“I gentiluomini di fortuna” di Nadifa Mohamed
Quella narrata da Nadifa Mohamed è la storia vera di Mahmood Mattan, vittima di un caso di malagiustizia nella Cardiff del secondo Novecento.
Siamo a Cardiff, è il 1952.
Violet Volacki, proprietaria di un negozio nella zona, viene trovata brutalmente assassinata. La famiglia è disposta a pagare duecento sterline a chi sarà in grado di trovare il colpevole.
Mahmood Mattan, giovane marinaio somalo e disoccupato, si ritrova a essere il principale sospettato. Diverse voci circolano sul suo conto, del resto è un giocatore d’azzardo e un ladruncolo. Ma non è un assassino e, soprattutto, ha piena fiducia nella propria innocenza e nella giustizia.
È un padre di famiglia, sebbene viva separato dalla sua amata Laura (di origine gallese), che non lo vuole più tra i piedi finché non si metterà la vita a posto, e dai suoi figli.
Mahmood vive in una stanza umida di infima categoria, a malapena riesce a pagare l’affitto in tempo, ma il suo carattere orgoglioso lo convince del fatto che, in qualche modo, sta rigando dritto.
Ma più si avvicina al processo, più le voci aumentano e più il giovane si ritrova a dover lottare per la propria sopravvivenza. E per farlo dovrà far fronte a un’indagine scadente, a un sistema legale disumano e al razzismo che striscia, raggiungendo ogni angolo della città.
In un contesto del genere, non basta neanche la verità.
Quella che Nadifa Mohamed, scrittrice e giornalista somala naturalizzata britannica, ci racconta nel suo libro I gentiluomini di fortuna (Fazi Editore, traduzione di Silvia Castoldi) è una storia vera. La storia dell’ultima persona a essere giustiziata per impiccagione a Cardiff.
Non solo, Mahmood Mattan fu anche la prima persona a essere riabilitata nel 1988, dopo essere stato dichiarato vittima di un caso di malagiustizia.
Scritto con un presente indicativo ricco di dettagli e che salta da un punto di vista (una voce) all’altro, I gentiluomini di fortuna, arrivato tra i finalisti del prestigioso Booker Prize, è un romanzo che crea un ritratto autentico e crudo della Cardiff multietnica e macchiata dal razzismo della seconda metà del Novecento.
E lo fa con uno stile che attinge al flusso di coscienza, a lingue e a formati diversi, dando vita un’opera che oscilla tra il romanzo, il resoconto storico e l’inchiesta giornalistica.




