L’ultimo saluto a Charlie Kirk: tra ricordi, politica e le parole della vedova
La scorsa domenica si è tenuto il funerale di Charlie Kirk, attivista politico conservatore americano ucciso qualche settimana prima durante un dibattito pubblico. Si aspettavano episodi di violenza e manifestazioni di odio per rivendicare il nome di Kirk. Con grande sorpresa invece il nome dell’attivista politico è stato rivendicato nei discorsi tenuti durante il funerale. Dalla vedova Kirk che perdona l’assassino del marito a Trump che ne chiede invece la sua condanna a morte.
Cerimonia e parole dei politici
Domenica 21 settembre, oltre 200.000 persone da tutte le parti dell’America si sono riunite alle porte dello State Farm Stadium, in Arizona per dare l’addio a Charlie Kirk. L’attivista politico vicino a Trump è stato ucciso il 10 settembre a soli 31 anni a colpi di arma da fuoco durante uno dei dibattiti politici pubblici organizzati dalla sua organizzazione Turning Point USA.
Le file fuori dallo stadio sono cominciate dall’alba per dare l’ultimo saluto a Kirk. L’affluenza è stata inaspettata, trasformando il funerale in qualcosa di più: una manifestazione collettiva e di riconoscenza dei cittadini americani verso la figura che Charlie Kirk è stata.
La cerimonia si è aperta tra le note di “Amazing Grace” suonata con la cornamusa, mentre un maxischermo trasmetteva gli ultimi ricordi del politico felice facendo ciò che amava: dibattere tra le folle.

Foto: Bloomberg
Tra i partecipanti alla cerimonia non è mancato il Presidente americano Donald Trump, a cui Kirk era molto vicino, che ha parlato per oltre 40 minuti. Durante il suo discorso Trump ha espresso chiaramente i suoi sentimenti verso il killer Tyler Robinson, definendolo un “mostro radicalizzato”. Le sue parole non si fermano qui, ma pubblicamente augura una pena capitale per colui che ha compiuto un gesto così indegno, dicendo pubblicamente che:
“se Dio vuole, l’assassino sarà condannato a morte.”
Durante il suo lungo discorso, il Presidente Trump ha anche espresso parole di gratitudine per l’attivista Kirk con l’annuncio di una postuma consegna di medaglia d’onore civile.
Non sono mancate poi le parole del vicepresidente JD Vance che descrive Charlie Kirk come “eroe dell’America, martire per la religione cristiana.” Lo stesso aggiunge che i tentativi di mettere a tacere la voce dell’attivista politico non avranno successo. Vance si dice pronto a lottare e gridare forte le sue idee per mantenerle vive.
Segue una linea di narrativa simile, ma più combattiva, anche il consigliere di Trump Stephen Miller, dichiarando come la sua morte invece che zittirlo lo ha reso immortale.
“Finiremo il suo lavoro e raggiungeremo la vittoria in suo nome. La luce batterà le tenebre: vinceremo.”
Il perdono della vedova Kirk
In contrasto con i discorsi di vendetta e di rivendicazione dei politici vicini all’attivista defunto, la vedova Erika Kirk ha sorpreso i presenti con delle parole di perdono. La commozione è evidente e giustificata, ma ciò che prevale è la determinazione con cui Erika Kirk sale sul palco durante il funerale per spendere qualche parola in ricordo del marito defunto. È lei stessa che si dice sorpresa di come dopo la morte di Charlie non ci siano stati episodi di violenza come vendetta per quanto accaduto. Anzi, conferma come si sia avverato ciò che Charlie Kirk ha sempre voluto per il Paese: “la rinascita.”

La vedova Kirk durante il suo discorso in memoria del marito Charlie Kirk.
Foto: Win McNamee/Getty Images
Quello che ha più sorpreso e toccato di più durante il discorso della vedova Kirk è la sua volontà di voler perdonare il killer del marito Tyler Robinson, soprattutto a così poco tempo dall’omicidio.
“Mio marito voleva salvare i giovani, come colui che gli ha tolto la vita. Io perdono l’omicida di mio marito. La risposta all’odio non è altro odio.”
Erika Kirk lancia un messaggio importante: non si può rispondere ad una tragedia del genere con la stessa arma, in questo caso l’odio, e aspettarsi che qualcosa cambi. Queste parole hanno mandato un messaggio di speranza e di ottimismo per il futuro per le nuove generazione e per l’America.




