Dazi USA-UE. Reazione dei paesi europei
Con qualche giorno di anticipo rispetto alla scadenza del 1 agosto, Stati Uniti e Unione Europea hanno trovato l’intesa sui dazi, formalizzata ieri sera dal presidente Donald Trump dopo un incontro dopo l’incontro in Scozia con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’intesa su un livello tariffario al 15%, in linea con quanto fatto anche per il Giappone, toglie dal campo il rischio di escalation della guerra commerciale e pone comunque il livello dei dazi ben sotto il 30% minacciato per inizio agosto in mancanza di un’intesa. Gli investitori quindi vedono svanire un importante elemento di incertezza anche se le ricadute economiche non mancheranno sia per Europa che Usa.
La Von der Leyen ha affermato che i dazi saranno onnicomprensivi, sebbene Trump abbia precisato che non includeranno prodotti farmaceutici e metalli. I dazi sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti passano quindi da una media del 4,8% pre-Trump al 15%, compresi quelli sulle auto, sui semiconduttori e sui prodotti farmaceutici. Le esenzioni con tariffe zero riguardano aerei e loro componenti, alcuni prodotti chimici, farmaci generici, apparecchiature per semiconduttori, alcuni prodotti agricoli, risorse naturali e materie prime critiche.
“L’UE e gli Stati Uniti hanno concordato che i consumatori statunitensi debbano pagare più tasse, fissate al 15% per le importazioni dall’Ue. La presidente dell’UE von der Leyen ha promesso in modo vago di acquistare beni e investire negli Stati Uniti, senza l’autorità necessaria per concretizzare tali promesse”, ha commentato Paul Donovan, economista britannico noto per il suo ruolo di Chief Economist di UBS Global Wealth Management, la divisione di gestione patrimoniale della banca UBS. “Il risultato è migliore per l’economia statunitense rispetto allo scenario peggiore, ma peggiore rispetto alla situazione di gennaio di quest’anno, ma si tratta di cattive notizie che i mercati probabilmente avevano previsto”, aggiunge l’esperto.
La reazione da parte del governo italiano è stata positiva: “Il governo italiano accoglie positivamente la notizia del raggiungimento di un accordo tra Unione Europea e Stati Uniti sui dazi e le politiche commerciali, che scongiura il rischio di una guerra commerciale in seno all’Occidente, che avrebbe avuto conseguenze imprevedibili”, rimarca nota congiunta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dei due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Al contrario, l’opposizione è stata molto più critica: “Altro che ponte con gli Usa, questa amicizia a senso unico di Meloni con Trump avrà un costo altissimo per le imprese e lavoratori italiani” ha detto Elly Schlein.
Durissima anche la reazione della Francia: “È un giorno buio quello in cui un’alleanza di persone libere, unite per affermare i loro valori e difendere i loro interessi, finisce per sottomettersi” ha detto il premier francese Bayrou. Nelle trattative la Francia aveva sempre sostenuto la necessità di adottare un approccio duro verso Trump. Aveva proposto di adottare contromisure serie, tra cui l’aumento dei dazi sulle merci statunitensi e una limitazione degli investimenti europei negli Stati Uniti: il contrario di quello che poi è successo. Lunedì critiche simili a quelle di Bayrou sono state espresse da altri membri del governo francese. Il ministro con delega agli Affari europei, Benjamin Haddad, ha definito l’accordo «squilibrato» e ha detto che gli Stati Uniti «hanno scelto la coercizione economica e di ignorare completamente le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio».
In Germania, il cancelliere Friedrich Merz ha accolto l’accordo come la “migliore soluzione raggiungibile” per evitare una guerra commerciale, ma ha avvertito che i dazi — pur inferiori al 30% minacciato — rappresentano comunque un onere serio per l’economia tedesca orientata all’export (auto, componentistica). Ha definito il carico tariffario rimanente come una «difficile e pesante» sfida da gestire. Da parte della Spagna, il Primo Ministro Pedro Sánchez ha affermato di apprezzare gli sforzi compiuti dalla Commissione europea e di sostenere quindi l’intesa ma “senza alcun entusiasmo”. Per il primo ministro spagnolo, l’Ue dovrà trarre insegnamento da questa situazione e raddoppiare i suoi piani per raggiungere un’autonomia strategica e sviluppare migliori legami commerciali con altri paesi.




