Caccia al tesoro nei fondali del Giappone
Il Giappone ha annunciato la scoperta di terre rare nei propri fondali marini, a quasi seimila metri di profondità. Si tratta di un ritrovamento che potrebbe cambiare gli equilibri della competizione globale per questi materiali, ormai cruciali per tecnologia, difesa ed energia.
Partiamo dicendo che le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici fondamentali per molte tecnologie moderne, che in realtà non sono poi realmente rare in natura, semplicemente la loro estrazione e raffinazione sono processi complessi e costosi. Per questo motivo la produzione globale di questi materiali è concentrata in pochi Paesi, con la Cina che oggi domina gran parte della filiera mondiale.
L’annuncio che ha fatto scalpore è arrivato il mese scorso da parte del governo giapponese, dopo una missione esplorativa condotta nel Pacifico al largo dell’isola di Minami Torishima. Durante l’operazione infatti era stato recuperato un campione di fanghi marini ricchi di minerali, prelevato a profondità estreme dalla nave di perforazione scientifica Chikyu. Tra i materiali individuati nei fondali giapponesi ci sarebbero soprattutto disprosio, utilizzato nei magneti ad alte prestazioni per smartphone e veicoli elettrici, e ittrio, fondamentale in diverse applicazioni tecnologiche tra cui i laser.
Secondo alcune stime citate dalla stampa economica giapponese, i fondali intorno a Minami Torishima potrebbero contenere fino a 16 milioni di tonnellate di terre rare, e dunque, se queste valutazioni fossero confermate, l’area rappresenterebbe il terzo giacimento più grande del mondo, interamente all’interno della zona economica esclusiva giapponese.
La scoperta, che apre a una potenziale svolta strategica, arriva peraltro in un momento di tensioni crescenti tra Giappone e Cina, infatti nelle settimane precedenti Pechino aveva aumentato la pressione su Tokyo dopo alcune dichiarazioni della premier giapponese Sanae Takaichi sulla possibilità di una risposta militare in caso di attacco cinese a Taiwan. Successivamente le autorità cinesi hanno limitato l’esportazione verso il Giappone di alcuni prodotti dual use, cioè materiali con possibili applicazioni civili e militari, riaccendendo le preoccupazioni giapponesi sulla vulnerabilità delle proprie catene di approvvigionamento.
Se tutto fosse confermato, per il Giappone arriverebbe finalmente il momento per scrivere in autonomia il proprio destino. I fondali attorno a Minami Torishima potrebbero diventare uno dei nuovi fronti della competizione globale per le risorse strategiche del futuro, ma per fare ciò è necessario dimostrare che l’estrazione è tecnicamente ed economicamente sostenibile, e anche che può essere condotta senza compromettere gli equilibri dell’ambiente oceanico.




