King Bolden: alle origini del Jazz
“Il jazz è la rivolta dell’emozione contro la repressione” (Joel Augustus Rogers)
Ritorniamo alle origini dell’improvvisazione musicale saltellando tra quei vibranti accordi riplasmati e destrutturati dal sound jazz di Buddy Spencer. Charles Bolden, soprannominato Buddy, nacque a New Orleans, il 6 settembre del 1877. Nonostante la sua figura sia tutt’ora circondata da un alone di mistero, è noto come Buddy vantasse, nel cuore della Louisiana, il titolo di cornettista virtuoso grazie al suo stile particolarmente vivace e squillante. Tra la fine dell’ottocento e il 1907, fu il musicista più richiesto in tutta New Orleans, un panorama musicale nel quale si mescolavano ritmi caraibici, gospel e blues. Dal ragtime suonato dai musicisti nei bordelli, dalle marce ritmate durante i funerali lungo le strade fino ai ritmi africani testimoni di una drammatica schiavitù, emerse una nuova forma musicale, tutta ad orecchio, chiamata Jazz.
Si ritiene che fu probabilmente Buddy Bolden a raccogliere le note del valzer, del ragtime, della polka, e del blues, per inventare la struttura ritmica del Big Four. Quest’ultima consisteva nell’introduzione della figura musicale della sincope nella formula tradizionalmente adottata dalle marching band. Spostando l’accento sull’ultimo quarto della battuta, si dava il via ad un nuovo modo di fare musica.
“Se hai bisogno di chiedere cos’è il jazz, non lo saprai mai” (Louis Armstrong)
Oscillando tra un genere e l’altro, Buddy Bolden cambiò le regole del perimetro ritmico delle marce militari, ampliando la possibilità di variazioni e offrendo ai musicisti un approccio più libero ed espressivo. Partecipando alle sfilate, ai funerali e ai raduni di New Orleans, nel 1895, King Bolden, diffondeva, insieme alla sua band – della quale non si riporta un nome specifico registrato – l’imprevedibile tecnica dell’improvvisazione. Su ritmi forsennati, gli strumenti a fiato della popolare band, suonavano forte, procedendo prevalentemente ad orecchio.
“Nel jazz, come nella poesia, c’è sempre quel gioco tra ciò che è regolare e ciò che è selvaggio. Questo mi ha sempre affascinato” (Robert Pinsky)
Le melodie e il ritmo mai ascoltati fino ad allora riscossero un notevole successo tra il pubblico via via sempre più numeroso. È da questo contesto che trae origine l’espressione del Funky Butt, letteralmente sedere puzzolente, in riferimento all’effetto stalla che aleggiava nelle sale da ballo. Così il termine Funky venne aggiunto nel vocabolario nella musica nera americana, divenendo decenni dopo, la denominazione di un intero genere.
Tuttavia, la musica di Bolden non fu mai registrata a causa della mancanza di un’industria discografica matura e dell’assenza di supporti-audio adeguati. A tal proposito, bisogna ricordare che venivano utilizzati principalmente i cilindri fonografici, sostituiti in seguito, dai più funzionali dischi. Il sound di Bolden venne imitato e trasmesso su disco da alcune band successive solo a partire dagli anni venti del secolo scorso. Alcuni tentativi di ricreare il suo stile furono eseguiti dal trombettista statunitense Bunk Johnson, il quale aveva avuto modo di suonare con lo stesso Buddy.
Nel 1907, la salute mentale di Bolden iniziò a vacillare e, appena trentenne, fu ricoverato presso il Louisiana State Insane Asylum, dove ricevette la diagnosi di demenza precoce (allora conosciuta come schizofrenia). La sua band continuò l’attività almeno fino al 1917, anno ufficiale della nascita del jazz, sotto la direzione del trombonista Frankie Duson. Bolden rimase in manicomio fino alla sua morte avvenuta il 4 novembre del 1931. Nonostante la sua tomba non sia mai stata rinvenuta, si ipotizza che venne sepolto allo Holt Cemetery di New Orleans. Echi leggendari della sua musica si rintracciato nello stile e nel ritmo di musicisti come il cornettista Freddie Keppard e il sassofonista Sidney Bechet.
“Il jazz, se si vuole chiamarlo così, è un’espressione musicale; e questa musica è per me espressione degli ideali più alti. C’è dunque bisogno di fratellanza, e credo che con la fratellanza non ci sarebbe povertà. E con la fratellanza non ci sarebbe nemmeno la guerra.” (John Coltrane)




