L’alfabeto dell’uomo di Gianfranco Ravasi
Nel libro L’alfabeto dell’uomo, edito da San Paolo, Gianfranco Ravasi propone una riflessione sull’uomo partendo da uno dei temi più antichi della tradizione morale: il confronto tra vizi e virtù. Il testo si apre infatti con un percorso dedicato ai sette vizi capitali, per poi cambiare prospettiva e volgere lo sguardo verso le virtù, quasi come se l’autore volesse mostrare due direzioni opposte ma sempre presenti nell’esperienza umana.
Nell’introduzione Ravasi mette subito a fuoco il nodo centrale del suo ragionamento: la libertà dell’uomo. Secondo l’autore, la persona è capace di compiere scelte antitetiche, e proprio da questa libertà può nascere il vizio. Allo stesso tempo, però, la libertà può essere deformata da condizionamenti fisici, psichici e sociali, che richiedono talvolta anche un intervento terapeutico. Rimane comunque valida la celebre riflessione di Immanuel Kant, che Ravasi richiama come punto di riferimento morale: «il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me». In questa frase è racchiusa l’idea che, nonostante fragilità e limiti, nell’uomo esista comunque una bussola interiore.
Ravasi osserva anche che oggi più che vivere in una società apertamente immorale, ci troviamo immersi in una realtà dominata dall’amoralità: un contesto grigio e indifferente, dove i confini tra vizio e virtù diventano sempre più mobili e incerti. Proprio per questo il libro mostra come una stessa frase possa essere interpretata in modi diversi a seconda della prospettiva. L’espressione biblica «il mio amato è mio e io sono sua… io sono del mio amato e il mio amato è mio», tratta dal Cantico dei Cantici, può essere letta sia come simbolo della lussuria sia come immagine della carità e dell’amore autentico.
Un’altra osservazione interessante dell’autore riguarda il modo in cui, nel tempo, la cultura ha trattato vizi e virtù. Se i vizi sono stati spesso denunciati e condannati, le virtù sono state talvolta presentate in modo così rigido e moralistico da risultare poco attraenti, quasi noiose. Ravasi cerca invece di restituire loro vitalità, mostrando che rappresentano possibilità concrete e profonde dell’esperienza umana.
Nel capitolo dedicato all’ira, ad esempio, richiama con ironia una battuta dello scrittore Achille Campanile, secondo cui chi ha ragione raramente urla o sbatte oggetti, mentre chi sa di avere torto può ottenere risultati sorprendenti proprio grazie alla rabbia e alla teatralità. Il paradosso mette in luce quanto spesso l’ira riesca a imporsi anche quando manca la ragione.
Parlando invece dell’invidia, Ravasi cita una celebre frase di Oscar Wilde: «tutti sono capaci di condividere le sofferenze di un amico; ci vuole invece un’anima veramente bella per gioire del suo successo». A questa riflessione affianca anche un’annotazione di Alberto Moravia, che osserva come l’amicizia venga messa davvero alla prova non tanto nei momenti difficili, quanto quando uno dei due ha successo e l’altro rimane indietro: è lì che si rivela se l’amico è capace di gioire sinceramente oppure se l’invidia comincia a corrodere il rapporto.
Attraverso questi esempi Ravasi mostra come il conflitto tra bene e male attraversi l’interiorità di ogni persona. L’autore richiama anche la confessione di Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani, dove l’apostolo descrive la tensione tra due leggi opposte che agitano l’animo umano: da una parte il fascino del bene, dall’altra l’attrattiva del male che continua a pulsare nella carne e nello spirito. È una lacerazione profonda tra vizio e virtù, dalla quale Paolo chiede di essere liberato attraverso la grazia di Gesù Cristo.
Nel complesso, L’alfabeto dell’uomo riesce a unire in modo efficace il linguaggio della Bibbia con citazioni di autori moderni, creando un dialogo tra tradizione e cultura contemporanea. Il risultato è un saggio che invita a riflettere sulla complessità dell’uomo e sulle scelte che orientano la sua vita.
Il percorso si può riassumere bene con un’antica esortazione del Libro dei Proverbi:«I tuoi occhi guardino sempre in avanti e le tue pupille mirino diritto davanti a te. Bada alla strada dove metti il piede e tutte le tue vie siano sicure. Non deviare né a destra né a sinistra, tieni lontano dal male il tuo piede».




