Veleno, la vicenda dei Diavoli della bassa modenese da ascoltare su Storytel

Veleno, la vicenda dei Diavoli della bassa modenese da ascoltare su Storytel
Veleno, la vicenda dei Diavoli della bassa modenese da ascoltare su Storytel

Un bambino ha intrinsecamente dentro di sé una fragilità e una delicatezza ed entrambe vanno rispettate, a qualunque costo. Quando questo non accade, l’indignazione, la rabbia, lo sdegno si ingigantiscono e fagocitano qualsiasi altro sentimento. Raccontare qualcosa come l’abuso e le violenze su minori probabilmente è complicato e disgustoso come mandare giù un rospo vivo e intero: “Veleno” è il podcast inchiesta realizzato da Pablo Trincia e Alessia Rafanelli, in collaborazione con La Repubblica e a cura di Debora Campanella, che arriva su Storytel.

Veleno: l’inchiesta della bassa modenese arriva su Storytel

Solo 8 episodi da circa 50 minuti l’uno: ma dire solo è sbagliato, perché l’ascoltatore e più o meno metà di ciascun episodio, sente un peso sul petto, come se qualcuno stesse schiacciando il cuore, e questo potrebbe spingerlo a stoppare l’episodio lì, proprio dove è arrivato.

Quel qualcuno è proprio Pablo Trincia, giornalista e autore televisivo il quale si è preso la briga di raccontare questo caso ancora per certi versi non risolto, avvolto nella nebbia dei dubbi e di domanda che una risposta probabilmente non l’avranno mai.

Dobbiamo fare un salto indietro di circa 23 anni, quando Dario (nome fittizio di quello che è stato battezzato “il bambino zero”), fa cenni a strani comportamenti che avvengono all’interno della sua famiglia, da parte del padre e del fratello maggiore: le mani che vengono utilizzate in maniera violenta su di lui e sulla sorella, dopo che lui per primo è già stato allontanato dalla sua famiglia originaria e dato in affido ad un’altra famiglia.

Otto episodi dunque per sviscerare una storia di cronaca accaduta realmente in due piccoli paesi in provincia di Modena, Massa Finalese e Mirandola. Tutto parte da Dario e da lì si sviluppano e prendono vita accuse di pedofilia e di satanismo, andando a delineare un perimetro di 16 bambini che vennero presi e allontanati per sempre dalle loro famiglie, accusate di far parte di una setta di satanisti pedofili.

Una goccia di veleno che si allarga nel bicchiere

La storia ha avuto un eco mediatico in quegli anni (ma anche e soprattutto successivamente) tanto da venire soprannominata “I Diavoli della modenese”: testimonianze raccolte su audiocassette da parte di psichiatri e psicologi infantili, che come tutte le audiocassette hanno però pur sempre due lati. Su quale dei due è incisa la verità?

Quanto può esserci di vero nei racconti di un bambino piccolo, spaventato e sballottato da una famiglia all’altra, da uno studio psicologico all’altro, che risulta a tutti gli effetti un bambino privato delle sue tutele? Sentirsi raccontare determinati orrori come riti satanici, molestie e assassini di bambini fa scattare giustamente un’indagine ampia e vasta che coinvolse circa 20 persone tra mamme e papà, i quali vennero appunto accusati di aver compiuto atti osceni nei confronti dei propri figli non solo tra le mura di casa, ma anche all’interno dei cimiteri di quella zona.

Una ferita alle orecchie e una nel cuore

Chi si avvicina all’ascolto di questo racconto, di questi otto episodi deve essere preparato a sentire con le proprie orecchie le voci registrate di bambini in tenera età: voci delicate, voci bianche che allo stesso tempo raccontano atti di violenza compiuti proprio da coloro che li hanno messi al mondo. Fa un male cane ascoltare questa vicenda perché una mamma e un papà non si può credere siano davvero in grado di svolgere qualcosa di così violento e inaudito nei confronti delle proprie creature.

C’è ancora molta, moltissima nebbia che avvolge questa vicenda, anche se la verità processuale stabilì che non ci furono riti satanici né tanto meno che vennero commessi omicidi e venne inoltre ipotizzato che le tecniche di interrogatorio dei bambini avessero portato a far credere a questi falsi ricordi.

Quello che resta a chi ascolta è non solo la volontà di dimenticare tutto quello che ha appena ascoltato, ma anche una ferita nel cuore che si apre pensando alle famiglie che sono state distrutte e separate per sempre da una vicenda così nera, così velenosa.

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