Eraldo Affinati: “Partecipiamo, senza restare indifferenti davanti al mondo”

Eraldo Affinati: “Partecipiamo, senza restare indifferenti davanti al mondo”

Il protagonista dell’intervista di oggi è lo scrittore e insegnante Eraldo Affinati, fondatore insieme alla moglie della Penny Wirton, una scuola gratuita di insegnamento di italiano a stranieri, e finalista al Premio Strega 2016 con il romanzo L’uomo del futuro, incentrato sulla figura di Don Lorenzo Milani, educatore e modello di vita. In occasione della presentazione di una delle sue ultime fatiche letterarie, Tutti i nomi del mondo, organizzata in sinergia da Taobuk e l’Università degli Studi di Messina, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui. Ecco la nostra intervista…

Qual è la genesi di “Tutti i nomi del mondo”?

Tutti i nomi del mondo è un romanzo-verità, in cui finzione e autobiografia si intrecciano a pieno, in una sorta di appello che il protagonista, un professore, rivolge alle ventisei persone più importanti della sua vita, una per ogni lettera dell’alfabeto. A rispondere sono sia gli studenti che frequentano la Penny Wirton, che raccontano le loro storie e testimonianze, a volte anche tragiche e difficili, sia le persone che ho incontrato durante l’arco della mia vita, anche i miei parenti defunti, tante figure per me importanti a livello affettivo e formativo. La caratteristica di questo romanzo è però che è scritto in dialetto romanesco, mantenuto vivo nelle pagine del libro grazie alla presenza di Ottavio, l’alunno preferito, che smorza la tensione e dà un tocco di ironia e di comicità, timbro espressivo di quest’opera.”

C’è qualche aneddoto della sua vita da insegnante che le è rimasto particolarmente nel cuore? Cosa ha imparato lei dai suoi alunni?

“Ogni giorno imparo qualcosa dai miei alunni, tramite il sorriso di un ragazzo, una domanda particolare, un occhio interessato e brillante. Un episodio indimenticabile risale al mio periodo di insegnamento presso la Città dei Ragazzi, quando alcuni studenti arabi mi hanno invitato a seguirli in Marocco, per farmi conoscere la propria storia e i loro affetti. Fu una sfida per me e l’accolsi molto felicemente, partendo e dando poi vita al mio libro dal titolo appunto La città dei ragazzi. La stessa cosa mi venne poi chiesta anche da un altro ragazzo, presente come personaggio nel mio romanzo, che mi invitò a seguirlo in Gambia per conoscere la madre che non vedeva da anni, è stata un’emozione fortissima.”

Cosa ha imparato invece da grandi uomini come Don Lorenzo Milani e Danilo Dolci?

“Danilo Dolci mi ha insegnato che bisogna partecipare attivamente nella vita, che non si deve restare indifferenti davanti al mondo che ci circonda. La stessa cosa me l’ha fatta capire anche Don Lorenzo Milani, uno dei grandi protagonisti dei miei libri, che ha contribuito grandemente alla mia formazione umana e professionale.”

Quali sono i suoi autori prediletti?

“Io vengo da una formazione letteraria, per cui amo particolarmente i grandi classici della letteratura e alcuni autori per me sono fondamentali, da Tolstoj a Hemingway, da Verga a Fenoglio. Se non avessi avuto la letteratura forse sarei diventato come Ottavio, quindi è proprio questo che voglio trasmettere ai miei allievi: la passione per la letteratura.”

Che consiglio si sente di dare agli insegnanti?

“Il consiglio che mi sento di dare è di lasciarsi conquistare dagli studenti, essendo i custodi della loro giovane età. Senza dimenticarsi del ruolo autorevole che rivestono, bisogna mettere da parte gli schemi fissi e tener conto delle diverse caratteristiche dei ragazzi, non giudicando in maniera rigida e prettamente oggettiva. Nel mio ultimo libro, dal titolo Via dalla pazza classe, ho analizzato proprio questi aspetti, ragionando sul tema non indifferente della qualità scolastica.”

Ha riscontrato difficoltà a entrare nel mondo dell’editoria?

“Sì. Io vengo da una famiglia povera dal punto di vista culturale e non avevo contatti, anche io sono stato un ragazzo di Barbiana, per dirla alla Don Milani. Non avevo quindi gli strumenti culturali per farmi strada facilmente in questo mondo, per cui ho avuto tanti dinieghi e ho esordito da adulto, ma ne sono contento, ho fatto un lungo e proficuo apprendistato e ho studiato moltissimo.”

Infine, quali sono i suoi progetti futuri?

“I miei progetti futuri sono strettamente legati alla mia esperienza presso la Penny Wirton. I prossimi lavori avranno come protagonisti i ragazzi immigrati che frequentano le nostre scuole e si mettono quotidianamente a confronto con i loro coetanei italiani, che da volontari entrano nelle aule e insegnano la nostra lingua ai ragazzi stranieri.”

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