Lo stato di Nauru ha cambiato il suo nome coloniale in Naoero

Nauru, un piccolo stato insulare nell’oceano Pacifico che è la repubblica più piccola al mondo, ha ufficialmente cambiato il proprio nome in Naoero. Il parlamento aveva approvato il cambio di nome a maggio ed era poi stato indetto un referendum popolare per confermare la scelta.
La settimana scorsa il governo ha però annullato il referendum dicendo di averlo giudicato non necessario. Ha spiegato infatti che Naoero non è un nuovo nome che deve essere accettato dalla popolazione, ma un nome «già presente nell’identità delle persone». Secondo il governo, che aveva proposto il cambio di nome, Naoero è il modo in cui l’isola è chiamata dagli abitanti. Il nome Nauru si è infatti diffuso per utilizzo e non per scelta della popolazione locale poiché il nome originale era difficile da pronunciare per le persone straniere che nel tempo sono arrivate sull’isola.
Il paese ha fatto parte dell’impero coloniale tedesco dal 1888 alla Prima guerra mondiale, quando l’isola fu conquistata dall’esercito australiano. Negli anni successivi è stata amministrata in modo congiunto dall’Australia, dal Regno Unito e dalla Nuova Zelanda fino al 1968, quando divenne indipendente.
L’isola si trova a circa 3mila chilometri dalle coste australiane, ha un’estensione di appena 21 chilometri quadrati (è circa grande quanto l’isola del Giglio) e ci vivono circa 10 mila persone: è il terzultimo stato più piccolo al mondo sia per abitanti, sia per superficie. Con 12’000 residenti, il piccolo atollo corallino è la nazione più piccola come popolazione, dopo Tuvalu nel Pacifico e la Città del Vaticano. Il cambiamento di nome porterà a rinominare la linea aerea nazionale e la linea di navigazione. Il codice internazionale cambia da Nru a Nro.
Nella sua storia ha attraversato circostanze tumultuose, con grandi ricchezze creatasi grazie alle miniere di fosfati negli anni 1970 prima del crollo del settore, che ha portato le isole sull’orlo della rovina economica negli anni 1990. Ora l’atollo è una delle aree più a rischio dal sollevamento dei mari legato al riscaldamento climatico, portando il governo a cercare investimenti dall’estero attraverso un programma di cittadinanza a pagamento inteso a finanziare l’allontanamento di persone e di infrastrutture dalle coste e dalle acque dell’oceano sollevate dal riscaldamento globale.




