Le notti bianche di Dostoevskij in prima nazionale al Teatro Torlonia: Lucia Rocco porta in scena il sogno, l’amore e la solitudine
Teatro Torlonia, Roma, 21 maggio – 7 giugno 2026
C’è un romanzo breve di Fëdor Dostoevskij che da quasi due secoli continua a parlare di noi con una precisione disarmante: Le notti bianche, storia di un giovane sognatore, di un amore fugace e di un risveglio doloroso. Da mercoledì 21 maggio a domenica 7 giugno 2026, questo capolavoro della letteratura mondiale approda in prima nazionale sul palcoscenico del Teatro Torlonia di Roma, nell’adattamento e con la regia di Lucia Rocco, per una produzione del Teatro di Roma – Teatro Nazionale.
Uno spazio psichico tra realtà e sogno
La scelta di Lucia Rocco punta su qualcosa di sottile e ambizioso: costruire un ambiente scenico che sia espressione diretta dello stato interiore dei personaggi. Paolo Cresta, Francesca Piccolo e Andrea Codognato si muovono in un “non-spazio” fisico e mentale in cui la realtà oggettiva si dissolve nel mondo dei desideri, chi abita questo luogo ne viene a sua volta abitato.
Al centro c’è la storia di un giovane a cui il Sogno concede, per una notte d’estate in cui il tempo si dilata, il diritto di riscrivere la propria storia: un “attimo di beatitudine” destinato a infrangersi all’alba, quando la mano dell’amata è già sfuggita.
Le parole della regista
Lucia Rocco descrive lo spettacolo con una prosa che è già quasi drammaturgia: racconta di un habitat sonoro familiare, simile a un motivetto ossessivo che alberga nella memoria senza riuscire mai a essere afferrato del tutto. Un ricordo che ogni volta che attraversa la mente si allunga, si dilata, si incrina – fino a rompersi come un carillon ormai senza carica, che a fatica regala le sue ultime note.
«È nella presenza che ritroveremo le assenze, è nei fiumi di parole che riscopriremo la solitudine, è nei silenzi che faremo i conti con le proprie illusioni.»
Tre parole tornano come un ritornello nel suo racconto: amore, illusione, solitudine.
Un’esperienza teatrale totale
Lo spettacolo è costruito come un’opera a più livelli sensoriali. Le scene e i costumi sono firmati da Francesca Tunno, mentre le visioni video – elemento che contribuisce a rendere visibile quella dimensione onirica e sospesa – sono curate da Alessandro Papa. Il disegno luci è di Massimo Munalli. L’insieme punta a un’esperienza teatrale totale, in cui suono, immagine, parola e corpo si fondono in una partitura scenica che, come la descrive la regista, si posa con mano delicata sulle sfumature dell’animo umano.
Il classico e il contemporaneo
Con uno sguardo sensibile e profondamente contemporaneo, Lucia Rocco lavora su un classico universale svelandone tutta l’irrefrenabile bellezza. La potenza dei sentimenti umani che animano le pagine di Dostoevskij – amore, illusione, solitudine – emerge sulla scena nella sua forma più eterna e senza tempo, in una partitura teatrale che sa toccare le sfumature più intime dell’animo umano.
Gli spettacoli si tengono da mercoledì a sabato con inizio alle ore 20:00, la domenica alle ore 18:00. In calendario anche un appuntamento speciale il giovedì 28 maggio alle ore 12:30, presso il Teatro Torlonia, a Roma.




