La Cina accelera la corsa agli armamenti: in arrivo i cannoni ipersonici
La competizione tecnologica tra le grandi potenze sta entrando in una nuova fase, questo è evidente, attraverso un’evoluzione sempre più rapida e sofisticata. Negli ultimi anni, il confronto tra Cina, Russia e Stati Uniti si è concentrato in particolare sullo sviluppo di armi ipersoniche, considerate decisive per i futuri equilibri militari, e in questo contesto Pechino sta esplorando una possibile nuova direzione, provando a portare la velocità ipersonica anche nell’artiglieria navale tradizionale.
Si tratta di un progetto innovativo concernente proiettili a Mach 6 sparati da cannoni. Nello specifico, secondo uno studio pubblicato da ricercatori cinesi, sono in fase di test prototipi di munizioni capaci di raggiungere velocità prossime a Mach 6 (circa sei volte la velocità del suono) subito dopo essere state sparate da un cannone navale da 80 millimetri, attraverso un approccio radicalmente diverso rispetto ai classici missili ipersonici, che invece utilizzano motori propri e sistemi di lancio dedicati.
L’idea di fondo è quella di sviluppare proiettili a planata ipersonica, dotati di guida intelligente in grado di combinare la semplicità e il costo relativamente contenuto delle munizioni tradizionali con prestazioni tipiche dei sistemi più avanzati. Addirittura, secondo le prime simulazioni, questi proiettili potrebbero colpire bersagli aerei come droni o cacciabombardieri a distanze superiori ai 20 chilometri, e a quote fino a 10.000 metri.
Il principale vantaggio di questa svolta tecnologica risiede sicuramente nella velocità, infatti, a differenza dei sistemi antiaerei convenzionali, un proiettile che viaggia a Mach 6 riduce drasticamente il tempo di reazione del bersaglio. Così facendo, un velivolo potrebbe rilevare la minaccia solo a poche miglia di distanza, lasciando ai sistemi di difesa pochi secondi per rispondere. Questo aspetto è cruciale: nella guerra moderna la capacità di comprimere i tempi decisionali dell’avversario rappresenta un moltiplicatore di efficacia, e inoltre l’uso di cannoni già presenti su molte unità navali renderebbe il sistema più flessibile e potenzialmente meno costoso rispetto ai missili guidati.
L’iniziativa cinese si inserisce in un contesto più ampio di innovazione militare, infatti anche altre tecnologie alternative, come i railgun elettromagnetici su cui sta lavorando anche il Giappone, puntano a obiettivi simili, quali aumentare velocità, gittata e capacità di penetrazione del proprio arsenale.
Se sviluppati con successo, questi sistemi potrebbero ridefinire la difesa aerea navale, rendendo più vulnerabili anche piattaforme avanzate. Tuttavia, per ora si tratta ancora di una prospettiva futura, e proprio questa distanza dalla piena operatività rappresenta, almeno nel breve periodo, un elemento di relativa stabilità in un contesto internazionale sempre più competitivo.




