Adelaide Cioni: “Five Geometric Songs”
Performance con musiche originali di Dom Bouffard
Il 12 maggio appuntamento al MAXXI per Five Geometric Songs (2025), la performance di Adelaide Cioni con musiche originali di Dom Bouffard. Due repliche, alle ore 18 e 19:30, nella lobby del Museo, per un lavoro che mette in relazione disegno, corpo e suono, trasformando le geometrie fondamentali in un linguaggio vivo e in continua trasformazione. La performance è parte di Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi, la grande mostra dedicata alla storia dell’arte italiana contemporanea, in corso al Museo fino al 20 settembre.
Punto, linea, quadrato, triangolo, cerchio: forme originarie e archetipiche diventano qui materia viva, incarnandosi nei corpi di cinque danzatori – Vera Borghini, Typhaine Delaup, Valentina Foschi, Giovanfrancesco Giannini e Daniela Malusardi – che animano i costumi disegnati dall’artista, costruiti attorno a queste geometrie essenziali. Sulle musiche di Dom Bouffard, le forme si animano dando vita a una composizione in cui ritmo visivo e ritmo sonoro condividono una stessa struttura generativa. Come afferma Cioni: disegnare un pattern è come intonare un canto. La ripetizione diventa così principio costruttivo comune, elemento fondante tanto del motivo decorativo quanto della partitura musicale.
In Five Geometric Songs, il pattern è un linguaggio universale capace di mettere in relazione dimensioni apparentemente distinte. Il disegno si espande oltre la superficie per entrare nello spazio, mentre il suono si fa forma percepibile, costruendo una trama sinestetica in cui vedere e ascoltare diventano esperienze profondamente intrecciate.
Cerco un punto per sfociare oltre la pittura. Dove il disegno va nel tridimensionale, ma non è scultura: è spazio. Lavorare con lo spazio significa lavorare sul corpo, sul negativo del corpo, quello che gli sta attorno.
In questo senso, Five Geometric Songs è anche una riflessione sulla spazialità intesa non come dato fisso, ma come campo di relazioni aperte e trasformabili, dove materiali leggeri e mobili – tessuti, strutture temporanee, segni ripetuti – costruiscono un ambiente in continuo mutamento.
La performance segna un ulteriore sviluppo nella ricerca dell’artista sul rapporto tra astrazione e corporeità, già presente anche nelle sue opere su tela bello o più bello, lungo o lunghissimo, Kant o Heidegger (2002) esposte in Tragicomica.




