Fondi SAFE: Roma riflette sui 15 miliardi messi a disposizione dall’Ue
All’Italia potrebbero essere destinati quasi 15 miliardi di euro attraverso il programma SAFE dell’Unione europea per finanziare investimenti nel settore della difesa. Si tratta di risorse da utilizzare nell’ambito del nuovo strumento comunitario da 150 miliardi di euro, creato per rafforzare la sicurezza europea attraverso prestiti agevolati agli Stati membri. Il governo non ha ancora sciolto le riserve sul ricorso a questi fondi e il percorso per la loro eventuale attivazione resta ancora aperto.
A Roma sono stati riservati circa 14,9 miliardi di euro, una delle quote più consistenti dell’intero programma. Per trasformare questa disponibilità in risorse effettivamente utilizzabili, il governo deve ancora completare alcuni passaggi decisivi. Bruxelles ha infatti ricordato che gli Stati interessati dovranno formalizzare le proprie richieste entro le scadenze previste, altrimenti le somme non utilizzate saranno riallocate. La pressione dei tempi è legata anche all’elevato interesse manifestato dagli altri Paesi europei, in un contesto in cui la Commissione considera il rafforzamento della difesa una priorità strategica.
Per il ministro della Difesa Guido Crosetto lo strumento SAFE rappresenta un’alternativa dal momento che è finanziato dall’Unione europea e non direttamente attraverso nuovo debito nazionale. Resta però, sottolinea, una scelta politica e finanziaria che il governo dovrà compiere. Un approccio più pragmatico e prudente emerge invece dalle parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il nodo riguarda la natura stessa delle risorse messe a disposizione dall’Unione europea: non si tratta di trasferimenti a fondo perduto, ma di prestiti che dovranno essere restituiti e che, pur a condizioni particolarmente favorevoli, finiscono comunque per aumentare il debito pubblico. “Fra qualche settimana, al massimo entro settembre, dovremo andare a definire e approvare il capitolo relativo alla maggiore spesa per la difesa”, ha spiegato Giorgetti, riferendosi agli impegni assunti dall’Italia in ambito internazionale.
La questione SAFE si inserisce infatti in un quadro più ampio che vede Via XX Settembre alle prese con una coperta di bilancio sempre più corta e con le crescenti richieste del comparto difesa. Sullo sfondo ci sono gli obiettivi concordati in sede NATO: portare la spesa al 3,5% del Pil per la cosiddetta core defence e aggiungere un ulteriore 1,5% per sicurezza e infrastrutture strategiche, fino a raggiungere il 5% complessivo entro il 2035.
Cosa è il SAFE
SAFE, acronimo di Security Action for Europe, è stato concepito dalla Commissione europea come risposta al deterioramento del quadro geopolitico internazionale e alla necessità di rafforzare le capacità militari del continente. L’obiettivo è sostenere investimenti comuni, favorire gli acquisti congiunti tra gli Stati membri e consolidare la base industriale europea della difesa.
Diciannove Stati UE hanno scelto di partecipare al progetto. Di questi, nove hanno già ottenuto le prime erogazioni. Le condizioni finanziarie del programma sono favorevoli: i prestiti possono avere una durata fino a 45 anni, prevedono dieci anni di grazia per il rimborso del capitale e beneficiano di tassi particolarmente bassi, grazie al fatto che a raccogliere le risorse sui mercati è direttamente la Commissione europea.
Per l’Italia la posta in gioco è rilevante. I quasi 15 miliardi restano una prospettiva particolarmente appetibile. Per il momento questi fondi restano sulla carta. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il governo sceglierà di sfruttare pienamente questa opportunità oppure se preferirà percorrere altre strade per finanziare l’aumento della spesa militare.




