La torre che racconta le fragilità della Russia
Secondo quanto arriva da Mosca, Vladimir Putin ha ordinato alle ferrovie russe (RZD) di vendere uno dei grattacieli simbolo del distretto finanziario della capitale, per poter far fronte a un indebitamento che ha ormai raggiunto dimensioni critiche.
Secondo le indiscrezioni, la decisione sarebbe stata presa durante una riunione governativa, e rientrerebbe in un più ampio piano di sostegno al colosso ferroviario statale, considerato una delle infrastrutture chiave dell’economia russa e il più grande datore di lavoro commerciale del Paese, con circa 700.000 dipendenti.
L’edificio in questione, che dovrebbe essere venduto, è una torre di 62 piani situata nel complesso Moscow City, e la sua cessione servirebbe a ridurre un debito stimato in circa 50 miliardi di dollari. Da quel poco che trapela da Mosca, le ferrovie russe starebbero subendo le conseguenze del rallentamento economico legato allo sforzo bellico, e, soprattutto, dell’aumento vertiginoso del costo del debito, poiché i tassi di interesse interni sono ai massimi degli ultimi vent’anni, rendendo sempre più oneroso rifinanziare i prestiti.
L’edificio, una delle cosiddette Moscow Towers, è stato acquistato nel 2024 per circa 193,1 miliardi di rubli, pari a 2,42 miliardi di dollari. Secondo le fonti, il governo russo avrebbe indicato a RZD di non scendere, nella vendita, sotto il prezzo di acquisto, rendendo però la ricerca di un acquirente particolarmente complessa, dato che il mercato immobiliare di lusso sta risentendo del contesto macroeconomico sfavorevole e delle restrizioni internazionali.
Il governo dunque teme che, senza interventi correttivi, RZD sarebbe costretta ad aumentare in modo significativo le tariffe per il trasporto merci, e questo avrebbe effetti a catena su tutta l’economia, colpendo la logistica, l’industria e i prezzi al consumo. Per questo la vendita del grattacielo è stata individuata come una misura-tampone di carattere prioritario, pur sapendo che ciò non basterà certo a risolvere il problema strutturale del debito; infatti la vendita delle Moscow Towers è solo una delle leve prese in considerazione dal governo: sul tavolo restano diverse alternative, tra ristrutturazione del debito, erogazione di sussidi statali, agevolazioni fiscali e, in ultima istanza, aumenti tariffari.
La vendita forzata delle Moscow Towers diventa così uno dei segnali più visibili delle difficoltà che stanno attraversando alcune grandi aziende statali russe, impantanate tra rallentamento della crescita, costi di finanziamento in aumento e vincoli imposti dal contesto geopolitico, il che fa sì che anche un pilastro come RZD si trovi sotto pressione.
La scelta del Cremlino mostra fino a che punto il governo sia disposto a intervenire per evitare che problemi finanziari interni si trasformino in uno shock sistemico per l’economia, ma evidenzia anche i limiti di queste misure.




