La grande transizione del capitalismo
Il capitalismo non è mai stato un sistema immobile. Giuseppe Sabella lo ribadisce nel suo nuovo saggio La grande transizione del capitalismo (Rubbettino, 2025), un libro che racconta il presente alla luce di una lunga sequenza di metamorfosi. Più che un meccanismo rigido, il capitalismo appare come un organismo che si trasforma attraverso crisi e ricomposizioni.
L’idea centrale che percorre tutto il volume è che la crisi del 2008 non sia stato un episodio isolato, ma l’inizio di una transizione. Un nuovo ciclo in cui l’economia globale viene ridisegnata dal digitale, dall’intelligenza artificiale e dalla rivoluzione energetica. “Sin dai tempi di Joseph Schumpeter sappiamo che il capitalismo funziona per cicli economici. Quando la sua potenza espansiva viene meno, il sistema si riorganizza. È quello che succede dopo la crisi del 2008…”, scrive Sabella.
Il libro si apre con una riflessione sullo “spirito del capitalismo”, dalle intuizioni di Marx e Weber alla “distruzione creatrice” di Schumpeter. Ogni fase di crisi genera nuove possibilità e nuovi equilibri: la caduta di Lehman Brothers, in questa prospettiva, non segna il tramonto del sistema, ma l’avvio di un nuovo capitolo.
La seconda parte ricostruisce le grandi transizioni, dal mercantilismo al capitalismo industriale, dall’imperialismo alla globalizzazione. Ogni passaggio, osserva l’autore, nasce da una crisi profonda ed è proprio la capacità di riorganizzarsi che ha consentito al capitalismo di sopravvivere e di espandersi.
Infine, la terza parte è quella più attuale, l’autore affronta il nostro presente e prova a delineare il futuro. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il capitalismo occidentale ha vissuto un’apparente fase di trionfo, alimentata dal mito della “fine della storia”. Oggi, invece, il sistema sta ridefinendo la propria legittimazione attraverso un nuovo racconto fondato sulla sostenibilità – ambientale, sociale e tecnologica.
“Le élite economiche internazionali rivedono la narrazione con cui si presentano a consumatori e mercati. Non più la fine della storia… bensì la sostenibilità: la Transizione ecologica … è il nuovo discorso della legittimazione capitalistica”, analizza Sabella. Questo non significa che il capitalismo stia per finire, bensì che si sta “reinventando”, utilizzando i driver del nostro tempo: digitale, intelligenza artificiale, energia pulita, nuovi mercati globali.
La forza del libro sta nella capacità di unire la profondità storica e la capacità divulgativa. L’autore non indugia nei tecnicismi, ma costruisce un quadro interpretativo accessibile anche a chi non ha formazione economica. Se c’è un limite, è forse quello di guardare prevalentemente all’Occidente, con minore attenzione a modelli alternativi come quello cinese, ma è una scelta che non indebolisce la tesi di fondo.
La grande transizione del capitalismo è dunque un saggio che mette in relazione storia del pensiero economico, analisi sociale e riflessione filosofica, proponendosi come mappa interpretativa per comprendere la traiettoria del capitalismo dopo la crisi del 2008 e le sfide poste dal digitale e dalla sostenibilità. Il capitalismo, scrive Sabella, è sopravvissuto a guerre, rivoluzioni industriali e crisi finanziarie. La vera domanda non è se continuerà a esistere, ma in quale forma, e se saprà governare le sfide del nostro tempo. Sfide che riguardano ambiente, diseguaglianze, tecnologie che si sviluppano più rapidamente delle regole.




