La nuova dottrina nucleare francese si trasforma da timida discussione a seria riflessione
Il discorso tenuto dal Presidente francese Emmanuel Macron poche settimane fa, ha reso pubblica la decisione di espandere l’arsenale nucleare della Francia e aggiornare la sua dottrina nucleare.
Questo discorso era molto atteso dai partner europei, per più motivi.
A differenza degli Stati Uniti, per esempio, la dottrina nucleare francese non è definita e articolata sotto forma di documenti di strategia nucleare, ma si basa esclusivamente sui discorsi tenuti dal Presidente.
Solitamente i Presidenti francesi pronunciano un discorso di questo tipo per mandato, e l’ultimo di Macron risale al 2020, nel corso del terzo anno del suo primo mandato.
In quel discorso, Macron propose un dialogo strategico sulla difesa nucleare con i partner europei della Francia.
Ma la percezionedi sicurezza in Europa era fondamentalmente diversa in quel periodo, quando la sfida più importante per i leader europei era la pandemia di Covid-19.
Di conseguenza, l’interesse per il dialogo strategico offerto da Macron è stato limitato.
Inoltre, c’era preoccupazione- soprattutto tra gli Stati tradizionalmente atlantisti –che un dialogo europeo sulla deterrenza nucleare potesse spingere gli Stati Uniti a ritirarsi o ridurre significativamente la loro garanzia nucleare estesa per l’Europa.
Da allora, tuttavia, le discussioni sulla difesa e deterrenza nucleare europea hanno lentamente guadagnato terreno, spinte da un notevole peggioramento della percezione di sicurezza in Europa dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.
E queste discussioni timide si sono trasformare in riflessioni molto più serie dall’inizio del ritorno del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca all’inizio del 2025.
Sebbene l’Amministrazione Trump abbia recentemente riaffermato la sua disponibilità ad estendere l’ombrello nucleare americano all’Europa, la fiducia nell’alleanza transatlantica si sta lentamente erodendo tra gli Stati europei.
Tutti gli occhi rivolti alla Francia
Una delle due potenze nucleari del continente, e con un deterrente nucleare più indipendente rispetto al Regno Unito, la Francia è oggi al centro della difesa europea.
Superando forse le aspettative dei suoi partner, il discorso del Presidente Macron ha chiaramente mostrato la disponibilità della Francia ad utilizzare il suo deterrente nucleare per la sicurezza europea.
Per la prima volta in assoluto, Macron ha esplicitamente citato l’Europa come “interesse vitale” della Francia, inserendola nel contesto della sua dottrina nucleare.
Sebbene avesse già menzionato nel 2020 una “dimensione europea” tra gli interessi fondamentali della Francia, era rimasto indefinito ciò che realmente significasse esattamente questa dimensione europea, lasciando molto spazio ai dubbi tra i partner della Francia.
La scorsa settimana, Macron si è rifiutato di dare una definizione precisa sugli interessi vitali della Francia, e ha sottolineato che qualsiasi definizione di tali interessi rimarrà sempre una decisione sovrana della Francia.
Ma ha fornito almeno una risposta implicita a eventuali dubbi residui tra i partner con una domanda retorica: “Potremmo considerare che la sopravvivenza dei nostri partner più stretti possa essere messa a rischio senza che ciò influisca sui nostri interessi vitali?”.
La risposta sembra chiaramente no, anche per le forze politiche più euroscettiche in Francia.
Per rispondere a questa dimensione europea aggiuntiva agli interessi vitali della Francia e al cambiamento della dimensione della minaccia in Europa, Macron ha annunciato un cambiamento di passo nella strategia nucleare francese verso quella che ha definito “deterrenza avanzata”.
Senza specificare i dettagli, ha delineato tre elementi su cui si basa questo concetto: la partecipazione dei partner europei a quelli che Macron ha definito “esercizi di deterrenza”; la partecipazione delle forze convenzionali dei partner alle esercitazioni nucleari francesi; lo schieramento delle risorse aeree strategiche nucleari della Francia negli Stati alleati.
Sebbene questi passi possano sembrare limitati e poco definiti, non si può negare che queste affermazioni rappresentino un cambiamento radicale per la strategia nucleare francese nel concetto di deterrenza avanzata, in particolare l’offerta fatta agli Stati europei di partecipare ad esercitazioni nucleari.
La deterrenza nucleare è da tempo considerata il nucleo della sovranità della Francia. Aprire questi esercizi ai partner dimostra chiaramente che Parigi ora vede la deterrenza nucleare non solo come una questione di sovranità, ma anche di sicurezza europea.
Inoltre, l’impegno dei partner della Francia di coordinare le attività nucleari (come concordato con il Regno Unito al vertice di Lancaster House nel 2025) e a partecipare al dialogo strategico proposto da Macron (nel caso di Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Svezia e Danimarca) dimostra chiaramente la loro volontà di lavorare seriamente per una deterrenza nucleare “Made in Europe”.
Gestione delle aspettative
Nel complesso, questi annunci implicano non solo un cambiamento significativo nella dottrina nucleare francese, ma anche, se attuati, un cambiamento importante nel panorama della difesa europea.
Tuttavia, è anche importante considerare cosa non è cambiato e come questa continuità influenzi i partner della Francia.
Innanzitutto, l’annuncio non implica alcun tipo di condivisione nucleare tra gli Stati europei.
Macron non avrebbe potuto essere più esplicito nel dire che tutto il potere decisionale nucleare rimarrà nelle mani del Presidente francese, che le competenze necessarie saranno sviluppate dalla Francia e che le forze nucleari francesi saranno gestite esclusivamente dall’esercito francese.
Di conseguenza, parlare di un “deterrente europeo” o di una “bomba europea” è quasi una chimera, a tratti fuorviante.
Per gli osservatori, invece di prendere in considerazione tali idee, i partner della Francia dovrebbero incanalare l’energia politica a valutare come possano inserirsi nell’offerta di partecipazione alle esercitazioni nucleari francesi.
Un secondo elemento di continuità nella dottrina nucleare francese è l’ambiguità strategica.
In quello che è un aspetto intrinseco della deterrenza nucleare, Macron è stato estremamente fermo sulla necessità di non essere volutamente chiaro, sottolineando che la Francia non comunicherà mai esplicitamente le sue linee rosse, o soglie, per l’uso del nucleare proprio per impedire agli avversari di agire troppo facilmente sul lato “sicuro” di tali demarcazioni.
Non è un segreto che alcuni Stati europei – in particolare quelli sul fianco orientale della NATO, come la Polonia e gli Stati baltici – avrebbero apprezzato, e forse sperato, un linguaggio più esplicito. Ma il messaggio della Francia ai suoi partner europei è che non ci sarà una garanzia nucleare blindata, e fare pressione su Parigi su questo fronte non porterà a nulla, se non a tensioni diplomatiche.
Piuttosto, i partner della Francia dovrebbero considerare e apprezzare quanto la dottrina nucleare francese si sia evoluta con il concetto di deterrenza anticipata, e considerare questo come una significativa rassicurazione.
Condividere il peso
I cambiamenti nella dottrina nucleare francese indicano anche un nuovo modo di condivisione delle responsabilità tra gli europei per quanto riguarda il tema della sicurezza del loro continente.
Poiché gli effetti deterrenti delle capacità convenzionali e nucleari sono reciprocamente rafforzati quando in sinergia, la disponibilità della Francia a svolgere un ruolo più attivo nella deterrenza nucleare per il continente implica anche che gli altri Stati europei dovrebbero intervenire nel campo della deterrenza convenzionale.
Il discorso di Macron riflette chiaramente questa nuova divisione del lavoro nel campo della difesa – quello che lui ha definito “complementarità europea” –proprio in riferimento alla necessità per alcuni Stati europei di potenziare le proprie capacità per sistemi di allarme precoce, difesa aerea e capacità di incursioni profonde.
Questa visione di condivisione delle responsabilità risponde anche ai critici della Francia, che hanno sottolineato che se Parigi è effettivamente in prima linea nello sviluppo dei concetti di autonomia strategica europea, non ha effettivamente sostenuto queste ambizioni con la spesa necessaria.
Il messaggio è chiaro: assumersi la responsabilità per la sicurezza europea non dovrebbe essere misurata solo in termini di spesa per la difesa come percentuale del PIL, ma anche in termini di responsabilità dello Stato a mettere competenze determinanti al servizio della sicurezza del continente.
Non si può negare che con la sua nuova dottrina nucleare, la Francia si proponga senza indugi a voler guidare tali sforzi.




