Re Harald V di Norvegia è morto a 89 anni

Si è spento questa mattina, venerdì 28 agosto, il re Harald V di Norvegia. Il sovrano, ricoverato dal 17 agosto all’ospedale universitario di Oslo per un’anemia emolitica poi complicata da un’infezione batterica, era il monarca regnante più anziano d’Europa. Lo ha reso noto la casa reale con una nota, precisando che si è spento alle 6:35 del mattino. La successione passa ora al figlio, il principe Haakon, 53 anni, che diventa re insieme alla moglie Mette-Marit.
Trentacinque anni sul trono
Harald era salito al trono nel gennaio 1991, alla morte del padre Olav V, diventando il primo sovrano norvegese nato in patria dopo oltre cinque secoli. In più di 35 anni di regno aveva costruito la propria immagine pubblica anche attraverso una passione dichiarata per la vela, che lo portò a gareggiare per la Norvegia alle Olimpiadi di Tokyo 1964, Città del Messico 1968 e Monaco di Baviera 1972, un legame con lo sport che gli valse dalla stampa canadese il soprannome di “re marinaio”.
Un sovrano contro le convenzioni
Nel 1968 sposò Sonja Haraldsen, una donna non di estrazione nobiliare, in un’epoca in cui una simile scelta contrastava con le convenzioni della corona norvegese: un gesto che negli anni contribuì a costruirgli la reputazione di monarca capace di mettere in discussione il protocollo in nome degli affetti personali. La stessa attitudine emerse pubblicamente nel 2011, quando durante la commemorazione delle vittime dell’attacco di Utøya si mostrò visibilmente commosso davanti alle telecamere, in uno dei momenti più ricordati del suo regno. Nonostante un tumore alla vescica operato nel 2003 e l’impianto di un pacemaker nel 2024, aveva sempre respinto l’ipotesi di un’abdicazione, richiamandosi al giuramento prestato a vita davanti al Parlamento norvegese; fino a pochi mesi fa aveva continuato a comparire in pubblico, incluso un incontro con la nazionale di calcio dopo la sua qualificazione ai quarti di finale mondiali.
Una monarchia in un momento delicato
Il passaggio di corona a Haakon e Mette-Marit arriva in una fase complessa per la monarchia norvegese, attraversata negli ultimi mesi da due vicende che hanno pesato sul consenso pubblico: l’emergere di un rapporto tra Mette-Marit e Jeffrey Epstein, riportato alla luce dai cosiddetti “Epstein files”, e la condanna in primo grado per due casi di stupro a carico di Marius Borg Høiby, figlio della futura regina nato da una precedente relazione. Il sostegno alla monarchia si trova oggi ai minimi storici, sebbene un sondaggio della tv pubblica Nrk lo attesti ancora attorno al 60% dei norvegesi.




