Qual è il futuro per la centrale nucleare di Zaporizhzhia?
La centrale nucleare di Zaporizhzhia, controllata dalla Russia, è stabile e una linea ad alta tensione fornisce energia, secondo un portavoce della centrale citato dall’agenzia russa Ria Novosti e rilanciato da Sky News. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica è attualmente sotto un cessate il fuoco locale, ha dichiarato il suo direttore generale Rafael Grossi. Un team dell’Aiea sta monitorando le riparazioni, che dovrebbero durare alcuni giorni, nell’ambito degli sforzi per prevenire un incidente nucleare durante la guerra in Ucraina.
Il destino della centrale è tra le questioni irrisolte del piano di pace per l’Ucraina e sarà tra i temi affrontati da Volodymyr Zelenskyy e Donald Trump in Florida. “Restano due questioni: la centrale nucleare di Zaporizhzhia, come funzionerà, e la questione dei territori”, ha detto Zelensky. “Ecco perché ho detto che questo piano in 20 punti è pronto al 90%”, ha spiegato. Le questioni territoriali e il futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalla Russia nel sud dell’Ucraina, sono gli ultimi punti rimasti irrisolti dei colloqui per porre fine alla guerra.
Quali sono i rischi di un attacco alla centrale ucraina di Zaporizhzhia? La centrale di Zaporizhzhia è il più grande stabilimento nucleare d’Europa. Negli ultimi giorni, il conflitto tra Russia e Ucraina, iniziato con l’invasione su vasta scala il 24 febbraio 2022, continua a produrre sviluppi militari e diplomatici di grande rilievo. Dopo nuovi attacchi missilistici su Kiev che hanno causato vittime e danni alle infrastrutture civili ed energetiche anche il giorno di Natale 2025, mentre il presidente Volodymyr Zelensky si trova negli Stati Uniti per colloqui sul processo di pace e garanzie di sicurezza, rimane centrale il nodo della centrale nucleare di Zaporizhzhia. Questa struttura è sotto controllo russo dal marzo 2022, ma formalmente riconosciuta a livello internazionale come proprietà ucraina. Con i suoi sei reattori di origine sovietica ora in “cold shutdown” (ovvero non operativi per produzione di energia), l’impianto continua però a richiedere elettricità costante per mantenere i sistemi di sicurezza e raffreddamento dei noccioli e del combustibile irradiato.
Un recente reportage della Reuters sottolinea come la questione di Zaporizhzhia sia diventata un tema chiave nei negoziati di pace: Zelensky ha proposto un modello di gestione congiunta con gli Stati Uniti, che preveda la condivisione del 50% dell’energia prodotta, mentre la Russia ha mostrato un’apertura condizionale a una co-gestione russo-statunitense. Nonostante i reattori non producano energia da quasi tre anni, la centrale è rimasta più volte al centro dell’attenzione per pericoli reali di criticità nel sistema di raffreddamento. Nel settembre-ottobre 2025, Zaporizhzhia ha subito una serie di blackout dovuti alla perdita delle linee di alimentazione esterna, costringendo il sito a fare affidamento su generatori diesel di emergenza per mantenere attive le pompe di raffreddamento: una situazione definita “critica” dallo stesso Zelensky che ha avvertito del rischio di un incidente nucleare.
Secondo il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), Rafael Grossi, il sito è estremamente fragile dal punto di vista della sicurezza nucleare: l’impianto dipende oggi da un’unica linea di alimentazione esterna per il raffreddamento, contro le dieci originarie, e anche questa può essere interrotta a causa delle ostilità nella zona. Grossi ha ripetutamente sottolineato che un’escalation militare o un’interruzione prolungata delle forniture elettriche potrebbe comprometterne la sicurezza a lungo termine. In passato le autorità ucraine e internazionali hanno anche riferito di attacchi con droni e fuoco d’arma vicino al sito, alcuni dei quali hanno colpito edifici accessori del complesso, mentre l’IAEA ha più volte invitato le parti a ridurre qualsiasi forma di attività militare in prossimità della centrale per evitare un incidente peggiore.
Il paragone con la tragedia di Chernobyl (1986) emerge spesso nei commenti di analisti e politici, non perché le condizioni dei reattori siano identiche (i reattori di Zaporizhzhia sono in stato di freddo arresto), ma per via dei rischi derivanti da interruzioni del raffreddamento e nell’incapacità di ripristinare rapidamente l’energia di rete in un contesto di combattimenti. La prospettiva di un incidente nucleare in tempo di guerra è percepita come una “minaccia globale” proprio perché potrebbe coinvolgere territori oltre i confini ucraini e rievocare uno dei peggiori disastri nucleari della storia.
La centrale nucleare di Zaporizhzhia, oggi in stato di cold shutdown, non produce energia ma resta estremamente vulnerabile perché necessita di alimentazione continua per mantenere attivi i sistemi di raffreddamento, attualmente garantiti da una sola linea ad alta tensione sotto monitoraggio dell’AIEA in un fragile cessate il fuoco locale. Proprio questa condizione spiega perché nessuna delle parti abbia un reale interesse a danneggiare l’impianto: i venti nell’area, deboli ma instabili, potrebbero infatti disperdere eventuali contaminazioni radioattive anche verso la Russia, trasformando un attacco in un boomerang strategico. Per questo Zaporizhzhia è diventata uno dei nodi centrali del negoziato di pace, con Zelensky che ne propone una gestione congiunta con gli Stati Uniti e Mosca che mostra aperture condizionate, mentre il coinvolgimento diretto di Washington viene visto come fattore di stabilizzazione. Un accordo specifico e separato dal piano in 20 punti, dedicato esclusivamente alla sicurezza e al futuro della centrale, appare sempre più necessario per ridurre il rischio di un incidente nucleare che avrebbe conseguenze ben oltre i confini ucraini.




