Orban in visita a Roma. “Blocco anti-Kiev”
Mentre lunedì con Giorgia Meloni era stato soprattutto il dossier competitività ad essere sul tavolo, nell’incontro tra Viktor Orban e Matteo Salvini, il governo ungherese dice chiaramente di voler puntare a una nuova alleanza in Ue. Con un obiettivo: creare un muro anti-Kiev, ovvero isolare l’Ucraina. L’idea ungherese è quella di creare un’alleanza con Repubblica Ceca e Slovacchia per fermare le iniziative europee per aiutare l’Ucraina e dare così una mano alla Russia di Vladimir Putin. Entrambi, Salvini e Orban, sono parte dei Patrioti ed entrambi, sulla Russia, da tempo fanno il controcanto a Bruxelles. “Sono stati affrontati altri temi come la pace, la dura critica al green deal e alle politiche suicide dell’Unione europea”, ha riferito lo staff di Salvini parlando di un incontro “affettuoso”, durato un’ora.
Una trincea anti-Ue all’Eurocamera e nelle capitali del Vecchio Continente. Viktor Orban riparte da Roma per alzare il tiro nella sua campagna contro Bruxelles. L’obiettivo finale del premier magiaro resta interno, vincere le elezioni ungheresi il prossimo aprile. La sua strategia, tuttavia, ha il fulcro nella politica estera e Orban vuole sfruttare al massimo l’ancora crescente onda sovranista e l’arrivo, a Praga, del nazionalista Andrej Babis. Con lui e con lo slovacco Robert Fico Budapest vuole allargare il suo potere di veto sul sostegno dell’Ue all’Ucraina, ridando slancio al gruppo Visegrad, all’interno del quale il polacco Donald Tusk appare sempre più isolato.
“Siamo uniti nel nostro impegno a difendere le nostre nazioni e a costruire un’Europa forte di Stati sovrani”, ha dal canto suo sottolineato, su X, il primo ministro ungherese. Parole che hanno nuovamente innescato il distinguo del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “La linea in politica estera dell’Italia la esprime il Presidente del Consiglio e la esprime il Ministro degli Esteri. Le altre posizioni sono posizioni individuali, ma la linea politica del governo è chiara”, ha sottolineato Tajani dalla Mauritania, ribadendo come “noi stiamo con Kiev”. Eppure, a tarda sera, ospite di Dieci minuti su Rete 4, Orban è tornato a calcare la mano. “L’Ue si è mostrata incapace di impedire la guerra” in Ucraina, ha spiegato il premier magiaro dribblando, nel corso dell’intervista, i punti in cui la sua visione e quella di Meloni divergono.
Lo scontro è arrivato dopo che, lunedì sera, l’Ungheria era entrata a gamba tesa contro Report, e non è certo sfuggito all’opposizione. “Conosciamo bene cosa pensa Orban della libertà di stampa, Meloni e i suoi ministri da che parte stanno?”, ha sottolineato Nicola Fratoianni di Avs. “Grave l’attacco del governo ungherese a La Repubblica, mi aspetto che Giorgia Meloni difenda il quotidiano”, ha incalzato la segretaria del Pd Elly Schlein.
Il ruolo di Orban, da qui ai prossimi mesi, è destinato ad essere più ingombrante in Europa. L’arrivo di Babis alla testa di Praga prima del Consiglio europeo di dicembre rafforzerebbe la trincea dei Visegrad 3, con Bratislava e la stessa Budapest. Ma Ursula von der Leyen, sull’uso degli asset russi, non cederà. “Lo strumento è legalmente valido”, ha ribadito mentre il segretario generale della Nato Mark Rutte, incontrando il premier belga Bart De Wever – primo oppositore dell’uso dei beni russo – gli ha ricordato. non a caso, l’importanza del sostegno all’Ucraina. La sfida è aperta. Toccherà alla Commissione trovare l’escamotage per aggirare l’unanimità e non lasciare l’Ucraina senza risorse.




