Verona contro l’aborto è un passo indietro per l’Italia

Verona contro l’aborto è un passo indietro per l’Italia

Nella notte tra giovedì e venerdì 5 ottobre il consiglio comunale di Verona ha approvato una mozione presentata dalla Lega con cui si dichiara la città “a favore della vita”. Oltre al curioso appellativo che viene conferito alla città (ci sono comuni a favore della morte?), però, c’è dell’altro: con la mozione verranno stanziati finanziamenti per associazioni cattoliche che attuano campagne ed iniziative varie volte a limitare l’aborto.

La vicenda ha creato scalpore non solo per le ragioni insite nella mozione stessa, ma anche per la votazione favorevole del capogruppo PD Carla Padovani, la quale ha dichiarato «La vita è valore universale e non di partito. Ho votato secondo coscienza. Sulla legge 194 non mi sembra che il Pd abbia una linea chiara. Non mi aspettavo tutte queste polemiche». Tuttavia le posizioni ideologiche sui temi di aborto oppure di unioni civili non sono affatto nuovi. Nel 2012 aveva abbandonato il PD per unirsi all’UDC a causa delle posizioni dei dem riguardo alle unioni omosessuali. Vincenzo D’Arienzo, deputato veronese del PD ha anche affermato che a marzo «Pochi giorni prima delle elezioni aveva chiesto di essere tolta da un video promozionale organizzato dal suo circolo perché in quel video prendevano la parola anche un gruppo di persone omosessuali e già in quell’occasione erano state chieste le sue dimissioni». Il PD ha comunque preso marcatamente le distanze dalla Padovani anche con un’altra deputata dem Giuditta Pini, la quale ha poi detto «Non credo che sia una persona che possa stare nel Pd. Per quanto possiamo essere plurali, esistono dei limiti che qualificano anche lo stare in una comunità e credo che lei li abbia allegramente superati».

Alla mozione erano presenti in aula anche le esponenti del movimento femminista Non una di meno! che hanno deciso di indossare, come segno di protesta, i costumi delle protagoniste della serie tv The Handmaid’s Tale, tratta dal romanzo Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, le cui protagoniste “ancelle” sono relegate al solo ruolo di procreare in una società utopica che vive una grave crisi demografica. Il movimento si è successivamente espresso tramite un post su Facebook in cui si dichiara che «La maggioranza ha cercato, senza successo, di far mettere all’ordine del giorno l’altra mozione che prevede la sepoltura automatica dei feti abortiti anche contro la volontà della donna coinvolta. Le ancelle presenti a protestare sono state sgomberate dall’aula e ora quasi 50 persone sono trattenute nell’androne del consiglio comunale senza che vengano restituiti loro i documenti».

La Lega veronese non è nuova a tali posizioni, non a caso l’attuale ministro della famiglia Lorenzo Fontana è famoso proprio per le sue idee riguardo ai temi che ruotano intorno al concetto di famiglia. Proprio dopo la sua nomina al Ministero della Famiglia aveva riscosso molta attenzione pubblica per aver dichiarato che le famiglie arcobaleno non esistono, oppure che battersi contro la legge Cirinnà fosse un atto contro la “normalità” e che le critiche venissero mosse solamente da una non ben specificata élite. Inoltre, proprio a proposito dell’aborto, l’aveva definita la prima causa di femminicidio nel mondo e che lui stesso avrebbe voluto potenziare i consultori per limitare il più possibile l’aborto. Sull’aborto ognuno può, relativamente alle proprie posizioni politiche, ma soprattutto religiose, avere la propria idea, nel rispetto della pluralità insita nel carattere stesso dello stato di democrazia. Non a caso la legge 194 tutela, con i suoi limiti, le donne che decidono di ricorrere a tale pratica, ma allo stesso tempo lascia ai dottori ed al personale sanitario richiesto il diritto all’obiezione di coscienza, ovvero a rifiutarsi quando tale pratica non sia in linea con la loro “visione”. Tuttavia è sulla decisione del consiglio comunale di destinare fondi ad associazioni cattoliche che, a mio avviso, bisognerebbe maggiormente soffermarsi. L’Italia è uno stato laico, ovvero aconfessionale, seppur in un certo senso anomalo, poiché tale laicità non è espressa in modo esplicito nella costituzione, ma è ricavato in via interpretativa sia dagli articoli della costituzione (ad esempio 7, 8, 20) sia dai casi in cui la corte costituzionale si è pronunciata in merito (sent. Cass. pen. 439/2000). Ritengo, pertanto, che per quanto ci sia, ovviamente e giustamente, libertà di scelta e di pensiero, che se uno stato si definisce aconfessionale, non debba finanziare con soldi pubblici associazioni di matrice religiosa al fine di promuovere attività che, supponendo di basarsi sul proprio credo, vadano ad inficiare con la vita pubblica dei cittadini che di tale stato sono l’ossatura primaria.

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