Bologna, uomo muore dopo essere immobilizzato dalla polizia: i fatti e le reazioni politiche
Un uomo, Abderrahim Fakir, è morto a Bologna dopo essere stato immobilizzato dalla polizia durante un intervento. Un video della scena, diventato virale, mostra parte degli ultimi minuti dell’intervento e ha sollevato interrogativi sulle modalità dell’immobilizzazione e sulla gestione dei soccorsi. La Procura ha aperto un’indagine e disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso; sono inoltre al vaglio le condotte di due agenti e di quattro operatori sanitari. Nel frattempo, la vicenda ha suscitato proteste e manifestazioni, con molte persone che chiedono chiarezza sull’accaduto e l’accertamento di eventuali responsabilità.
La mattina della tragedia
È una calda domenica di luglio. Il 19 luglio, nel quartiere Pilastro, alla periferia nord-est di Bologna, il termometro segna circa 35 gradi. Intorno a mezzogiorno alcuni residenti contattano le forze dell’ordine segnalando la presenza di un uomo “in escandescenza” – così verrà definito da chi lo segnala.
Si tratta di Abderrahim Fakir, 42 anni, di origine marocchina. Pur non avendo la cittadinanza italiana, viveva in Italia dall’età di sette anni ed era titolare di un’attività. Quel giorno si trovava nel quartiere per fare visita ad alcuni familiari. Le pattuglie della polizia arrivano sul posto intorno alle 12:15 e cercano di riportare la situazione alla calma, anche con l’aiuto di alcuni cittadini. Nel frattempo viene segnalato anche il danneggiamento di un’automobile. Considerata la criticità dell’intervento, gli agenti richiedono l’intervento della Croce Rossa, che arriva circa quindici minuti dopo con un’ambulanza. Il fratello e la sorella di Fakir, presenti durante l’intervento, hanno riferito che gli agenti avrebbero utilizzato uno spray urticante nei confronti dell’uomo, sostenendo che gli sarebbe stato spruzzato anche in bocca. Questa ricostruzione rientra tra gli elementi oggetto delle indagini.
Successivamente Fakir viene immobilizzato a terra, in posizione prona, mentre gli agenti tentano di ammanettarlo tenendogli i polsi dietro la schiena. Un video della scena, diventato virale sui social, mostra l’uomo mentre urla ripetutamente chiedendo aiuto e implorando gli agenti di fermarsi. Dopo alcuni minuti le sue urla cessano.

Foto: frame da video postato su X da Ilaria Salis
Nelle immagini sono presenti anche gli operatori del 118, il cui comportamento è ora al centro degli accertamenti della magistratura. Poco dopo viene richiesta un’automedica per un consulto: il mezzo arriva alle 12:53 e il medico non può fare altro che constatare il decesso di Fakir.
Le indagini e la reazione politica
La morte di Abderrahim Fakir e la diffusione del video dell’immobilizzazione hanno suscitato un forte impatto nell’opinione pubblica. Già nelle ore successive alla tragedia oltre 300 persone si sono radunate nel quartiere Pilastro per un presidio spontaneo, chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto. Le proteste si sono concentrate sia sull’operato delle forze dell’ordine sia sul comportamento dei soccorritori del 118. Nel frattempo la Procura ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia, che dovrà chiarire le cause della morte e contribuire a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.
Sul caso sono intervenuti anche numerosi esponenti politici. La vicepresidente del Senato Mariolina Castellone (M5S) ha dichiarato: “Quando una persona è affidata allo Stato, lo Stato ha il dovere di proteggerne la vita e la dignità, sempre.” Sono state inoltre annunciate due interrogazioni parlamentari al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dalla senatrice Ilaria Cucchi (Alleanza Verdi e Sinistra) e dal segretario di +Europa, Riccardo Magi, che ha definito quanto accaduto “un’agonia in diretta, sotto gli occhi degli operatori sanitari”. Di segno opposto la posizione della Lega, che ha difeso l’operato degli agenti affermando che “I poliziotti hanno fatto il loro dovere. Giù le mani dalla polizia”, invitando a non formulare giudizi prima della conclusione delle indagini.
Molti interrogativi restano ancora senza risposta. Saranno gli accertamenti della magistratura, le analisi medico-legali e l’esame dei filmati a stabilire se vi siano state eventuali responsabilità. Al di là del confronto politico, resta la morte di un uomo e la richiesta, avanzata dalla sua famiglia e da una parte dell’opinione pubblica, di conoscere con chiarezza cosa sia accaduto quel 19 luglio al Pilastro.




