La storia dell’impresa pubblica italiana secondo Costa e Guzzo
Nel paper L’impresa pubblica in Italia: una storia economico-aziendale e dottrinale, Massimo Costa e Giusy Guzzo intrecciano due piani: quello economico-istituzionale delle aziende e quello dottrinale dell’economia che ha cercato di interpretarle.
Dall’Unità al Fascismo: primi esperimenti
Nella neonata Italia dell’Ottocento, lo Stato, pur proclamandosi liberale, adottava un approccio interventista, penetrando in settori strategici come le poste, le ferrovie, le banche pubbliche.
Decisiva fu la modernizzazione dei servizi urbani (trasporti, gas, acqua, elettricità), con cui molti Comuni diedero vita ad aziende municipalizzate, per rispondere a esigenze di equità sociale e di pressioni politiche.
Con la legge del 1903, venne sancita la legittimità di tali apparati, creando un primo tessuto di imprese pubbliche locali.
Con la crisi del 1929, lo Stato fascista decise di entrare direttamente nel capitale delle imprese in difficoltà. Si arrivò così al 1933, anno in cui nacque l’IRI, prima come ente temporaneo e poi come struttura permanente. Il risultato fu un modello inedito: imprese formalmente private, ma controllate dallo Stato tramite partecipazioni azionarie.
Iniziò quindi a delinearsi un settore pubblico in espansione, anche mediante riforme nel credito, nell’energia e nelle comunicazioni. Un quadro che si rafforzò nell’Italia Repubblicana del Dopoguerra.
Il settore pubblico industriale come pilastro economico
Fu infatti tra gli anni Cinquanta e Settanta che l’IRI si espanse con grandi holding settoriali (Finsider, Finmeccanica, Fincantieri ecc…). Nel 1953 nacque persino l’ENI, che rappresentò un nuovo polo energetico nazionale.
Con il tempo, alle partecipazioni statali venne dedicato un vero e proprio Ministero, il controllo pubblico divenne dominante nel credito, e si diffusero diverse imprese regionali. Un momento chiave fu poi la nazionalizzazione dell’energia elettrica, segnata dalla nascita di ENEL (1964): fu l’unico vero caso di statalizzazione completa.
Dagli anni Settanta in poi, iniziarono inoltre a diffondersi le idee della scuola di pensiero economico aziendale di Borgonovi, con cui nacque una vera e propria teorizzazione dell’azienda pubblica come categoria distinta.
La crisi
Tra gli anni Settanta e Novanta, il modello entrò tuttavia in crisi, a causa dell’emersione di una serie di problemi: diseconomie strutturali, pressioni politiche e clientelari crescenti, salvataggi ripetuti di imprese private in crisi, scarsa attenzione ai risultati economici e crescita incontrollata della spesa.
Tutte tendenze di “accumulo delle perdite private nel pubblico” che logorarono il sistema, inaugurando la stagione delle privatizzazioni. Nel 1992, la crisi della Prima Repubblica era ormai partita, segnando la fine di un ciclo.
L’impresa pubblica, che per decenni aveva plasmato lo sviluppo italiano (nonostante la dottrina faticasse a seguirne l’evoluzione), iniziò a tramontare, portando alla ritirata dello Stato-imprenditore.




