La resilienza degli ebrei iraniani
Festeggiare Pesach non è mai stato facile a Teheran, ma quest’anno la fede della comunità ebraica locale è stata davvero messa alla prova. La sera del 6 aprile, durante la funzione nella sinagoga di Rafi’ Nia, si sono verificati bombardamenti israeliani e americani nella capitale iraniana. Dopo una lunga notte di preghiere fioche, la comunità ebraica ha trovato la propria sinagoga completamente rasa al suolo da un raid aereo. “Non abbiamo permesso che il conflitto ci impedisse di festeggiare”, dichiara con fermezza un membro, di fronte alla crisi della sua gente (The Guardian).
La condanna al “fuoco amico”
La politica israeliana si trova di fronte a una controversia: dalla nascita dello Stato si è basata sulla difesa del popolo ebraico e, in questo mese, ha colpito una sinagoga. L’esercito giustifica l’attacco definendolo “un danno collaterale” di un’operazione mirata a un comandante che si trovava in un edificio adiacente.
Sia gli ebrei iraniani sia la comunità ebraica internazionale condannano duramente Israele per la vicenda. “Condanniamo questo attacco. È una mancanza di rispetto verso la nostra fede. La comunità ebraica iraniana non ha buoni rapporti con il governo sionista israeliano”, dichiara il presidente dell’Associazione ebraica dell’Iran, Homayoun Sameh.
L’unico sollievo è che nessun membro della comunità sia rimasto ferito, incluso il membro dello staff che si trovava all’interno della sinagoga. In un momento così critico, i membri della sinagoga di Rafi’ Nia non si sono persi d’animo: hanno scavato tra i detriti e le macerie per recuperare il salvabile e, tra i mattoni, sono riusciti a ritrovare diversi libri religiosi e tre rotoli della Torah. Con grande rammarico della comunità, tuttavia, sono andati perduti volumi storici.
La complicata storia degli ebrei in Iran e con lo Stato d’Israele
Mentre i funzionari della Repubblica Islamica negano la Shoah, definendo lo sterminio di sei milioni di ebrei un mito, gli ebrei di Teheran si definiscono “orgogliosamente iraniani”. La comunità ebraica in Iran è la più antica del Medio Oriente, risalente a circa 2500 anni fa, all’epoca babilonese. Prima della rivoluzione del ’79, Israele era uno stretto alleato della Persia sotto lo Shah Mohammad Reza Pahlavi.
Dopo l’instaurazione del regime dell’ayatollah Khomeini, l’emigrazione dall’Iran ha decimato la popolazione ebraica nel Paese, passando da 100.000 a circa 15.000 persone, residenti principalmente nella capitale. Gli ebrei sono protetti dalla Costituzione iraniana: in tutto il Paese sono presenti sinagoghe e ristoranti kosher, ma a oggi non possono ricoprire cariche governative o militari.
Non a caso, vent’anni fa Israele ha incentivato economicamente gli ebrei iraniani a trasferirsi nella nazione. Ma, invece di provocare un esodo di massa, la proposta ha suscitato un profondo sdegno ed è stata definita “un’immatura lusinga politica”.
A Teheran, anche sotto i bombardamenti, musulmani ed ebrei continuano a sentirsi uniti sotto un’unica bandiera




