Energia pubblica in vetta: il nuovo rapporto Mediobanca ridisegna la mappa delle grandi imprese italiane
La 60esima edizione del rapporto Mediobanca Le principali società italiane, costruita sull’analisi di 2.828 bilanci relativi al 2024, offre una fotografia chiara delle dinamiche che attraversano l’economia nazionale. Il quadro che emerge è dominato dai grandi gruppi pubblici dell’energia, che concentrano fatturato, margini e produttività, mentre manifattura, servizi e settore bancario mostrano andamenti più frammentati e risultati meno uniformi.
Uno dei dati più significativi riguarda la distanza tra aziende pubbliche e private. Secondo l’indagine, le società controllate dallo Stato rappresentano da sole l’80% delle vendite e circa il 90% del margine operativo netto all’interno della top 10. Il divario si riflette anche nella produttività: ogni dipendente delle imprese pubbliche genera in media 221 mila euro di valore aggiunto, contro i 138 mila delle imprese private. Una forbice che conferma il peso strutturale dei grandi gruppi nazionali, in particolare nel comparto energetico.
Proprio l’energia occupa l’intero podio della classifica 2024. Eni mantiene la leadership con 88,8 miliardi di fatturato, seguita da Enel con 73,9 miliardi e dal Gestore dei Servizi Energetici (51,9 miliardi). Il dominio dei colossi pubblici accentua il ridimensionamento della manifattura all’interno dei vertici dell’industria italiana. Nel 1965 la metà del fatturato della top 10 proveniva dalla produzione industriale; oggi, il contributo è sceso al 17,1%.
Tra le aziende manifatturiere, la prima è Stellantis Europe, che si colloca al quarto posto con 21,3 miliardi di ricavi. Seguono Leonardo (17,8 miliardi) e Prysmian (17 miliardi). Nessuno di questi gruppi raggiunge tuttavia il 65% del giro d’affari di Eni. In totale, le prime venti aziende manifatturiere sommano 160 miliardi di ricavi, ossia 54,6 miliardi in meno delle prime tre società energetiche messe insieme. Un risultato che evidenzia un cambiamento strutturale del sistema industriale italiano, pur senza intaccare il ruolo occupazionale del comparto: la manifattura continua, infatti, a impiegare un terzo dei lavoratori delle principali imprese censite.
Per quanto riguarda gli utili, il 2024 è dominato da Enel, che raggiunge quota 7 miliardi, raddoppiando il risultato dell’anno precedente. Eni segue con 2,3 miliardi, mentre al terzo posto si colloca Poste Italiane con un utile netto di 2 miliardi. La top 5 è completata da due protagonisti del settore auto di lusso: Ferrari (1,6 miliardi) e Lamborghini (1,4 miliardi), quest’ultima chiude con un utile record, quasi tre volte quello registrato nel 2023. In forte controtendenza Maserati, che registra una perdita di 701 milioni, pari all’87% delle vendite, diventando il peggior caso tra le imprese analizzate. Accanto ad essa figurano anche Telecom Italia (-610 milioni), Beko Europe Management (-492), Vodafone Italia (-374) e Open Fiber (-364).
Sul piano occupazionale, Poste Italiane guida la classifica con 119.117 dipendenti e si distingue per un’elevata presenza femminile (53%). Seguono Ferrovie dello Stato (96.335), Leonardo (60.468) ed Enel (60.359). Da segnalare anche la forte presenza di giovani in Oniverse Holding e Almaviva, dove gli under 30 rappresentano rispettivamente il 54% e il 57% del personale.
Il rapporto si chiude con uno sguardo al settore bancario, che resta fortemente concentrato: Intesa Sanpaolo guida la classifica con 922,7 miliardi di attivo, seguita da UniCredit (781,8) e Cassa Depositi e Prestiti (391,3). Un assetto che conferma la stabilità, e allo stesso tempo la rigidità, del panorama creditizio italiano.




