Il grande ritorno di Lovaglio: la minoranza ribalta l’assemblea di Monte dei Paschi
È stato un colpo di scena, l’assemblea degli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena — che ha visto partecipare il 64,9% del capitale — ha consegnato la guida dell’istituto senese alla lista PLT Holding, con quasi il 50% dei consensi. Protagonista del ribaltone: Luigi Lovaglio, il cui nome nessuno, fino a pochi giorni fa, avrebbe scommesso di ritrovare al vertice di Piazza Salimbeni.
La storia recente di Lovaglio con MPS sembrava chiudersi in modo tutt’altro che glorioso. Appena lo scorso marzo, il consiglio di amministrazione lo aveva escluso dalla lista dei candidati ai ruoli dirigenziali, rendendone pubblica la rimozione delle deleghe e il contestuale licenziamento dalla carica di direttore generale. In pratica, Lovaglio non figurava nemmeno più come dipendente dell’istituto.
A pesare sulla sua posizione, in modo determinante, è un’inchiesta avviata dalla Procura di Milano che lo vede coinvolto nell’operazione di acquisto di Mediobanca — la più prestigiosa banca d’investimento italiana — conclusa lo scorso settembre. Un’operazione che ha sollevato più di qualche interrogativo sugli intrecci di interessi tra MPS, la famiglia Del Vecchio e la famiglia Caltagirone.
Il pensiero comune era che i due grandi azionisti privati non fossero interessati a MPS in quanto tale, ma a ciò che la banca senese avrebbe potuto fare per loro: acquisire Mediobanca, a sua volta primo azionista di Generali, la compagnia assicurativa su cui entrambe le famiglie inseguono da anni l’obiettivo del controllo. L’operazione Mediobanca sarebbe dunque il tassello di una strategia più ampia, condotta con il sostegno del governo, e Lovaglio ne avrebbe rappresentato uno strumento chiave.
Nonostante l’inchiesta sia ancora in corso e priva di esiti definitivi, la sola esistenza del procedimento sembrava aver irrimediabilmente compromesso le chances di Lovaglio. E invece. Il suo nome è ricomparso in lista grazie a PLT Holding — società con appena l’1,2% del capitale MPS — che lo ha candidato, con Pierluigi Tortora primo firmatario della proposta.
Il meccanismo assembleare, in queste circostanze, funziona così: gli azionisti votano le liste presentate dai soci e dal CdA; vince quella che ottiene più voti, ma le liste minori entrano comunque nel nuovo consiglio di amministrazione in proporzione ai consensi ricevuti. La lista del CdA — che puntava su Fabrizio Palermo come amministratore delegato — era data per favorita. Si è fermata al 38,8%, incassando tra l’altro anche i voti dei Caltagirone.
PLT ha invece raggiunto il 49,95%, pari a circa il 35% del capitale complessivo. Il contributo determinante è arrivato da Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, con il suo 17,5% schierato compatto a favore di Lovaglio.
A risultato acquisito, Lovaglio ha parlato di “un grande senso di riconoscenza” verso Tortora, che lo ha ricandidato, e verso “tutti gli azionisti che ancora una volta mi hanno confermato fiducia“, aggiungendo che tale sostegno gli dà “ancora più determinazione” in vista di ciò che intende fare.
Il nuovo consiglio di amministrazione risulta composto da quindici membri: Cesare Bisoni, Nicola Maione, Luigi Lovaglio, Fabrizio Palermo, Flavia Mazzarella, Corrado Passera, Livia Aliberti Amidani, Massimo Di Carlo, Carlo Vivaldi, Patrizia Albano, Paolo Boccardelli, Carlo Corradini, Paola Leoni Borali, Antonella Centra e Paola De Martini. Alla prima riunione spetterà la nomina del presidente e dell’amministratore delegato. Considerata la composizione — con la maggioranza dei componenti espressione della lista vincente — appare altamente probabile che sarà proprio Lovaglio a guidare nuovamente Monte dei Paschi.




