Dal caso Pirlo al ritorno di Mancini: come la Figc ha scelto il nuovo ct
Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale italiana. Ad annunciarlo è stato il presidente della Figc Giovanni Malagò al termine del Consiglio federale, mettendo fine a settimane di trattative e polemiche che avevano paralizzato la Federazione. Insieme a lui arriva anche Claudio Ranieri, che assumerà il ruolo di direttore tecnico.
Un ritorno dopo il caos Pirlo
La scelta di Mancini nasce da un percorso decisamente accidentato. Dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso, arrivate ad aprile in seguito all’eliminazione dell’Italia ai playoff mondiali contro la Bosnia (sconfitta ai rigori che ha significato la terza mancata qualificazione consecutiva a un Mondiale), la Figc aveva individuato in Andrea Pirlo il proprio candidato. Un’ipotesi che però è naufragata rapidamente: a pesare sono stati i suoi legami come testimonial di un sito di scommesse russo, un elemento che ha scatenato polemiche politiche, con un duro botta e risposta tra Malagò e il ministro dello Sport Andrea Abodi, e che ha portato alle dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, i due dirigenti che avevano sostenuto quel progetto tecnico appena diciotto giorni dopo il loro insediamento.
Con il piano iniziale saltato, la Federazione si è trovata a dover ripartire da zero. Tra i nomi valutati era circolato anche quello di Thiago Motta, mai davvero decollato, mentre per il ruolo di direttore tecnico si era fatta strada l’ipotesi di Giorgio Chiellini, che ha però smentito ogni interesse, dicendosi soddisfatto del proprio ruolo alla Juventus.
Il ritorno di un volto già noto
Mancini non è un volto nuovo per gli azzurri: aveva già guidato la Nazionale dal maggio 2018 all’agosto 2023, restando legato a un’impresa storica come la vittoria dell’Europeo 2020, conquistato battendo l’Inghilterra a Wembley dopo i rigori decisivi parati da Donnarumma. Un successo arrivato al culmine di una serie di 37 partite senza sconfitte, record mondiale per una nazionale.
A quel trionfo, però, era seguita una fase più complicata: la mancata qualificazione a Qatar 2022, sancita dalla sconfitta di Palermo contro la Macedonia del Nord, e infine l’addio improvviso nell’agosto 2023, con le dimissioni recapitate alla Figc e la firma, due settimane più tardi, di un ricchissimo contratto con la Federazione calcistica saudita. Una scelta che all’epoca aveva sollevato critiche diffuse, e per la quale lo stesso Mancini si è poi scusato pubblicamente, ammettendo di non avere fatto bene a lasciare l’Italia in quel momento. Proprio queste scuse sono state richiamate da Malagò per motivare la fiducia rinnovata al tecnico.
Ranieri al fianco del nuovo ct
Accanto a Mancini, la Figc ha scelto Claudio Ranieri come direttore tecnico, con il compito di coordinare il progetto della Nazionale insieme alla Federazione. Malagò ha raccontato di aver ricevuto la sua disponibilità solo pochi minuti prima della conferenza stampa, mentre l’ex tecnico era ancora in viaggio dalla Calabria.
La linea di Malagò
Nel presentare le due scelte, Malagò ha insistito sul fatto che la separazione da Maldini e Leonardo non sia stata conflittuale, e ha rivendicato la responsabilità personale di aver interrotto la trattativa con Pirlo, dicendo di non essere stato informato per tempo dell’accordo commerciale legato al mondo russo. Su Mancini ha parlato della scelta più coerente con il momento, sottolineando la necessità di condividere la decisione con il nuovo direttore tecnico. Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete, ha definito la nomina una scelta di qualità, ricordando che si tratta di un allenatore che ha già vinto un trofeo europeo con la Nazionale.
Le polemiche sull’asse “Roma Nord”
Non sono mancate le voci critiche. Malagò, Mancini e Ranieri sono tutti legati, per frequentazioni personali di lunga data, agli stessi ambienti della cosiddetta “Roma Nord”, in particolare al Circolo Canottieri Aniene. Da qui è nata, tra addetti ai lavori e sui social, l’espressione ironica di una Nazionale “a trazione Roma Nord”, usata da chi sospetta che rapporti personali possano aver pesato più delle sole valutazioni tecniche nella scelta dei nuovi vertici azzurri.




