Intervista a Luca Guerini, fondatore della realtà teatrale Skenexodia

Il teatro. La forma più estrema della necessità più antica dell’umanità. Quella di esprimere la propria interiorità. Per gli antichi era un rito religioso. In seguito è diventato un’arte. Per altri un business. Agli occhi di alcune, troppe persone, una perdita di tempo senza importanza. Per la persona che intervistiamo in questo servizio, il teatro è tutta la vita.
Oggi abbiamo la possibilità di intervistare Luca Guerini, fondatore di Skenexodia, una realtà teatrale che lentamente si sta diffondendo sempre di più tra i giovani desiderosi di fare del palco scenico la loro seconda casa.
L’intervista
Chi è Luca Guerini, e come entra nel mondo del teatro?
Sono un regista teatrale e cinematografico plurilaureato, fondatore nel 2004 di Realtà Teatrale Skenexodia, una produzione indipendente con attori professionisti provenienti da tutta Italia scelti attraverso casting e da due anni del primo e unico franchising italiano Osservatorio Skenexodia con sedi a Roma, Bologna e nelle Marche. L’incontro con il teatro è stato improvviso in età scolastica. Ho frequentato corsi e poi ho partecipato al triennio della Scuola delle Arti di Pino Quartullo (corso da attore, videomaker e sceneggiatore) con insegnanti grandissimi che ho avuto la fortuna di conoscere già a 16-18 anni. Ci sono due eventi che ritengo fondativi: una mostra immersiva sul tema della migrazione a Cinecittà in cui vestivi i panni dell’immigrato che deve affrontare l’arrivo in Italia e aver visto a 15 anni “Il gabbiano” di Nekrosius: dopo quelle tre ore odi il teatro o ti plagia, in senso positivo
Come e dove nasce la realtà di Skenexodia?
È nato tutto da un piccolo laboratorio all’interno dell’Oratorio Salesiano di Civitavecchia, ma molto presto le cose cambiarono e “mi consigliavano” attori locali da coinvolgere nei miei progetti. Abbiamo fatto una versione immersiva e itinerante di Spoon River con una trentina di attori provenienti da varie compagnie di Civitavecchia e comuni limitrofi: un messaggio di collaborazione che ora mi viene difficile pensare realizzabile.
Un teatro sperimentale
Come racconteresti a chi non ti conosce le specifiche particolarità del tuo modo di fare teatro? Quali elementi stilistici o quali tematiche prediligi nei tuoi spettacoli?
Noi siamo famosi per un percorso di ricerca antropologica sugli istinti primordiali (aggressività, nudità, sessualità, violenza e vergogna) che confluiscono nei nostri spettacoli teatrali. Io penso che sul palco vediamo un attore che è “strumento” di un messaggio e su quel palco vive ciò che il personaggio vive, perché il testo è un meccanismo per smuovere certe corde e tutte le informazioni esterne sono importanti per rendere efficace la comunicazione.
Quali caratteristiche ricerchi nei tuoi attori? Cosa ti colpisce di un interprete al punto di coinvolgerlo in uno spettacolo?
Cerco una grande spontaneità, smorfie e gesti involontari mi fanno impazzire come regista! Questo perché più l’attore è dentro più al pubblico arriva verità (nella finzione), sembra un controsenso ma vedendolo in uno spettacolo non è così.
Nei tuoi spettacoli proponi sia testi classici rivisitati sia testi originali. Quali argomenti o tematiche preferisci trattare nelle tue opere?
Come dicevo una grande base viene dall’antropologia, il vivere totalmente le emozioni e le situazioni anche e soprattutto quelle che possono disturbare e “creare scandalo” senza approssimazioni o convenzioni. Sono autore di parecchi testi, ma mi piace giocare coi classici portandoli in altre epoche e latitudini per scoprire nuove sfumature e perché siano considerati grandi testi della letteratura mondiale.
Dal palco alla cinepresa
Skenexodia ormai non è più solo teatro, ma anche sperimentazione cinematografica. Che differenze ci sono nel tuo modo di approcciare il cinema rispetto al tuo modo di fare teatro? Le due esperienze hanno elementi comuni?
In realtà grandi differenze non ci sono perché faccio un teatro cinematografico e un cinema teatrale, anche nelle mie sceneggiature rompo la quarta parete (quanto è anacronistica come definizione!). A teatro dirigo gli attori come su un set, nel cinema mi occupo anche di inquadrature, fotografia, cromia e movimenti di macchina (che non è altro che un attore in più a cui pensare!).
Che progetti avete per l’immediato futuro?
Partiamo la carrellata dalla nuova versione di JEKYLL E HYDE con protagoniste Stefania Felizzi e Roberta Sarti, torna in scena anche LA LUCE E IL SUO TURGORE un testo naif dove si respirano le atmosfere di The Dreamers di Bertolucci e debutta lo spettacolo sugli Oasis GLI SGARRI DI GIUGNO. Ritorna in scena con un cast tutto nuovo anche LEAR. Osservatorio Skenexodia Roma lavorerà su due progetti : AGAMENNONE e IL PICCOLO EYOLF di Ibsen. Con i ragazzi del Centro Sperimentale Artistico delle Marche invece daremo vita ad un allestimento di DRACULA. Il progetto trasversale di quest anno sarà VITE SU TELA con una cinquantina di monologhi da me scritti sui grandi pittori della storia dell arte che diventerà anche un libro. Non escludo sorprese perché ho scritto soprattutto un testo che mi piacerebbe vedere rappresentato prima possibile.




