Maltrattamenti su bambini: quando gli asili diventano un set dell’orrore da documentare

Maltrattamenti su bambini: quando gli asili diventano un set dell’orrore da documentare
©UdineToday

Dall’8 al 18 gennaio sono venute a galla quattro sconcertanti storie riguardanti maltrattamenti su bambini all’interno di tre asili nido e di un centro di riabilitazione per minori autistici. Le immagini e i video dei maltrattamenti purtroppo non lasciano spazio a dubbi: bambini picchiati e puniti oltre ogni limite mentre erano affidati alle cure a all’educazione di educatori e insegnanti.

A giocare un ruolo determinante nelle quattro vicende sono state le intercettazioni ambientali di Carabinieri e Polizia, motivo per il quale in questi giorni si sta riaprendo il dibattito in merito all’istallazione di telecamere di videosorveglianza all’interno delle scuole per l’infanzia e dei centri di cura e riposo per anziani e disabili.

Ad Isernia: «situazione allarmante»

Le due maestre dell’asilo di Isernia, sospese dall’insegnamento, hanno rispettivamente 49 e 58 anni e sono state incastrate da intercettazioni audio e video. Le indagini erano partite a fine novembre in seguito alle denunce di alcune madri che avevano notato comportamenti anomali nei figli di 2 e 3 anni.

I bambini, nonostante la tenera età, lamentavano con i genitori atti di violenza subiti in classe, motivo per il quale la Procura aveva ottenuto dal Gip l’autorizzazione ad effettuare intercettazioni e video ambientali. Gli agenti di polizia, che hanno svolto le indagini, hanno definito la «situazione allarmante» e il video ne testimonia la verità.

A colpire è soprattutto la logica del taglione a cui erano sottoposti i piccoli: i bambini, infatti, non erano soltanto oggetto di violenza fisica e verbale da parte delle maestre, ma venivano incentivati dalle stesse a rispondere con la violenza ai torti subiti dagli altri bambini.

Tra le frasi che si sentono nel video: «Appiccicalo con la testa vicino al muro… tiragli i capelli più forte… così capisce»; «Ti faccio nero, nero… Ti spezzo le mani… Ti spezzo tutte le dita delle mani… Ti appiccico vicino al muro…Ti ammazzo… Ti faccio uscire il sangue così te lo ricordi… Se metti il pennello là sopra sei morto»; «Ma questo è proprio stupido… Sei un animale».

I bambini venivano strattonati e picchiati in testa alla minima mancanza: la polizia ha individuato almeno 150 episodi di maltrattamenti che dimostrano l’atteggiamento vessatorio e minaccioso delle maestre.

Ad Ariccia: «sopraffazione sistematica»

L’8 gennaio tre maestre e una collaboratrice scolastica sono state arrestate dai carabinieri e poste ai domiciliari perché ritenute responsabili di maltrattamenti su bambini, dai tre ai cinque anni, all’interno di un asilo dell’area dei Castelli Romani, ad Ariccia.

Da quanto accertato dai carabinieri di Velletri, attraverso intercettazioni ambientali e riprese video, le quattro, di età compresa tra i 55 ed i 65 anni, avrebbero strattonato i bambini, colpiti alla testa e insultati.

Gli episodi di violenza avvenivano quotidianamente. Per il giudice per le indagini preliminari le quattro donne sono ritenute responsabili di condotte di «sopraffazione sistematica» perpetrate nella loro attività lavorativa su bimbi dai 3 ai 5 anni.

A Cassino: maestre interdette

Il 10 gennaio è stata la volta di un asilo a Cassino, dove la polizia ha denunciato due maestre di 54 e 63 anni, che quasi quotidianamente assumevano nei confronti dei piccoli alunni comportamenti violenti.

I bambini venivano spintonati, strattonati e trascinati con forza, picchiati con schiaffi sulla testa, costretti, anche con la forza, a rimanere con la testa sul banco. Le immagini mostrano punizioni umilianti e pericolose perché i bimbi venivano fatti sedere sopra i mobili.

Le maestre urlavano ai bambini a distanze ravvicinate, minacciandoli: «ti faccio sputare io per terra, animale; ti faccio cadere tutti i denti; se fai cadere l’acqua è meglio che ti scavi la fossa; adesso vado a prendere la corda e ti lego con la corda sulla sedia». Le due insegnanti, accusate di maltrattamenti, sono state interdette dalla professione per un anno.

Centro per autistici: valutare se chiudere la struttura

Il 12 gennaio invece sono state arrestate e messe ai domiciliari tre educatrici e un insegnante di sostegno, altre due sono sotto indagine, per maltrattamenti perpetrati ai danni di 9 bambini autistici e disabili, con un’età compresa tra i 7 e i 15 anni.

Sono stati documentati dai carabinieri, con riprese audio e video, circa cento episodi di violenza verbale e fisica in un solo mese all’interno dell’Istituto Sant’Agostino di Noicattaro (Bari), centro di riabilitazione privato per minori autistici.

Quando i bambini urlavano, veniva tappata loro la bocca con un tovagliolo. Venivano legati alle sedie se si muovevano troppo oppure spinti contro il muro e bloccati col banco. Erano costretti a subire urla e minacce dalle educatrici. Gli inquirenti hanno immortalato episodi di bambini spinti contro il muro o bloccati tra il muro e il banco, altri bambini con la testa pressata sul pavimento.

Le intercettazioni audio nei bagni della struttura hanno documentato il suono di schiaffi sulla pelle nuda e i pianti dei piccoli e poi numerosi episodi di minacce e insulti. I bambini maltrattati sono affetti da gravi forme di autismo e quindi in molti casi non erano in grado di raccontare le violenze subite. Una mamma ha raccontato di avere notato dei segni sulle braccia di suo figlio e quando ha chiesto spiegazioni le è stato risposto che era caduto.

L’indagine era stata avviata lo scorso ottobre in seguito alle rivelazioni di una dipendente del centro che aveva riferito ai carabinieri di aver assistito a comportamenti violenti e vessatori da parte di alcune educatrici nei confronti dei bambini. Secondo questa testimonianza, i maltrattamenti duravano almeno dal 2016.

L’indagine dovrà ora accertare se i dirigenti della struttura fossero consapevoli dei comportamenti delle educatrici. Al riguardo, il direttore sanitario dell’Istituto, Vito Santamaria, ha detto che «non si erano mai verificate esperienze di questo tipo».

«Non possiamo essere complici», ha detto il ministro della Salute, Giulia Grillo, invitando il governatore pugliese Michele Emiliano a verificare «subito se revocare la convenzione e chiudere la struttura».

Il ddl sull’istallazione delle telecamere nelle scuole per l’infanzia e nei centri di cura

In seguito a questa serie di maltrattamenti portati alla luce, uno dopo l’altro, nell’arco di dieci giorni, Gabriella Giammanco, relatrice del provvedimento sulla videosorveglianza e vicepresidente di Forza Italia al Senato, torna a ribadire: «Il copione degli orrori si ripete con una frequenza che dovrebbe far riflettere. La videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili dev’essere obbligatoria, non è più possibile rinviare».

Già nel 2016 la Camera aveva approvato una proposta in merito all’introduzione della videosorveglianza negli asili nido e nelle case di cura e riposo, che poi si era arenata in Senato.

La proposta del 2018, portata in Parlamento da Forza Italia e accolta dalla Camera con 404 voti favorevoli, provenienti da M5s e centrodestra, e 110 contrari di Pd e Gruppo Misto, è in attesa di essere o meno approvata in Senato. Prevede l’istallazione di telecamere a circuito chiuso negli asili e nelle strutture socio assistenziali per anziani, sia pubblici che privati, per contrastare gli abusi e proteggere bambini e anziani.

Sembrerebbe comunque che istallare telecamere in ogni stanza – come previsto dall’articolo 5 della proposta di legge – sia una manovra troppo costosa per poter essere realizzata. Il ddl prevede infatti un fondo sperimentale di 5 milioni di euro per i primi tre anni.

Intanto però con il consiglio regionale della Lombardia ha già approvato la legge sulle telecamere di sorveglianza all’interno degli asili e delle scuole d’infanzia. Il testo prevede lo stanziamento di 300mila euro per il 2018 e 2019 per attività di formazione e sensibilizzazione e 600mila euro per il 2019 e il 2020 come contributo per gli istituti che intendono installare i dispositivi.

Il dibattito sulla legittimità della videosorveglianza

Se sia legittimo o meno ricorrere alla videosorveglianza per prevenire maltrattamenti su bambini e anziani è ancora da stabilire. Il dibattito è ancora aperto: da un lato chi sostiene la necessità di tutelare bambini e anziani dagli abusi e dall’altro quella di proteggere la privacy delle maestre, delle educatrici e degli operatori.

Filomena Albano, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, si è dichiarata a favore della proposta di legge a patto che l’installazione delle telecamere sia affiancata da altre misure preventive, come sistemi di formazione e sensibilizzazione del personale e la somministrazione di questionari periodici agli operatori e ai familiari.

Dello stesso avviso anche la senatrice di Forza Italia e presidente della commissione bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza, Licia Ronzulli: «L’ennesimo episodio di violenza e maltrattamenti su minori all’interno di strutture pubbliche per l’infanzia. Le intercettazioni ambientali e le riprese video hanno permesso, ancora una volta, di constatare maltrattamenti, colpi alla testa ed espressioni verbali spregiative ai danni di bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni, causando nei piccoli sofferenze ed umiliazioni quotidiane. Tutto questo è semplicemente sconcertante».

«Ancora una volta i bambini sono vittime di maltrattamenti da parte degli insegnanti, e si stanno moltiplicando i casi di violenza negli asili portati alla luce solo grazie a telecamere nascoste piazzate dalle forze dell’ordine. Questo dimostra come sia necessario installare telecamere in tutti gli asili e scuole elementari, per controllare l’operato del personale scolastico ed evitare abusi e violenze che possono avere conseguenze anche gravi sui minori. In tal senso ci chiediamo che fine abbia fatto la proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili approvata in larga maggioranza alla camera e che risulta ferma da molti mesi al senato, legge che potrebbe mettere fine a violenze e vessazioni sui minori», con questa dichiarazione anche Carlo Rienzi, presidente del Codacons, ha espresso il suo sostegno per la videosorveglianza.

Tra i favorevoli anche Antonio Affinita, direttore generale del Moige – Movimento Italiano Genitori: «Da anni ci battiamo per l’installazione di strumenti di deterrenza, come le telecamere di sorveglianza in tutte le strutture che entrano in contatto con i minori o i disabili, al fine di tutelare la loro salute e, soprattutto, azzerare i tempi delle indagini qualora vi fossero abusi e violenze. L’obiettivo di tutti deve essere quello di tutelare i più deboli».

Per l’Anp (Associazione nazionale presidi) l’idea di dotare gli asili nido, le scuole dell’infanzia e primarie di dispositivi di videosorveglianza è condivisibile, ma da limitare al minimo necessario.

A schierarsi tra i contrari invece sono coloro che sostengono l’importanza della formazione, della sensibilizzazione e della scelta del personale che andrà a rapportarsi con bambini e anziani. Non serve sorvegliare, se è possibile formare e controllare attraverso test periodici lo sviluppo dell’attività lavorativa.

Il Garante della Privacy, Antonello Soro ribadisce che «nei contesti di relazione come quelli esaminati, nei quali ciò che conta è la qualità del rapporto instaurato tra le parti, nessuna telecamera potrà mai sopperire a carenze insite nella scelta e nella formazione del personale deputato all’educazione e all’assistenza dei soggetti meritevoli della maggiore attenzione».

Pino Turi, segretario generale della UIL Scuola, dichiara la sua contrarietà affermando che la scuola è il luogo dove si concretizza la libertà di espressione e deve essere priva di condizionamenti, quindi senza telecamere. Contraria anche la FISM (Federazione Italiana Scuole Materne): «La telecamera disincentiva, quando non sostituisce, il dialogo, l’ascolto, il confronto, la relazione indispensabili tra scuola e famiglia».

Anche l’Andis (Associazione nazionale dirigenti scolastici) sostiene il no alle iniziative proposte dal disegno di legge: «Una installazione generalizzata di un sistema di controllo degli operatori contrasta con il principio della riservatezza dei dati personali e rischia di alimentare diffidenza e sfiducia nei confronti dell’intera scuola dell’infanzia, che costituisce invece per un bambino il contesto più sicuro dopo la famiglia».

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