“L’accordo è fatto”: tregua sui dazi tra Usa e Cina
L’accordo tra Stati Uniti e Cina “è fatto”. Dopo due lunghi giorni di colloqui, le de potenze commerciali hanno ripristinato la tregua di 90 giorni. Quest’ultima era già stata pattuita un mese fa nei colloqui di Ginevra, che avevano scongiurato il rischio di una pericolosa guerra commerciale globale. Dal Liberation Day dello scorso 2 aprile, che aveva imposto tariffe fino al 145% contro il Made in China e il 125% imposto dalla rappresaglia cinese a Washington, i mercati internazionali tirano un sospiro di sollievo.
L’accordo
A Washington arriveranno più terre rare, magneti e prodotti tecnologici di rilevanza strategica nazionale. Pechino però sarà colpita con i dazi del 55%: quelli“universali” del 10% varati a inizio aprile, uniti a quelli settoriali del 20% sulla produzione del Fentanyl e quelli già esistenti (25% su selezionati prodotti). Gli Stati Uniti forniranno, invece, alla Cina “quanto pattuito”, compreso l’allentamento delle restrizioni all’invio a Pechino di prodotti come motori per aerei e etano, usato nelle plastiche. Inoltre, l’apertura statunitense riguarderà anche gli studenti cinesi, minacciati di strette sui visti. Questi ultimi potranno continuare a frequentare le università statunitensi, a patto che non lavorino in facoltà strategiche per gli Usa. Tuttavia, data l’instabilità degli ultimi rapporti commerciali, la Cina sembra essersi tutelata, limitando le licenze sull’export di terre rare a Washington per una durata di sei mesi.
La distensione dei rapporti tra Stati Uniti e Cina arriva in seguito ad una maratona negoziale di due giorni
nella storica dimora di Lancaster House, a Londra, messa a disposizione dal governo britannico come terreno neutrale per i colloqui. Le due delegazioni erano guidate, per gli Stati Uniti, dal Segretario al Tesoro Scott Bessent e da quello al Commercio Howard Lutnick, per la Cina, dal vicepremier He Lifeng. I meeting hanno seguito una prima telefonata distensiva tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping. La notizia dell’accordo è arrivata inizialmente da Lutnick: “Le due maggiori economie al mondo hano raggiunto un accordo quadro con una stretta di mano”. Il Segretario del Commercio si è detto ottimista del nuovo “equilibrio” raggiunto. Allo stesso modo ha esultato Donald Trump sul social Truth, assicurando: “Le relazioni sono eccellenti”. Anche il viceministro del Commercio cinese Li Chenggang ha
descritto i colloqui di Londra come «razionali, approfonditi e sinceri».
L’incertezza delle conseguenze e l’Europa alle strette
L’incertezza su diversi fronti, però, rimane. Come ricordato dagli analisti di Capital Economics, “le aspettative dopo l’annuncio del presidente Trump sono basse. È positivo l’accordo
sulle esportazioni di materiali critici, ma molte questioni ben più ampie rimangono irrisolte”. Tra questi, non è chiaro l’impatto complessivo che il conflitto commerciale avrà sui consumatori statunitensi. Secondo gli esperti di Pimco, «i rischi di inflazione sono aumentati negli Stati Uniti, quantomeno sul breve periodo».
Intanto, la distensione con Pechino si contrappone con i rapporti ancora tesi tra gli Stati Uniti e l’Europa. Dal 15 al 17 giugno, Donald Trump avrà diversi bilaterali con altri leader stranieri al G7, in programma in Canada. Lutnick ha sottolineato che «L’Europa è stata più che spinosa nei
colloqui commerciali». Secondo il Segretario al Commercio statunitense, il problema dell’Unione Europa risiederebbe nel suo essere “composta da molti Paesi” e nel non avere “nessuno in carica”. Lutnick ha rimarcato poi che, nei negoziati commerciali, l’Europa “sarà probabilmente alla fine” della lista. Quel che è certo è che, dopo l’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Cina, Bruxelles è più che mai con le spalle al muro.




