L’Iran ed il suo arsenale: la nuova pedina nella scacchiera mediorientale
L’Iran, lo scorso venerdì, ha mosso guerra ad Israele, la zona nord è stata soggetta a bombardamenti su larga scala: ad oggi più di 400 missili e più di 1000 droni hanno portato ombra sul cielo di Tel Aviv.
L’innovazione balistica che la Nuova Persia vanta non è motivo di sollievo, la svolta tecnologica che si cela dietro alle nuove unità missilistiche iraniane è una promessa di morte.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha esposto l’utilizzo del missile Sejil da parte di Teheran.
Avvistato raramente, Sejil è passato inosservato per molto tempo, ha fatto le sue “poche” comparse solo nelle parate militari del paese.
Un nome che porta il peso della loro cultura religiosa, Sejil è il nome di un versetto del Corano, dato a un missile balistico di superficie, completamente made in Iran dall’Organizzazione delle Industrie Aerospaziali.
Il missile ha una lunghezza di 25 metri e pesa 2,3 tonnellate, ha la capacità di portare testate nucleari ed esplosivi per un totale di 700kg ed è dotato di una gittata di 2 mila chilometri.
Il valore aggiunto rispetto a una balistica tradizionale è la capacità di eludere i sistemi di difesa, il missile infatti è completamente manovrabile, rendendo difficile l’intercettazione.
Non è l’unico asso nella manica dell’Iran: grazie alla possibilità di sterzata, Fattah-1 ha la stessa manovrabilità di Sejil, ecco il secondo motivo di vanto per l’arsenale iraniano, un missile ipersonico che raggiungerebbe l’obiettivo in soli sei minuti.
Ciononostante non sembrerebbe esserci possibilità di supremazia da nessuno dei due poli, il Tycoon americano potrebbe raddoppiare la capacità di risposta israeliana in qualunque momento.
L’Army Recognition solleva un’ulteriore criticità, la capacità di produzione iraniana è limitata, non vi sono dunque i presupposti per credere che una guerra missilistica a distanza possa perdurare
Nel centro di Teheran è apparso nel 2023, durante la presentazione ufficiale di Fattah, lo striscione riportante la scritta:”400 secondi a Tel Aviv”, il missile impiegherebbe circa 6 minuti a raggiungere il sito di obiettivi israeliani.
Fattah significa “vincitore” in arabo, è stato sviluppato dalla Islamic Revolutionary Guard Corps, lo stesso gruppo militare che ha esultato alla distruzione dei sistemi di difesa aerei di Tel Aviv, dopo il primo utilizzo di Fattah mercoledì mattina, a opera delle Guardie Rivoluzionare Iraniane.
La velocità massima dichiarata è di 18.000 km/h, più di cinque volte la velocità del suono, non stupisce la centralità dell’unità Fattah per la cosiddetta “Operazione Promessa Vera III” da parte delle forze iraniane.




