“Ride di me signorina?” Tra inclusività, teatro e dramma umano
Un silenzio statico e assordante che riempie le orecchie come un urlo disperato.
Ricordi sbiaditi come la foto in bianco e nero di un passato troppo distante per avere ancora un senso e troppo dolorosamente bello per essere lasciato andare.
Un corpo, un tempo apice di energia e bellezza, che lentamente si usura come un vecchio ingranaggio arrugginito fino a essere scartato da una società troppo impegnata a premiare performatività e apparenza per curarsi dei cosiddetti deboli.
In fin dei conti questa è la storia di tutti e di nessuno. Forse non è nemmeno una storia. Si tratta semplicemente del destino inevitabile di ognuno di noi. Quel decadimento fisico e mentale che tutti quanti dovremo affrontare, ma che per qualcuno arriva decisamente troppo presto.
Questo è ciò su cui invita a riflettere “Ride di me signorina?”, andato in scena il 19 luglio 2026 presso il teatro di Villa Lazzaroni.
Maria Sofia Palmieri, protagonista e co-autrice dello spettacolo insieme a Massimo Crescimbene, domina la scena esibendosi in un lungo e intenso monologo accompagnato dal resto del cast. Questo è formato da Andrea Casanova Moroni, Tina Angrisani e Denise Agostini, quest’ultima impegnata in un ruolo la cui difficoltà sta nella necessità di comunicare emozioni, concetti e sensazioni esclusivamente con il corpo e non tramite il mezzo verbale.
“Siamo noi gli inabili che pur avendo a volte non diamo”.
Così cantava Renato Zero in una sua famosa canzone, “Nei giardini che nessuno sa”, dedicata proprio al tema della disabilità. Un tema che lo spettacolo affronta con delicatezza ed eleganza, forte anche della collaborazione con la Lega del Filo d’oro, la quale sostiene in tutta Italia le persone sordocieche e con disabilità varie.
L’intero spettacolo, pur nella sua intensità e complessità emotiva, resta deliberatamente vago. Alla regista Alice Bellantoni non interessa essere lapalissiana. Non troverete una spiegazione finale che unisce tutti i puntini. A questo spettacolo interessa comunicare le sensazioni.
Le sensazioni di chi da un giorno all’altro si ritrova prigioniero del suo stesso corpo. Di chi cerca di ricomporre il passato come un puzzle con pochi pezzi, riuscendo a malapena a delineare un disegno troppo abbozzato ed incompleto per avere un senso. Di chi inizia i propri giorni librando come un uccello nel vento e li conclude relegato a un freddo supporto senza vita.
Ma “Ride di me signorina?” non vuole solo sensibilizzare su un tema, vuole anche fare qualcosa di concreto.
Lo spettacolo si accompagna ad una serie di diapositive che, oltre a calarci maggiormente nel contesto narrato, riporta anche gli estratti del copione con ogni singola didascalia e ogni singola battuta dei vari personaggi. Insomma, un vero e proprio spettacolo sottolineato, in modo da renderlo accessibile anche alle persone sorde. Un’operazione coerente con lo spirito dell’opera, purtroppo penalizzata dalla coincidenza della messa in scena con la finale dei mondiali di calcio.
Proprio per tale ragione Maria Sofia Palmieri ha già annunciato che “Ride di me signorina?” tornerà ad autunno, nella speranza che attiri l’attenzione che merita da parte del pubblico.




