Nasce il Grande Museo Egizio
Dopo vent’anni di sabbia, cantieri, gru e attese, il deserto di Giza si apre al mondo.
Alle porte del Cairo, a pochi passi dalle piramidi, nasce il Grande Museo Egizio, il più vasto complesso museale mai dedicato a una sola civiltà: cinquecentomila metri quadrati di architettura contemporanea per custodire la memoria di tremila anni di storia.
Sabato l’inaugurazione ufficiale, alla presenza di capi di Stato, studiosi e ministri. Per l’Italia sarà presente il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, in rappresentanza della premier Giorgia Meloni.
Il nuovo museo punta a diventare non solo un simbolo dell’Egitto moderno, ma anche una delle principali destinazioni culturali del pianeta. Con 12 gallerie permanenti, spazi interattivi per bambini e un percorso multimediale pensato per accogliere fino a 5 milioni di visitatori l’anno, il complesso si propone come una nuova porta d’accesso alla storia dei faraoni.
Il Grand Egyptian Museum (GEM) è infatti senza ombra di dubbio un’opera titanica: iniziato oltre vent’anni fa, si estende su una superficie di 500 mila metri quadrati (il doppio del Louvre e più di due volte e mezzo il British Museum). Sorge a ridosso dell’altopiano di Giza, dove le piramidi dominano il deserto, quasi a fare da sentinelle al nuovo tempio dell’archeologia.
Al suo interno troveranno posto oltre 100 mila reperti, dal periodo predinastico all’epoca romana. L’apertura delle Gallerie di Tutankhamon, con oltre 5 mila oggetti appartenuti al faraone bambino, sarà uno dei momenti più attesi: è infatti la prima volta che l’intero corredo funerario verrà esposto nella sua completezza, a oltre cento anni dalla scoperta della tomba da parte di Howard Carter, nel 1922.
La collezione di Tutankhamon sarà esposta in una galleria di 7 mila metri quadrati, all’interno dei quali si potrà ammirare il suo trono d’oro, i carri cerimoniali, i letti funerari, e, naturalmente, la celebre maschera funeraria in oro e lapislazzuli, la cui barba, accidentalmente staccata nel 2014, è stata restaurata da un’équipe congiunta di esperti tedeschi ed egiziani.
Il simbolo della maestosità dell’intero progetto è senz’altro la statua colossale di Ramses II, alta dodici metri e pesante 83 tonnellate, riportata alla luce nel 1820 dall’archeologo genovese Giovanni Battista Caviglia, e trasferita dall’omonima piazza del Cairo al grande atrio del museo. Accanto a lei si troveranno le figure di Tolomeo II e Arsinoe II, mentre in un edificio separato sarà custodita la barca solare di Cheope, risalente a 4.600 anni fa: si tratta di una delle più antiche e grandi imbarcazioni in legno della storia sopravvissuta fino ai giorni nostri, pronta ad essere esposta al mondo dopo un’accurata opera di restauro che ha visto l’opera venire smontata e rimontata pezzo per pezzo.
Le dodici gallerie principali saranno affiancate da depositi accessibili ai ricercatori, laboratori di restauro e officine sperimentali. La tecnologia avrà un ruolo centrale: con l’ausilio di installazioni di realtà mista, proiezioni immersive e supporti interattivi sarà più facile raccontare la civiltà egizia alle nuove generazioni.
L’inaugurazione del Museo, che si svolgerà alla presenza di oltre 60 leader mondiali, rappresenta anche un segnale politico e simbolico: il desiderio dell’Egitto di rilanciarsi come centro culturale e turistico di scala globale. “Il museo attirerà l’attenzione del mondo e darà nuovo impulso al settore turistico”, ha dichiarato Zahi Hawass, ex ministro delle Antichità e figura di riferimento dell’archeologia egiziana.
Il Grande Museo Egizio non è solo un monumento al passato, ma un investimento nel futuro: un modo per coniugare memoria e modernità, ricerca e attrazione turistica, identità e sviluppo economico.
Tra le sabbie di Giza, dove si fece la storia, l’Egitto scommette di nuovo sulla sua eternità.




