@condizioneassange: l’arte social ai tempi del Covid-19

@condizioneassange: l’arte social ai tempi del Covid-19
Fonte: Palazzo delle Esposizioni

«Una mostra che apre per restare chiusa», così viene presentata sul sito di Palazzo delle Esposizioni la personale di Miltos Manetas, composta da quaranta ritratti di Julian Assange, realizzati nel periodo della pandemia. La mostra, ospitata nella Sala Fontana, rimarrà inaccessibile al pubblico anche dopo la riapertura dei musei, ma verrà documentata in dettaglio attraverso il profilo Instagram @condizioneassange, creato dall’artista per inserirvi ogni genere di informazione sull’esibizione, a partire dall’inaugurazione dell’11 maggio. Per godere delle opere quindi, bisognerà frequentare i canali social del Palazzo e di Manetas, una modalità piuttosto insolita e innovativa che sicuramente non trova solo consensi tra gli addetti ai lavori. Se il mondo dell’arte iniziava ad aprirsi al digitale grazie alle mostre experience, all’utilizzo della realtà aumentata e virtuale, alla tecnologia touch e ai sensori – creando un’esperienza immersiva e interattiva – adesso è integralmente trasposto online. Il progetto è parte del programma con cui Roma Capitale della cultura prosegue la sua attività sui social, #laculturaincasa, aderendo alla campagna #iorestoacasa.

@condizioneassange
Fonte: Palazzo delle Esposizoni

“Condizione Assange”

Manetas, pittore e artista concettuale, propone la mostra al Palazzo delle Esposizioni col fine di porre l’accento “sulla condizione della reclusione, dell’isolamento, dell’impossibilità dell’incontro” che tutti noi, in questo periodo di quarantena, abbiamo dovuto subire. Egli però parte dalla prigionia di una persona ben precisa. Da molto tempo è infatti interessato a Julian Assange, giornalista e attivista australiano che ha passato gli ultimi anni confinato nell’ambasciata ecuadoregna londinese e – da aprile 2019 – è recluso presso la Her Majesty Prison Belmarsh, il carcere di massima sicurezza della Gran Bretagna. L’accusa è quella di “alto tradimento” per aver rivelato e diffuso documenti statunitensi riservati, riguardanti crimini di guerra. Per questo motivo il cofondatore dell’organizzazione divulgativa WikiLeaks, rischia fino a 170 anni di carcere e la pena di morte, sotto processo di estradizione da parte degli Stati Uniti. La condizione di Assange ci risulta oggi molto più vicina di prima, dopo tre mesi di lockdown mondiale e l’obbligo di spostamenti certificati con la paura del nemico all’esterno. Cogliere questa analogia è il fine ultimo della mostra, senza chiaramente mettere in secondo piano la denuncia della storia dell’attivista australiano: “lo facciamo perché non vogliamo nascondere il senso di inquietudine e di incertezza che – proprio nell’abbagliante esperienza di una comunicazione che ha invaso ogni fibra e ogni istante della nostra esperienza con tabelle, curve di crescita, spiegazioni epidemiologiche, allarmi e previsioni – questo tempo, come una inaccessibile zona oscura, lascia in tutti noi”, si legge sul sito web del Palazzo delle Esposizioni.

@condizioneassange
Fonte: Palazzo delle Esposizioni

Un ritratto al giorno

Manetas racconta di aver iniziato a ritrarre il volto di Assange dopo l’arresto, trovando subito le sue espressioni complesse da riportare sulla tela. Dopo averla finita, non volendo lucrare sulla situazione, scrive sul suo profilo Instagram: «#Assange is still in prison. I’ ll be doing a portrait of him for every day he spends there, until he comes out. This work is for free, the first who’ll ask for it here on Instagram or Facebook gets it». Da quel momento riceve moltissime richieste e non smette di dipingere: un ritratto per ogni giorno che Julian passa in prigione. La modalità che l’artista sceglie per donare i ritratti ai suoi followers è ancora il canale social, una forma di comunicazione online che però raduna e avvicina tutti quelli che vogliono partecipare al progetto, che tuttavia senza gli utenti virtuali non sussisterebbe. “A proposito dei social media direi che, da quando esistono, sono il mio studio, tutto quello che faccio passa di là”, dichiara infatti Manetas in un’intervista di Cesare Pietroiusti. Un’idea inusuale quella del pittore greco, che raggruppa tantissime persone attorno alla storia di un personaggio, che partecipano alla sua resistenza attraverso un tipo di arte mediatica, al passo coi tempi, ma non per questo meno efficace.

 

Articolo a cura di Francesca Caputo

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