Incendio della Pecora Elettrica: se davvero si trattasse di attentato neofascista?

Incendio della Pecora Elettrica: se davvero si trattasse di attentato neofascista?

L’incendio divampato alla Pecora Elettrica è il segno di un malessere che si combatte anche con la cultura

Nei giorni scorsi è rimbalzata un po’ ovunque la notizia dell’incendio divampato alla Pecora Elettrica di Centocelle, libreria indipendente romana che da anni si impegna nella promulgazione della cultura in un quadrante della città sempre più povero di iniziative di carattere artistico.
L’intimidazione sarebbe stata effettuata intorno alle 3 e 30 del mattino del 25 aprile, all’alba di una giornata di festa per ricordare la Liberazione del nostro Paese dalla ventennale dittatura fascista.
E proprio questa coincidenza cronologica ha indirizzato subito gli inquirenti verso la pista nera, visto anche l’impegno della stessa Pecora Elettrica nel combattere ogni forma di apologia del ventennio.
Del resto l’incendio divampato nella libreria è facilmente associabile ad un altro vile atto, accaduto nelle stesse ore, ovvero lo sfregio di una lapide a Val Melaina su cui erano ricordati i nomi di alcuni partigiani morti durante la Resistenza.

pecora elettrica

In supporto della Pecora Elettrica si è subito scatenata una gara di solidarietà fatta di abbracci digitali sui social, di vignette come quella di Mauro Biani (in basso) e di messaggi di vicinanza lanciati da molte librerie indipendenti di Roma e in tutta Italia. Per riparare al danno è stato istituito un crowdfunding arrivato già a quasi 20.000 € nel giro di due giorni, a dimostrazione del fatto che la cultura -quando è sincera- è anzitutto solidarietà, inclusione, condivisione.

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La vignetta di Mauro Biani in solidarietà alla Pecora Elettrica

Purtroppo non si sanno ancora con certezza i nomi di chi abbia appiccato il fuoco, quindi non ci lanceremo in campagne accusatorie avventate. Un evento come questo però può darci più di uno spunto per riflettere su alcuni demoni, etichettati per desueti solo da chi in certi “valori” ci sguazza col costume da bagno.
Proviamo allora ad immaginare: e se quello della Pecora Elettrica fosse stato davvero un attentato neofascista?
Se le prove non sono certe, la domanda è comunque lecita. E lo è ancor di più quando un Ministro della Repubblica (fondata su una Costituzione apertamente antifascista) etichetta il 25 aprile come “derby”, come una banale partita di pallone in cui ogni posizione è lecita ed il migliore alla fine vince.
Se così fosse, potremmo immaginare anche quale maglia indosserebbe il ministro, viste le appassionate cenette organizzate con i ringalluzziti leader di estrema destra e le alleanze europee che cerca di intessere.
Perché, in linea teorica chi rappresenta lo Stato di diritto, in momenti storici come questo, dovrebbe ergersi a protezione del cittadino, dovrebbe garantire sicurezza, non pasteggiare con i fomentatori d’odio e poi accusare “quelli dei centri sociali”.

La realtà è (un bel po’) diversa. Innanzi tutto perché il contrario di “fascismo” non è “comunismo” ma democrazia. Inoltre perché a Roma – come in tutta Italia – la crescita di consenso intorno a partiti di estrema destra è un fatto concreto, dimostrato dal decuplicarsi di manifesti e scritte che imbrattano la città, come dall’aumento altrettanto esponenziale di agguati ed atti intimidatori. Certi partiti – che da Costituzione andrebbero sciolti – arrivano addirittura ad avere una legittimità istituzionale (vedi le elezioni comunali ad Ostia), portando avanti iniziative che altro non sono se non la delegittimazione dei diritti di qualcun’altro.
Ieri gli immigrati, poi i rom, oggi chi fa cultura e si adopera per promuovere i valori dell’antifascismo.
Sarebbe un’escalation possibile. Perché il fascismo non è un’opinione, il fascismo è violenza, discriminazione, cieca ignoranza.
E per combattere questa ignoranza servono dieci, cento, mille altre Pecore Elettriche che ci continuino a ricordare che la cultura è innanzi tutto resistenza.

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