Il Presidente sudcoreano Lee Jae-myung in Cina, dal 4 al 7 gennaio
Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung è stato invitato in Cina da Xi Jinping, dal 4 al 7 gennaio. La notizia è giunta per annuncio della presidenza sudcoreana e del ministero degli esteri cinese.
L’ultimo incontro tra i due leader risale a novembre 2025, nell’ambito dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) a Gyeongju, in Corea del Sud.
La visita di gennaio ha come obiettivo quello di migliorare le relazioni con la Cina, che si erano incrinate con la presidenza di Yoon Suk-yeol.
La politica di quest’ultimo aveva infatti avvicinato Seoul al mito di Make America Great Again, facendo comparire cappellini rossi e bandierine a diverse manifestazioni di gennaio 2025.
L’origine di tutto? L’arresto dello stesso Yoon Suk-yeol, accusato di insurrezione e alto tradimento, per aver imposto la legge marziale il 3 dicembre 2024. Si era parlato di un vero e proprio colpo di stato, per contrastare presunte forze filo-nordcoreane nel governo.
Il parallelo con Trump è stato immediato: i sostenitori del presidente sudcoreano parlavano di malagiustizia e impeachment. Tutte teorie del complotto che avevano portato alla nascita del motto Stop the Steal e al logico allontanamento dalla Cina, con cui, fino a quel momento, Yoon aveva mantenuto rapporti pragmatici.
Tra i leader dell’opposizione, che avevano definito la linea di Yoon incostituzionale, c’era proprio Lee Jae-myung, appartenente al Partito Democratico centrista-liberale e il cui mandato come presidente è iniziato a giugno 2025, qualche mese dopo la rimozione di Yoon (avvenuta ad aprile).
Ora il presidente Lee tiene le redini di una Corea del Sud che ha cambiato nuovamente volto, in una fase in cui gli Usa si sono auto-collocati al centro del mondo. L’incontro con Xi Jinping appare cruciale, perché anticipa un mutamento degli equilibri a Oriente.




