La presa d’atto di nuovi equilibri mondiali
Quello che emerge da quanto accaduto in Venezuela è la certezza che la sovranità, la potenza e il potere stanno disegnando il nuovo ordine internazionale.
Gli obiettivi “democratici” corrispondono alla difesa della democrazia, al contrasto al terrorismo e al narcotraffico.
Gli obiettivi di “interesse”, in questo caso, si riconducono invece, certamente non solo ma in buona parte, al fatto che il Venezuela è il maggior produttore al mondo di heavy crude ovvero petrolio pesante, più denso di quello leggero che viene per lo più estratto in USA ma più performante per la produzione delle benzine meno inquinanti, obiettivo molto importante per il mercato USA. Per di più le raffinerie americane sono state progettate proprio per processare questo tipo di greggio.
Questo tipo di petrolio, prodotto anche dal Canada e dalla Russia, è inoltre fornito dal Venezuela, anche per triangolazione, alla Cina, contribuendo a rafforzarla. E il paradosso è che queste forniture verso la Cina sono state spinte proprio dalle sanzioni che lo stesso Trump aveva inflitto al Venezuela durante il suo primo mandato.
Tuttavia tutto poi si miscela perché gli obiettivi democratici e quelli di interesse sono armonizzati e non dipendono più, in questa fase storica, dal diritto internazionale ma dalla possibilità di essere raggiunti attraverso tutte le azioni possibili. Azioni, queste, attuate anche in modo repentino, asimmetrico, confondendo l’avversario. e operando in totale anomalia, con lo scopo di trasmettere il senso democratico del rifiuto di concedere l’impunità a chi deve essere punito per non rispettare il diritto, che in questo caso viene richiamato con forza, anche se solo a livello di diritto penale americano interno.
Ma se la perdita della percezione del diritto internazionale quale fattore di stabilità è in questo momento un dato di fatto non possiamo però non contrastare la vulnerabilità che sta generando. E ciò per il rischio di confusione con le aspirazioni di annessione di territori a esempio a scapito di Ucraina e Taiwan, diverse dal caso venezuelano. Anche se assimilazioni tali secondo cui la Bielorussia di Lukashenko sta alla Federazione Russa come in futuro il Venezuela e semmai tutta l’America Latina starà agli Stati Uniti d’America lasciano pensare che i confini tra annessione e subordinazione sono labili.
Da tutto questo l’Europa potrà avere un ruolo? Certamente si ma solo se si faranno passi concreti verso la sua unificazione, unica possibilità per contrastare i capovolgimenti di questa nuova stagione di colonialismo che però non può oggi essere letto allo stesso modo in cui ha operato negli anni più oscuri antecedenti al lungo periodo di pace che ci ha caratterizzato.




