Trump punta su Warsh per la Federal Reserve
Donald Trump ha indicato Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, l’istituzione responsabile della politica monetaria e della stabilità finanziaria del Paese. La scelta, che dovrà comunque essere confermata dal Senato, segna un passaggio delicato per l’economia americana e arriva al termine del mandato di Jerome Powell, in scadenza a maggio. Powell era stato nominato dallo stesso Trump nel 2017, ma negli ultimi anni il rapporto tra i due si era inclinato, soprattutto a causa delle divergenze sulla politica dei tassi di interesse.
Il presidente degli Stati Uniti ha più volte criticato Powell per la sua linea restrittiva, accusandolo di non sostenere adeguatamente la crescita economica attraverso un abbassamento dei tassi. Powell, dal canto suo, ha sempre rivendicato con forza l’indipendenza della Federal Reserve dalle pressioni politiche, ribadendo che le decisioni della banca centrale devono basarsi esclusivamente sui dati economici e sull’obiettivo di lungo periodo della stabilità dei prezzi. Lo scontro si è ulteriormente inasprito quando Trump ha messo in dubbio pubblicamente la competenza del numero uno della Fed, arrivando a sostenere che non stesse svolgendo correttamente il proprio lavoro. In questo clima di tensione, il Dipartimento di Giustizia ha anche avviato un’indagine su Powell, alimentando polemiche e preoccupazioni sull’ingerenza politica nelle istituzioni indipendenti.
Kevin Warsh, 55 anni, non è un nome nuovo per l’amministrazione Trump. Già nel 2017 era stato preso in considerazione per la guida della Federal Reserve, prima che la scelta ricadesse su Powell. La sua carriera si distingue per un profilo meno accademico rispetto a molti suoi predecessori e più orientato ai mercati finanziari. Nel 2006 entrò a far parte del Consiglio dei governatori della Fed, diventando il membro più giovane mai nominato a quell’organo. Durante la crisi finanziaria del 2008, l’allora presidente della Federal Reserve Ben Bernanke lo incaricò di affiancarlo nella gestione di uno dei momenti più difficili per il sistema bancario statunitense e globale.
Negli ultimi anni Warsh ha espresso critiche verso alcune scelte della banca centrale, avvicinandosi alle posizioni di Trump, in particolare sulla necessità di ridurre i tassi di interesse per stimolare l’economia. Non a caso, il presidente ha elogiato pubblicamente il suo candidato sul social Truth Social, scrivendo: «Conosco Kevin da molto tempo e non ho dubbi che passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore». Trump ha inoltre definito Warsh come il “prototipo vivente” per quel ruolo, assicurando che non deluderà le aspettative.
I mercati finanziari hanno reagito positivamente all’annuncio. La nomina di Warsh, considerato un volto noto e con una solida esperienza, ha contribuito a rafforzare il dollaro e a rassicurare temporaneamente gli investitori. Tuttavia, resta diffuso il timore che una sua eventuale presidenza possa ridurre l’indipendenza della Federal Reserve, qualora Warsh dovesse allinearsi eccessivamente alle richieste della Casa Bianca. Il presidente della Fed è infatti uno dei funzionari economici più potenti al mondo, con il compito di combattere l’inflazione, sostenere la massima occupazione e vigilare sul sistema bancario.
La nomina, però, non è ancora definitiva. Warsh dovrà ottenere il via libera del Senato, dove i Repubblicani dispongono di una maggioranza di soli tre voti. Il mandato del presidente della Federal Reserve dura quattro anni. Nel frattempo, Jerome Powell non ha ancora chiarito se intenda restare all’interno del Consiglio dei governatori fino al 2028, come previsto dal suo incarico attuale: una scelta che potrebbe influenzare e complicare l’azione del suo successore, aprendo a possibili tensioni interne all’istituzione.




