Ali e Nino: l’intensità di una storia d’amore
«Un bastone ha due estremità: una superiore e l’altra inferiore. Se lo si capovolge, l’estremità superiore viene a trovarsi in basso e quella inferiore in alto. Ma il bastone non è cambiato. Così per me. Sono sempre lo stesso di un mese fa, di un anno fa. Nel grande mondo continua la stessa guerra e gli stessi generali sono vittoriosi o sconfitti. Ma coloro che fino a ieri mi davano del codardo ora, quando mi incontrano, abbassano gli occhi: amici e parenti ora elogiano la mia saggezza e mio padre mi guarda con ammirazione. Il bastone, però, non è cambiato affatto.»
Ali e Nino. Una storia d’amore, edito da Mondadori, è un romanzo di Kurban Said, coinvolgente e capace di offrire al lettore l’opportunità di immergersi nei dettagli più intimi di una relazione nata tra i banchi di scuola e che arriva al matrimonio, tra Ali, ragazzo azero musulmano e Nino, principessa georgiana di fede cristiano-ortodossa.
Lo scenario della storia, dai tratti paradossalmente fiabeschi, è Baku, agli albori della Prima guerra mondiale e della rivoluzione russa.
Definita come la città più ad Est d’Europa, Baku – oggi capitale dell’Azerbaigian – è anche protagonista nel romanzo: è il punto di incontro tra le culture dei due giovani e, al contempo, ciò che rende pragmaticamente difficile la storia tra i due.
L’amore tra Ali e Nino, se da un lato è sempre più intenso con il passare degli anni, dall’altro è continuamente messo a dura prova dalle differenze religiose contrastanti.
Nino viene da una famiglia senz’altro occidentalizzata e di ispirazione europea, grazie alla quale valori come l’emancipazione femminile e la libertà personale hanno un ruolo chiave.
Ali, invece, è figlio della cultura islamica con regole d’onore e valori altrettanto importanti come la famiglia e il senso di appartenenza.
La loro storia d’amore diventa palcoscenico dell’identità politica e culturale di Baku in un periodo complesso: narrazione e personaggi descrivono e rappresentano la complessità etnica, culturale e religiosa del Caucaso in quegli anni.
Le famiglie della giovane coppia, specchio delle rispettive culture, non si oppongono al legame ma, allo stesso tempo, non ne facilitano l’unione.
Nel testo emerge anche l’interessante prospettiva della donna caucasica/europea: il ruolo di Nino spesso entra in conflitto con i valori patriarcali di Ali.
Ali, saggio e coraggioso, è in continua crisi con la sua identità, tra l’impellente desiderio di vivere la sua storia d’amore e il viscerale senso di dovere verso la sua cultura e la sua religione. Nel finale, dal pathos crescente, sarà chiamato a compiere un gesto eroico.
La vera domanda da porsi davanti a un capolavoro letterario di questo peso riguarda il ruolo che può assumere l’amore in un contesto bellicoso e instabile.
Una splendida rappresentazione grafica di questo interrogativo, più che mai attuale, e di ciò che ne comporta è la scultura dell’artista Tamara Kvesitadze a Batumi, Georgia: alle 19 di ogni giorno, sulla costa del Mar Nero, due statue di metallo, una femminile e una maschile, si muovono lentamente, fino a fondersi in un solo corpo, per poi allontanarsi nuovamente, restituendo i due corpi sì separati ma l’uno di fronte all’altro. La scultura, infatti, prende spunto proprio dal romanzo di Kurban Said.
La statua e il romanzo ci dovrebbero ricordare la magia e la fortuna dell’incontro, che vorrebbe essere fusione ma che, in questo caso, purtroppo, rimane un precario equilibrio tra due poli diametralmente opposti.
Nel romanzo, vige l’incredibile imparzialità di fronte ai tratti storici della vicenda: l’autore non si schiera mai apertamente.
Ed è proprio nel contrasto tra sentimento e dovere, passato e modernità, tra amore e guerra, che trova posto la forza narrativa e accattivante del romanzo, più che mai attuale.
Ciò che resta al lettore è una tangibile traccia e l’immagine di un Caucaso tormentato ma suggestivo, in cui la storia d’amore prova a risplendere per il suo indimenticabile fascino e la struggente drammaticità.




