Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch Rating, ecc…) sui titoli azionari e sulle imprese per valutare correttamente il loro rischio finanziario. Semplificando, possiamo dire che le agenzie di cui sopra servono a dare agli investitori una classificazione dei titoli a cui sono interessati, così da poter fornire delle “garanzie” per gli investimenti che andranno a fare. A questo punto possiamo comprendere perché le valutazioni siano tanto importanti per la vita economica di un paese: averne una buona attira investitori che portano soldi, al contrario se la valutazione è negativa gli investitori saranno più restii a portare i loro fondi tramite investimenti in un determinato paese o azienda che, avendo una valutazione negativa probabilmente si trovano già in una situazione economica non proprio rosea per la quale necessitano di soldi. Le valutazioni vengono espresse in lettere: AAA, AA, A, BBB, BB, B, CCC, CC/D (AAA migliore, CC/D peggiore). Oltre al rating, o valutazione che dir si voglia, le agenzie solitamente emettono contemporaneamente anche quello che viene definito outlook, ovvero una previsione futura sul medio o lungo termine relativa all’oggetto valutata. Ovviamente può essere positivo se è previsto un miglioramento, negativo nel caso contrario.

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Rating mondiale di S&D

 

Le responsabilità delle agenzie di rating nella crisi mondiale del 2008

È facilmente immaginabile, quindi, che le responsabili delle agenzie di rating sono a tutti gli effetti molto alte. Dal loro operato dipende l’andamento dell’economia di una nazione intera, milioni di persone il cui futuro è racchiuso sotto quelle due o tre lettere che ne determinano lo stato economico. A onor di cronaca va a questo punto segnalata anche la grande responsabilità che le agenzie di rating hanno avuto in una delle più grandi crisi economiche che il mondo occidentale abbia mai visto, ovvero quella del 2007. Tale crisi è costantemente associata ad un’altra parola: subprime, con la quale si indica un mutuo definito ad alto rischio, quello che si corre prestando dei soldi a determinate persone. Perché lo fanno? Semplice, perché alto rischio significa alti interessi e quindi un maggiore guadagno quando (e se) rientreranno i soldi. Queste banche si sono però tutelate cartolarizzando i crediti, ovvero trasferendoli, tramite una vendita, ad altri finanziatori più grandi solitamente istituzionali, che in questo modo immettono liquidità con un tasso basso di interesse alle banche consentendo all’economia di sopravvivere. Questo tipo di mutui conobbe una grandissima fortuna nei primi anni 2000, quando i tassi, metà fissi e metà variabili -questi decisi dai tassi di interesse della FED, la banca centrale degli Stati Uniti- erano estremamente bassi, a volte persino all’1%. L’alto rischio rimaneva, è vero, ma il mercato immobiliare era a quel tempo in grande fermento, per cui anche se non vi era il rientro del mutuo, causato sia dagli interessi che poi diventavano alti, sia dall’alto rischio che già esisteva, gli enti o investitori che avevano comprato il credito dalla banca erogatrice riuscivano comunque a rivendere la casa e a guadagnare qualcosa. Questo circuito con il tempo divenne con il tempo ulteriormente complicato tirando in ballo molti altri soggetti: le banche per coprirsi di ulteriori garanzie rivendevano ulteriormente “pezzi” di mutui diversi in un unico pacchetto chiamato ABS (asset backed security). A loro volta, però, questi ABS finivano in altri pacchetti, chiamati CDO (collateralized debt obbligation), ovvero dei titoli di debito che al loro interno contenevano, quindi, anche i titoli proveniente dai mutui subprime. Il gioco però non si fermava nemmeno a questo punto, perché come spesso è capitato i CDO potevano finire insieme ad altri CDO in altri pacchetti ancora arrivando ad un livello di affidabilità così basso che i media statunitensi li definirono salsicce. In questa infinita confusione hanno giocato un ruolo importante anche le agenzie di rating, che valutavano tali titoli come estremamente buoni, rendendoli ancora più appetibili agli occhi degli investitori. Il problema, però, è che molto probabilmente questo non fu un errore o una svista da parte delle agenzie, che guadagnavano con alti tassi sull’emissione di questi titoli tossici. Infatti sia S&D che Moody’s hanno già sversato un totale di 2 miliardi di dollari alle autorità federali americane per le responsabilità nella crisi economica di ormai 12 anni fa. Per chi volesse approfondire ulteriormente il tema della crisi subprime vi consiglio il film The Big Short (La Grande Scommessa), che spiega egregiamente tutto in modo anche molto semplice.

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Una scena di The Big Short

Rating e vita quotidiana

Come abbiamo appena potuto constatare il mondo dell’alta finanza, quella che opera nei lussuosissimi grattacieli americani e che utilizza solamente parole che sembrano scelte appositamente per non essere comprese, si riverbera direttamente sulla vita quotidiana di tutte le persone. Ancor più nello specifico, il rating in Italia fa sì che lo Stato, nel momento in cui emette i propri titoli, per attirare ulteriori investitori deve alzare i tassi di interesse e quindi sborsare ancora più soldi quando i possessori dei titoli richiedono il pagamento (più è alto il rischio, dettato da una valutazione negativa, più è alto l’interesse, come sopra). Come per l’innalzamento dello spread una valutazione negativa fa sì che per le banche si alzi il “costo” del denaro ed il rischio ad esso collegato, quindi per garantirsi spostano i costi sui cittadini aumentando i tassi di interesse dei prestiti, ossia maggiorando il prezzo dei soldi. Ciò significa anche più difficoltà iniziali ad accedere ad un mutuo, sia per i privati cittadini che per le imprese, ovvero le colonne dell’economia.

 

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