Il problema non sono i diritti in Arabia, ma l’incoerenza dell’occidente

Il problema non sono i diritti in Arabia, ma l’incoerenza dell’occidente

Il caso della Supercoppa italiana giocata in Arabia Saudita aveva suscitato moltissime polemiche riguardo all’ingresso delle donne nello stadio, consentito solamente in alcuni settori specialmente adibiti. Tuttavia non è la prima volta che una manifestazione sportiva viene svolta in paesi in cui i diritti umani non vengono pienamente rispettati. Le polemiche non sono mai mancate, ovviamente, ma la realtà rimane ferma a qualche indignazione, mentre tutto procede come se niente fosse.

Russia: mondiali ed olimpiadi

In Russia, come è ben noto a tutti ormai, le persone LGBT vengono ancora discriminate. Nonostante questo negli ultimi anni si svolte ben due manifestazioni sportive dalla portata mondiale: le olimpiadi di Sochi nel 2014 ed i mondiali di calcio nel 2018. In Russia sono vietati i matrimoni tra persone dello stesso sesso, così come le adozioni. Come se questo non bastasse, non c’è alcuna volontà nelle autorità di fare dei progressi in tal senso: hanno infatti dichiarato che non c’è alcuna necessità di promulgare leggi in difesa delle persone LGBT. Inoltre qualsiasi attività di propaganda è considerata assolutamente illegale in ogni zona della Russia, dove se ad esempio si distribuiscono volantini si rischia di andare in carcere. Le leggi in vigore rispecchiano tra l’altro alla perfezione l’orientamento dell’opinione pubblica, la quale si dichiara per l’83% contraria a qualsiasi riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e le considera anzi riprovevoli. A dimostrazione del clima ostile che vi è nei confronti delle tematiche relative al mondo LGBT, nel 2014 l’ex parlamentare transgender Vladimir Luxuria fu arrestata poiché mostrava un cartello con su scritto “Gay è ok”. Nel giorno dell’inaugurazione delle olimpiadi, mentre le nazioni sfilavano sorridenti tramite le loro squadre rappresentative, in un clima di grande festa di fronte agli occhi gioiosi del presidente Putin, venivano arrestati 23 manifestanti nei pressi di Mosca. Il clima non è cambiato 4 anni dopo per i mondiali di calcio, a tal punto che la FIFA stessa è arrivata ad avvertire le persone LGBT di non esporre pubblicamente la loro sessualità, poiché potrebbe diventare causa di problemi per loro stessi.

Qatar: i mondiali a costo della vita

Dopo il caso Russia i mondiali di calcio saranno disputati buttando un occhio alle condizioni umane del paese ospitante? Ovviamente no. I prossimi mondiali saranno disputati, nel 2022, in Qatar. L’assegnazione in realtà ha creato fin da subito molte discussioni. La prima ha riguardato la temperatura, tant’è che si è arrivati alla conclusione di far giocare il torneo in inverno, per la prima volta. Successivamente emersero delle voci relative ad un’ipotetica corruzione da parte del Qatar che nella seconda votazione riuscì ad accaparrarsi ben tre voti per arrivare ai 14 richiesti per l’assegnazione dell’organizzazione del torneo. Come se non bastasse, un rapporto di Amnesty International ha mostrato come nel paese ospitante la libertà d’espressione e di organizzazione politica, ma non solo, sia estremamente limitata dalle autorità governanti e, parallelamente al caso della supercoppa in Arabia Saudita, anche in questo paese i diritti delle donne sono praticamente assenti, in quasi tutto subordinate alla volontà degli uomini. Tuttavia le polemiche non si fermano qui, poiché ancora più allarmante è il costo concreto che si paga per la realizzazione degli impianti sportivi richiesti per lo svolgimento della manifestazione. Non stiamo parlando di soldi, ma di vite umane. Solo fino al 2014 gli immigrati lavoratori morti per la costruzione si attestavano a 400 e le previsioni dell’International Trade Union Confederation stimano a più di 4000 il numero di vittime entro il 2022. Non serve comunque arrivare alla morte per evidenziare un sistema basato totalmente sullo sfruttamento della manodopera proveniente da paesi poveri: questi non possono lasciare il loro posto di lavoro senza il permesso dei propri datori, così come non hanno la facoltà di abbandonare il paese, nemmeno se subiscono violenze e maltrattamenti, come costantemente denunciato da varie associazioni tra le quali ancora Amnesty, che ha previsto inoltre 2,5 milioni di schiavi entro i prossimi tre anni.

Brasile: Indios cacciati come bestie

Nel 2014 i mondiali di calcio si sono svolti in Brasile, dove non sono mancati i problemi, anzi. Nel paese sudamericano “patria” del calcio, in occasione dei mondiali il paese ha speso, come di norma, moltissimi soldi per la costruzione degli impianti sportivi richiesti. Nel frattempo, però, non venivano destinati con lo stesso entusiasmo fondi che si sarebbe potuto spendere per migliorare le condizioni di vita dei propri cittadini, in particolare dei meno abbienti costretti a vivere nelle celeberrime favelas, dalle cui finestre però si possono osservare tranquillamente i grandi palazzi del centro. Una disparità difficile per chiunque da sopportare, almeno per chi non si trova nella zona “buona” della città, e che ha portato alla rivolta nei giorni in cui l’attenzione mondiale si è posata sul paese proprio grazie al torneo di calcio più famoso al mondo. Insieme ai contrari al mondiale, poi, si sono aggiunti anche molti manifestanti di origine indios, armati di frecce ed archi cavalcando i propri cavalli. Questi ultimi hanno affrontato a viso duro la polizia chiedendo a gran voce di riformare la demarcazione delle proprie terre, spesso invase senza alcun rispetto o accordo dalle multinazionali.

Cina: il Tibet è stato calpestato di fronte al mondo

Le olimpiadi del 2008 si sono tenute nel mese di agosto in Cina. Anche in questo caso le polemiche sono state moltissime, in moltissimi paesi del mondo, dall’Europa agli USA, dove moltissime voci si sono riunite chiedendo di boicottare le olimpiadi cinesi. Perché? La Cina, in particolare dalla dichiarazione della Repubblica Popolare Cinese, da sempre sotto il controllo del partito comunista cinese, saldo al comando del sistema dittatoriale che vige nel paese orientale da più di 50 anni, non riconosce alcuna dipendenza al Tibet, continuando ovviamente a non dare alcun ascolto alle loro richieste di autonomia. Esempio pratico della politica cinese nei confronti dei vicini tibetani è stata la soppressione violenta della rivolta del 1959, in cui furono ferite 65000 persone e deportate altre 70000. Nel resto degli anni la linea seguita non è cambiata. Il problema non riguarda però solamente le relazioni con il Tibet, ma con tutto il popolo cinese. La dittatura comunista, infatti, non lascia molte libertà ai propri cittadini, i quali non hanno neanche il diritto alla libertà di espressione e di informazione, basti pensare che Google è, tuttora, bloccato e dunque inaccessibile, così come tutti i suoi siti paralleli, YouTube ad esempio.

L’Arabia Saudita sta distruggendo lo Yemen

Torniamo da dove siamo partiti in questo piccolo tour dell’incoerenza occidentale, perché in Arabia non esiste solamente il problema dei diritti delle donne, praticamente inesistenti, nonostante qualche piccolo passo in avanti fatto di recente, come il diritto di poter guidare introdotto solamente nel 2018. Nello Yemen, dopo il caos della primavera araba, il paese si divide sostanzialmente in due parti: nel nord comandano gli sciiti, mentre a sud vi è al potere il presidente spodestato Hadi, tra l’altro quello riconosciuto dall’occidente. Nel 2015, allora, l’Arabia Saudita si pone a capo di una coalizione sunnita, in cui rientrano anche altri paesi tra i quali Egitto, Sudan, Qatar ed altri, con i quali iniziano gravi bombardamenti nella metà settentrionale del paese. Oltre ai danni portati direttamente dalle bombe, il paese sta vivendo una tragedia perenne, a causa del colera e della fame, essendo uno dei paesi più poveri del mondo. In questa situazione drammatica l’Arabia si è sempre opposta alla creazione di corridoi umanitari per aiutare lo Yemen, che nel frattempo viene letteralmente distrutto, sia dalle bombe che dalla fame, usata ormai come arma di guerra ed inoltre non ha subito alcuna sanzione internazionale. Infine va tenuto a mente che, mentre in Italia tutti urlavano allo scandalo per la questione dell’ingresso delle donne allo stadio, ci si è dimenticati che è proprio nel nostro paese che vengono prodotti moltissimi missili venduti poi all’Arabia per bombardare lo Yemen, per un giro d’affari che si aggira sui 440 milioni di euro.

“lo sanno tutti che in Finmeccanica i soldi veri li fanno con le armi

e noi qui ad amare i nostri bambini

ma che senso ha”

Ogni volta le tendenze sono sostanzialmente due: o se ne parla prima dell’evento sportivo, creando la solita ondata mediatica che dura circa 10 giorni, ma che poi lascia subito il posto ai risultati delle competizioni, oppure non se ne parla affatto, come nel caso della guerra allo Yemen. Le ultime polemiche per i diritti delle donne in Arabia sono sacrosante, intendiamoci, ma perché solamente quelli? Soprattutto, perché si continua con grande indifferenza a far finta di niente, ovvero a lasciare che tali manifestazioni sportive si svolgano in determinate condizioni, salvo poi vantarci, in occidente, della grande tradizione illuminista e democratica che ci caratterizza da sempre? Perché continuiamo ostinatamente a riempirci la bocca con parole di solidarietà e magari qualche foto sparata nella tv nazionale, se poi dall’altra parte chiudiamo non uno, ma entrambi gli occhi? Quanto è labile allora la differenza tra chi compie il male e chi resta indifferente, ma allo stesso tempo ci lucra?

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