“Mater”: la maternità come ponte tra culture all’Accademia d’Egitto
Si è inaugurata ieri, presso l’Accademia d’Egitto, la mostra Mater, un progetto artistico e di ricerca che pone al centro il tema della maternità come esperienza universale e al tempo stesso profondamente culturale.
Durante l’apertura, l’artista Lucia Motta ha presentato il percorso che ha condotto alla realizzazione delle opere, sottolineando come il suo lavoro nasca da una lunga indagine sugli archetipi del femminile e sul ruolo della donna nella società. La sua ricerca si sviluppa tra studi sociologici e di genere, fino ad arrivare a una riflessione sulla spiritualità femminile, storicamente marginalizzata ma un tempo centrale nelle società antiche.
Secondo l’artista, nelle culture matriarcali la donna deteneva non solo un potere sociale, ma anche spirituale, e rappresentava un elemento di equilibrio, privo delle dinamiche di conflitto che caratterizzano molte società successive. Da qui nasce l’idea della donna come possibile mediatrice di pace, tema che attraversa l’intera mostra.
Mater prende forma attraverso una serie di ritratti ispirati a fotografie di donne e bambini provenienti da diverse aree del Mediterraneo. L’obiettivo è indagare somiglianze e differenze nel modo in cui la maternità viene vissuta nei vari contesti culturali. Come si legge nel testo curatoriale, la funzione materna non è soltanto biologica, ma anche sociale: la madre è figura di cura, protezione e trasmissione di valori, elemento fondamentale nella costruzione dell’identità individuale.
Il riferimento teorico si estende anche al pensiero dello psicologo Carl Jung, secondo cui la madre incarna una dimensione di saggezza e profondità spirituale capace di guidare l’individuo oltre i limiti dell’intelletto. In questa prospettiva, la maternità diventa un possibile punto di partenza per ripensare il ruolo della donna nei rapporti sociali e di potere.
La mostra assume una particolare urgenza alla luce dei conflitti contemporanei, offrendo uno sguardo sulle donne e sulle madri che vivono in contesti di guerra. I ritratti esposti restituiscono volti e storie spesso invisibili: donne costrette alla fuga, bambini segnati dalla paura, ma anche famiglie capaci di mantenere un senso di unità e affetto nonostante le difficoltà.
Accanto a immagini di serenità — famiglie occidentali ritratte in momenti di quiete quotidiana — emergono scene di precarietà e movimento, provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo. Eppure, anche in queste rappresentazioni, la felicità si manifesta nella sua forma più essenziale: la possibilità di restare insieme, di proteggersi reciprocamente, di resistere.
Chi ha avuto modo di visitare la mostra fin dalle prime ore ha potuto coglierne la forte carica emotiva. Mater non si limita a raccontare la maternità, ma invita a una riflessione più ampia sulla condizione umana, sulla fragilità e sulla forza, sulla guerra e sulla possibilità di pace.




