Enjoy. L’arte incontra il divertimento al Chiostro del Bramante

Enjoy. L’arte incontra il divertimento al Chiostro del Bramante

#EnjoyChiostro. Il Chiostro del Bramante apre le porte alla mostra “Enjoy. L’arte incontra il divertimento”, aperta al pubblico dallo scorso 23 settembre, a cura di Danilo Eccher, prodotta ed organizzata da DART Chiostro del Bramante.

Dopo il successo di Love. L’arte incontra l’amore, il Chiostro del Bramante, luogo nascosto tra le vie intime del centro di Roma, dà il via ad una nuova mostra interattiva, decisamente social, animata dal desiderio di suscitare nei visitatori l’interesse nei confronti dell’arte contemporanea. L’ingresso è caratterizzato dalle decorazioni che abbelliscono il pavimento del Chiostro, opera dell’artista taiwanese Michael Lin.

La mostra si apre con un’opera dell’americano Alexander Calder, Grande mobile rosso”, datata 1961. Questo artista è famoso per due tipologie di sculture, in grado di sovvertire i canoni della scultura tradizionale: i “mobiles”, opere di arte cinetica e gli “stabiles”, opere di scultura astratte autoportanti. “Grande mobile rosso” è un esempio di quei mobiles, ossia di quelle sculture che Marchel Duchamp amò definire gli “accalappiacani del vento”. La particolarità sta nel fatto che gli accalappiacani si muovono solo grazie all’interazione con l’ambiente e con le persone; si muovono grazie alle correnti d’aria provocate dal transito delle persone o da correnti d’aria presenti nell’ambiente. L’interazione con l’opera è una delle principali chiavi di lettura di buona parte dell’arte contemporanea, in particolare di molte opere esposte nella mostra Enjoy.

Una delle opere che più ha destato la mia attenzione è lo zootropio di Mat Collishaw, un artista del Regno Unito, dal titolo The centrifugal soul, del 2016. Lo zootropio è un dispositivo ottico per visualizzare immagini e disegni in movimento ed è stato inventato nell’Ottocento, come strumento per il divertimento dei bambini, in grado di creare le prime timide forme di animazione. L’opera in mostra è l’opera centrale di un progetto omonimo, ispirato alle teorie dello psicologo evoluzionista Geoffrey Miller, secondo il quale l’arte risale a fattori atavici, come rituali di accoppiamento e corteggiamento degli uccelli esotici. Lo zootropio in mostra al Chiostro crea il suo effetto di animazione grazie alla velocità della rotazione, alle luci stroboscopiche ad intermittenza, che lasciano intravedere uccelli variopinti posarsi su altrettanto variopinti fiori.

The Centrifugal Soul, Mat Collishaw, 2016

Il movimento è altrettanto centrale nelle opere di Jean Tinguely (Vive la liberté,1960; Fourrures Baluba,1962; Radio Sculpture,1962; Suzuki Hiroshima,1963; Untitled. Bing bing, Chair,1966). Si tratta di macchine cinetiche con motori che fanno ruotare complessi ingranaggi, per attuare un movimento che lo spettatore aziona tramite un pedale. Il movimento azionato crea un effetto sonoro, spesso inaspettato. Scultura, movimento e suono vivono in queste opere in un rapporto inscindibile.

Un labirinto degno del mitologico labirinto di Cnosso è quello creato dall’artista argentino Leandro Erlich, nella sua opera Changing Rooms, costituita da un susseguirsi di porte e specchi, in una moltiplicazione infinita dello spazio. Il passaggio al piano superiore del Chiostro è abbellito dalle decorazioni parietali del già citato Michael Lin, che evocano richiami dell’Oriente lontano e del disegno tessile tipico giapponese. Oltre allo sguardo le scale che portano al piano superiore sono caratterizzate da un suono ben preciso, quello di un’incessante ed irrefrenabile risata, registrata e mandata in loop. Risata continua (d’Io) di Gino De Dominicis del 1971 consiste nella ripetizione ad infinitum di una scrosciante risata, di cui Gino De Dominicis aveva notato la peculiarità, appartenente a Vittorio Bignardi, fratello dell’artista Umberto Bignardi.

Enjoy, quando il divertimento è la parola d’ordine

Enjoy. L’arte incontra il divertimento è decisamente in tema con le risate. Il protagonista indiscusso è proprio il divertimento, innanzitutto nell’accezione latina ed etimologica del termine, vale a dire ‹‹divertĕre››, «volgere altrove». L’altrove e l’altro emergono in particolar modo quando l’opera d’arte non vuole su di sé solo sguardi contemplativi, ma ancor più interazione e partecipazione attiva. È ciò che accade al piano superiore della mostra Enjoy, interamente dedicata alle attività che gli artisti propongono ai visitatori.

Prisma Meccanico, Piero Fogliati, 1967

Si potrà prendere parte alle cosiddette One Minute Sculptures di Erwin Wurm, opere che esistono solo se il visitatore interagisce con esse, seguendo le precise direttive che l’artista gli rivolge attraverso didascalie o immagini. Lo spettatore in questo modo contribuisce attivamente alla creazione stessa dell’opera d’arte, trasformandosi in scultura per il tempo di un minuto.

Work No.1584. Half the air in a given space (2013) di Martin Creed è un’opera realizzata site specific per gli ambienti del Chiostro del Bramante. Il visitatore entra in una stanza piena per metà di palloncini rossi; nel momento in cui vi entra egli diventa parte dell’opera stessa. In questo modo l’artista assolve al duplice intento di creare una scultura fatta di aria e di rendere visibile un elemento solitamente invisibile.

After the gathering, Hans Op De Beeck, 2007

Hans Op de Beeck colpisce l’attenzione con la sua inaspettata torta di compleanno gigante, After the Gatheringanno 2007. Flowers and people-Dark (2015) del Team Lab (nome sotto il quale si riuniscono circa 400 creativi giapponesi) è un’opera, che si costituisce di fiori attraverso la presenza delle persone. Su di uno schermo viene riprodotto il ciclo vitale dei fiori, ma la quantità di fiori sullo schermo è direttamente proporzionale al numero di persone in sala; ciò è permesso da un sofisticato sistema tecnologico, in virtù del quale le immagini si modificano in base alla percezione del pubblico. La fioritura e sfioritura invece dipende dalla posizione dei visitatori e dalla loro vicinanza o lontananza dagli schermi. Un’idea moderna di dipinto, suggestiva e tale da ispirare una dimensione fantastica e onirica.

Mickey dei Sogni, Studio65, 2015

Questa mostra offre diversi spunti e permette di apprezzare artisti poco noti. Personalmente ho colto risvolti interessanti, cupi e melodrammatici, anche di opere a primo impatto divertenti e bizzarre. Il merito della mostra Enjoy è stato quello di riuscire ad attirare non solo tanti visitatori, ma soprattutto tanti giovani. Mi sono stupita durante la mia visita nel vedere tanti ragazzi destreggiarsi nelle piccole sale del Chiostro, scattando foto e ottemperando all’invito promosso dalle audioguide di scattare un selfie o una foto e pubblicarla sui social con l’hashtag #EnjoyChiostro. Come alla precedente mostra Love, anche ad Enjoy. L’arte incontra il divertimento, va riconosciuto il merito di aver portato gente al museo. Ben vengano eventi di tal sorta che, sfruttando sapientemente le potenzialità del web, dei social e le attitudini odierne di fotografare qualsiasi istante di vita e di condividere qualsiasi attività in tempo reale, riescono a risvegliare in ragazzi e adolescenti la curiosità e la voglia di visitare un museo di sabato pomeriggio.

#Enjoy e poi?

C’è un prezzo da pagare per tutto ciò? Il prezzo da pagare è indubbiamente una ventata di superficialità. Quanti visitatori in effetti apprezzano o colgono le opere d’arte in sé? quanti riescono a ricordare anche solo un nome di un artista o di un’opera esposta? Mi chiedo chi sia riuscito ad andare al di là e comprendere il senso di Obscura, l’installazione dell’artista statunitense Tony Oursler, iniziatore della video scultura e tra l’altro regista del videoclip Where are we now di David Bowie. Obscura altro non è se non una foresta di occhi, occhi intesi come continuazione di noi stessi. L’ambientazione è suggestiva, in grado di comunicare sensazioni di angoscia e dispersione, proiettandoci nell’inquietudine orwelliana di essere perennemente osservati, spiati, invasi. Cogliere una tale emozionalità in quest’opera significherebbe darsi la possibilità di riflettere sul modo in cui la vita scorre nell’osservazione di quella altrui o nell’ostensione della propria per essere guardata da altri.

Obscura, Tony Oursler, 2013

Ancora mi chiedo se qualcuno attraversando la sala che ospita l’artista brasiliano Ernest Neto e le sue opere In the corner of life e Caring time, abbia recepito l’intenzionalità recondita dell’artista. La sala aveva tutto l’aspetto di un luogo di riflessione ed introspezione. Oggetto di riflessione in primo luogo il concetto di tempo, nella necessità di dover scindere χρόνος, il tempo lineare e il tempo dell’uomo, da καιρός, il tempo del momento opportuno, il tempo dell’attesa, ma soprattutto il tempo della natura. La riflessione che l’artista vuole instillare riguarda il rapporto tra queste dimensioni temporali e conseguentemente il rapporto che l’uomo intrattiene con la natura. L’artista chiedeva ad ognuno di fermarsi, di considerare quello il momento giusto per scegliere la propria vita, scegliere dove condurla e come volerla vivere autenticamente, scegliere ciò che nel profondo si vuole da essa. Luogo deputato al momento introspettivo un’amaca, da immaginarsi appesa a due alberi nel pieno di un’ambientazione bucolica.

La mia potrebbe sembrare una critica eccessiva, imputabile ad una persona con scarsa capacità di divertirsi! Tranquilli, non sono una sostenitrice a spada tratta dell’idea per cui il museo debba essere un luogo noioso, silenzioso, in cui tutti sono intenti a fissare un quadro per minuti interminabili senza dire una parola. Il museo deve essere però un luogo di interazione viva tra un soggetto che guarda un’opera d’arte e l’opera d’arte stessa. Dalla visione dell’opera si può risalire alla personalità dell’artista o la personalità dell’artista può rimanerne fuori e l’opera diventare il suo completo alter ego. L’opera consegnata allo spettatore è interpretata da questo secondo il proprio determinato vissuto.

L’arte più in generale è in grado di creare connessioni infinite con la vita di ognuno di noi, con la storia del mondo o con la gamma infinita di emozioni del sentire umano. L’arte contemporanea non è altro se non l’arte del nostro tempo. Ogni arte è sempre stata contemporanea al tempo, di cui era sincera espressione.

Mi piace pensare che un museo altro non sia se non il luogo della storia, il luogo della bellezza e per quanto possibile mi piace pensare un museo come il luogo del tempo. Tempo per vedere con gli occhi, percepire e poi vedere con la mente. Occorre tempo, forse più tempo di quello concesso tra una foto e l’altra, per dedicarsi all’Arte e divertirsi con essa.

Prendetevi del tempo per andare a visitare “Enjoy. L’arte incontra il divertimento”.

Chiostro del Bramante, via Arco della Pace 5, Roma.
Mostra a cura di Danilo Eccher,
dal 23 settembre 2017 al 25 febbraio 2018.

HASHTAG UFFICIALE

#enjoychiostro

INFO e PRENOTAZIONI

+39 06 68809035 (Lunedì – Venerdì 10.00 / 17.00)

[email protected]

ORARIO DI APERTURA

Da lunedì a venerdì 10.00 – 20.00

Sabato e Domenica 10.00 – 21.00

(la biglietteria chiude un’ora prima)

➡ Acquisto biglietti online: http://bit.ly/enjoytickets

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