Nakagin Capsule Tower: viaggio in un futuro che non c’è più
Una piccola finestra rotonda si affaccia su Tokyo. Si tratta dell’unico varco che affaccia sul mondo in una stanza sospesa nel tempo, dove lo spazio è calcolato al millimetro e ogni oggetto vive nascosto, pronto a comparire solo quando serve.
Si tratta della capsula A1305, una delle 140 unità abitative che un tempo componevano la leggendaria Nakagin Capsule Tower.
Oggi la torre non esiste più, infatti questa è stata demolita nel 2022 dopo anni di abbandono. Grazie a un video immersivo a 360 gradi, realizzato dal MoMA, è tuttavia possibile varcare di nuovo la soglia di uno dei sogni più arditi dell’architettura del Novecento, scoprendo, in un autentico incubo per chi soffre di claustrofobia, come era stato pensato il futuro delle metropoli.
Nata nel 1972 dalla mente visionaria dell’architetto giapponese Kisho Kurokawa, la torre era un esperimento abitativo radicale, composto di moduli prefabbricati pensati per ospitare una o due persone, e suddivisa in capsule da usare come rifugio urbano per lavoratori e pendolari, in maniera non troppo dissimile dal monolocale di Renato Pozzetto ne “Il ragazzo di campagna”.
Ogni capsula, larga appena 2,5 metri e lunga meno di 4, avrebbe contenuto tutto il necessario per sopravvivere alla fast-life della Tokyo ventura: arredi a scomparsa, un bagno multifunzione con sanitari integrati e soprattutto quella riconoscibilissima finestra-oblò, ispirata alle navi, che apriva lo sguardo su un’idea di futuro troppo florido economicamente per l’agio e la bellezza.
“L’architettura diventerà un’estensione dell’essere umano, un corpo organico che fonde uomo, macchina e spazio” dichiarava Kurokawa, definendo le capsule “architetture cyborg” e anticipando di decenni la realtà androide che sembra sempre più vicina.
La Nakagin Tower, simbolo del movimento Metabolista e del tecno-futurismo giapponese del dopoguerra, era stata concepita per durare sessant’anni nella sua struttura centrale, ma con capsule intercambiabili ogni venticinque, così da fornire soluzioni smart – si fa per dire – sempre nuove ai protagonisti produttivi della capitale. Questo principio modulare che strizzava l’occhio al brutalismo, però, non fu mai applicato, e così, invece di rinnovarsi, l’edificio ha lentamente ceduto al tempo fino ad arrivare al video del MoMA, che lo fa sopravvivere solo nel ricordo e nel ghigno di un bizzarro ma audace esperimento nipponico.
Se è vero che nonostante gli sforzi del comitato Save Nakagin Tower l’edificio è stato abbattuto, è anche vero che non tutto è andato perduto. Alcune capsule infatti sono state acquistate da musei e collezionisti, che le hanno salvate da polvere e macerie per raccontare, o forse testimoniare, l’ambizione – ancora una volta, e ben prima di Musk – di abitare il futuro.




