A nord di Thule di Knud Rasmussen
Con A nord di Thule, pubblicato nella collana Gli Iperborei di Iperborea (prima edizione 12 febbraio 2025), torna in libreria il diario della prima spedizione Thule di Knud Rasmussen, una delle figure più affascinanti dell’esplorazione artica del Novecento. Non è soltanto il resoconto di un’impresa geografica estrema: è un documento etnografico di straordinaria importanza e, insieme, un racconto di formazione immerso nella luce abbacinante della calotta polare.
Siamo nel 1912. La Groenlandia è ancora in larga parte inesplorata dagli europei e la stazione commerciale di Thule è stata inaugurata da poco. Da qui Rasmussen parte in slitta, con un cartografo danese e due cacciatori inuit, per mappare il presunto canale di Peary. L’obiettivo è scientifico e politico insieme: verificare se un braccio di mare separi l’estremo Nord dell’isola, creando un territorio potenzialmente conteso. Ma l’impresa geografica diventa presto un viaggio umano, scandito dal gelo a quaranta gradi sottozero, dalla fame dei cani, dalle distese di ghiaccio che sembrano cancellare ogni riferimento.
Il motto «Viva la lotta per la vita!» riassume lo spirito dell’opera. Rasmussen affronta la natura artica come un banco di prova morale oltre che fisico: la sopravvivenza diventa misura dell’individuo e della civiltà. Tuttavia, il vero cuore del libro non è l’eroismo europeo, bensì il sapere inuit. Sono le tecniche di caccia, la costruzione degli igloo, l’uso della pelle di tricheco per rivestire le lamine degli sci, i miti e i riti iniziatici a costituire la trama più preziosa del diario. Senza le competenze dei suoi compagni inuit, la spedizione non sarebbe possibile: Rasmussen lo riconosce con rispetto e attenzione quasi antropologica.
Lo stile alterna precisione documentaria e slancio lirico. La calotta polare è descritta come un “deserto bianco” insieme crudele e sublime, dove la luce e il vento diventano presenze vive. Colpisce anche il dettaglio intimo delle letture serali negli igloo — Flaubert, I promessi sposi — che introducono un controcanto culturale europeo in uno spazio dominato da altri saperi e altre cosmologie.
La traduzione e la postfazione di Bruno Berni accompagnano il testo con equilibrio, restituendo la voce di Rasmussen senza appesantirla e offrendo al lettore strumenti utili per contestualizzare l’opera nel quadro storico delle esplorazioni polari e del rapporto tra Europa e mondo inuit.
A nord di Thule è dunque un libro di viaggio, ma anche una riflessione sulla conoscenza e sull’incontro tra culture. In un’epoca in cui l’Artico è al centro di nuove tensioni geopolitiche e ambientali, questo diario del 1912 risuona con sorprendente attualità. Non celebra soltanto la conquista di territori sconosciuti: racconta la necessità dell’ascolto, la dipendenza reciproca e la dignità di una cultura capace di abitare l’estremo Nord con sapienza millenaria.
Un classico dell’esplorazione che oggi si legge anche come testimonianza etica, oltre che storica.




