“Le regole di Londra”: lo spionaggio umano di Mick Herron
Lo spionaggio esiste, le spie perfette non sempre e questo Mick Herron lo sa molto bene. L’autore britannico, fresco vincitore del prestigioso CWA Diamond Dagger 2025, torna con, Le regole di Londra, nuovo capitolo della sua serie dedicata a Jackson Lamb e ai suoi “Slow Horses”, confermando ancora una volta perché la critica lo paragoni ormai abitualmente al gigante John le Carré.
La storia ci porta nel cuore pulsante dell’intelligence britannica, dove Claude Whelan, capo dei servizi segreti presso l’MI5 a Regent’s Park, sta scoprendo a sue spese che fare il capo non è affatto come sembra. Con le elezioni amministrative all’orizzonte e la pressione che arriva da ogni direzione Whelan si trova in una situazione che molti di noi riconoscerebbero: troppa responsabilità e troppi problemi da risolvere nello stesso identico momento.
Quello che rende speciale questo romanzo, e tutta la serie in generale, è la capacità di Herron di non prendersi mai troppo sul serio pur affrontando temi serissimi e quotidiani. Il libro è “avvincente, caustico ed un susseguirsi continuo di colpi di scena e di rimandi all’attualità: la Brexit, il terrorismo, la demagogia anti-immigrati” ma lo fa con uno sguardo satirico che rende tutto tremendamente scorrevole. Non è la solita spy story dove tutto fila liscio: qui i protagonisti sono fallibili, spesso cinici, e le situazioni che affrontano rispecchiano le contraddizioni del mondo reale. I protagonisti sono dannatamente umani.
L’umanità dei suoi protagonisti, i loro punti deboli, i loro vizi sono le caratteristiche che hanno reso i suoi libri un fenomeno editoriale non solo in Gran Bretagna ma in tutto il mondo. Non è facile bilanciare tensione e umorismo, azione e riflessione, ad Herron tutto questo riesce naturale. Il Sunday Express lo ha definito “arguto e sardonicamente divertente” e “il capitolo migliore di una serie che non delude mai” e se lo dicono gli inglesi…dobbiamo crederci.
Anche in questo capitolo della saga Herron riesca a usare il genere della spy story come lente d’ingrandimento per osservare la società contemporanea, dimostrazione che un romanzo può essere un mezzo per commentare la nostra società.
La citazione iniziale del libro riassume da subito la morale del romanzo e non solo: “Regola di Londra numero uno: pararsi sempre il culo”, una filosofia di sopravvivenza che chiunque abbia lavorato in un ambiente burocratico riconoscerebbe immediatamente. Una verità scomoda ma pur sempre una verità.
In definitiva, “Le regole di Londra” è un romanzo che funziona su più livelli: come thriller avvincente, come satira sociale intelligente e come ritratto impietoso ma divertente del potere e delle sue dinamiche. Se non avete mai letto Herron, questo potrebbe essere il momento giusto per iniziare. Se invece siete già fan della serie, preparatevi a non rimanere delusi.




