Il “Mare Nero” di Marco Ansaldo tra Ovidio, le repubbliche marinare e i droni
Il Mar Nero continua ad essere un mare periferico solo per chi continua a guardare l’Europa esclusivamente da Bruxelles, Parigi o Berlino. Per Marco Ansaldo è invece una cerniera tra imperi morti e ambizioni vive, commerci e guerre, letterature nazionali e identità irrisolte. È questa la tesi alla base del suo “Mare Nero. Sei paesi, le leggende, la guerra” (Marsilio). Un testo che si presenta non come un saggio geopolitico in senso stretto, né un reportage, piuttosto come un atlante storico-sentimentale costruito per accumulo unendo luoghi, incontri, ricordi, miti, capolavori di scrittori e conflitti. Un viaggio tra le ombre di Ovidio, i fantasmi della storia e le aurore del presente e i loro inferni digitali e bellici.
Ansaldo parte da Istanbul, là dove Bosforo, Corno d’Oro e Mar di Marmara si intrecciano delineando una geografia politica che connette Est ed Ovest. L’opera entra in questo groviglio di mondi partendo da Galata e da lì allarga il suo viaggio verso Turchia, Ucraina, Crimea, Russia, Georgia, Abkhazia, Bulgaria, Romania. Un gioco di confluenze che procede per associazioni e deviazioni dove Odessa richiama Genova; la Crimea rimanda alle repubbliche marinare; la Georgia diventa la Colchide degli Argonauti; Tomi il recinto magico in cui si sviluppò l’esilio di Ovidio.
In questo quadro la guerra russo-ucraina resta il grande campo magnetico della narrazione, pur non esaurendola. Prima di Putin, Erdoğan e Zelensky ci sono infatti gli spettri di Bisanzio, Trebisonda, Caffa, gli ottomani, gli zar, i mercanti genovesi e veneziani. C’è soprattutto la memoria letteraria di Tolstoj, Gogol, Babel’, Bulgakov, Čechov, Brodskij. Il mare diventa così un archivio di imperi e sogni sovrapposti, nel quale il presente appare meno eccezionale di quanto la cronaca quotidiana pretenda e le formule della propaganda vengono smentite dalle complicazioni della storia. Il Mar Nero diventa così un crocevia di culture, civiltà, concezioni del mondo e panorami che non possono essere ridotti al giogo delle potenze di oggi.
Da qui il continuo passaggio dalla strategia al mito, dalla diplomazia alla biografia, dalla geografia alla poesia.
In poco più di duecento pagine Ansaldo tiene così insieme sei Stati, territori contesi, secoli di storia, fino ad arrivare alla guerra attuale, passando per l’espansionismo russo, le ambizioni turche, le rotte commerciali, il Genius loci della letteratura e il proprio taccuino di viaggio.
Ne emerge un testo capace di mostrare la persistenza della geografia sotto le maschere delle ideologie e dei regimi.
Un libro ricco di spunti e visioni che sa cogliere la lezione delle repubbliche marinare per ricordarci che i commerci sono i migliori guard-rail contro le follie dei conflitti e che una cerniera come il Mar Nero non è solo uno spazio geografico si transizione ma un ponte tra mondi che oggi più che mai non può più essere considerato marginale. E che anzi va riscoperto, indagato, capito e soprattutto valorizzato.
Articolo a cura di Francesco Subiaco




