La lista del Pentagono e la nuova guerra fredda tecnologica tra Stati Uniti e Cina
La recente mossa del Pentagono statunitense di segnalare i giganti cinesi Alibaba, Baidu e BYD come entità potenzialmente legate all’apparato militare di Pechino riflette una svolta significativa nella competizione strategica tra Washington e Pechino, con implicazioni profonde per l’economia globale e gli equilibri geopolitici. Secondo quanto riferito da Bloomberg e confermato da diverse cronache internazionali, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha concluso che queste imprese – alcune delle più importanti nella tecnologia, nell’auto elettrica e nel commercio digitale – dovrebbero essere incluse nella cosiddetta “Section 1260H list”, ossia un elenco di società cinesi considerate collegate alle forze armate cinesi ma con attività negli Stati Uniti. Questo provvedimento non comporta divieti immediati, ma rappresenta un segnale potente: il governo statunitense intende lanciare un monito agli investitori e alle imprese Usa circa i rischi di interdipendenza economica con entità considerate strategiche per il ritmo di modernizzazione militare cinese. La “Section 1260H list”, istituita dal Congresso come parte della National Defense Authorization Act, è progettata per identificare aziende che – per dimensione, tecnologia o rapporti istituzionali – potrebbero contribuire allo sviluppo delle capacità militari del Partito comunista cinese. La decisione del Pentagono assume un significato particolare nel contesto delle relazioni sino-americane attuali: dopo mesi di negoziati e una parziale tregua commerciale raggiunta tra Donald Trump e Xi Jinping, la tensione strategica non è diminuita nelle aree più sensibili come l’intelligenza artificiale, l’energia pulita, l’automotive e le tecnologie dual-use. L’inserimento di nomi così noti nell’elenco segnala che Washington non intende separare completamente gli aspetti economici da quelli di sicurezza nazionale, e che le relazioni commerciali ad alto livello restano profondamente politicizzate. Dal canto loro, Alibaba e Baidu hanno respinto con fermezza le accuse, definendole infondate e prive di basi legali, sottolineando la natura civile delle loro attività e affermando che la possibile inclusione nella lista non dovrebbe influenzare le normali operazioni di mercato. Tuttavia, già nella prima reazione dei mercati azionari internazionali si è registrato un immediato peggioramento dei titoli delle aziende coinvolte, a testimonianza dell’effetto reputazionale di provvedimenti di questo tipo. La mossa americana va letta anche in un quadro più ampio: gli Stati Uniti stanno contemporaneamente rafforzando la loro legislazione sulle restrizioni agli investimenti in società “military-linked” cinesi e i rapporti con alleati strategici, come la NATO, sui piani di spesa per la difesa si fanno più stringenti, mentre la guerra in Ucraina e le sfide in Medio Oriente spingono Washington a ridefinire il proprio ruolo globale. Per Pechino, la designazione di colossi tecnologici come potenziali attori dell’“intima fusione” tra industria e apparati statali è vista come un tentativo di contenimento economico, che potrebbe spingere la Cina a cercare ulteriori vie di autonomia tecnologica e finanziaria, incrementando investimenti in settori chiave e intensificando le collaborazioni con partner extra-occidentali. In definitiva, la vicenda non è solo una questione di sicurezza nazionale americana, ma un indicatore del nuovo ordine competitivo globale, dove tecnologia, economia e geopolitica si intrecciano in modo sempre più inscindibile.




