In arrivo nuovi accordi tra Inghilterra e Unione Europea
Da recenti dichiarazioni in vista di colloqui storici di domani a Londra, il primo ministro britannico Keir Starmer si è dichiarato pronto a firmare un nuovo accordo con l’Ue per riallacciare i rapporti dopo la Brexit. Domani, 21 maggio 2025, infatti, Starmer incontrerà i vertici dell’Unione per il primo summit Ue-Regno Unito post-Brexit, volto a concordare le misure necessarie per un rapporto più stretto tra la Gran Bretagna e i 27 paesi che compongono l’Unione Europea.
Gli accordi si basano su alcuni punti fondamentali, tra i quali la sicurezza, l’energia e la pesca. Per quanto riguarda l’ambito della difesa, l’Inghilterra potrà partecipare al fondo europeo SAFE per progetti comuni nel settore e collaborare su iniziative a sostegno dell’Ucraina. Londra avrà anche accesso a contratti di difesa europei, riducendo la storica distanza tra le due potenze in ambito militare. Sul piano energetico, l’intesa prevede una cooperazione ampliata sull’energia, in particolare nelle rinnovabili nel Mare del Nord, per aumentare la sicurezza energetica e sostenere gli obiettivi climatici comuni.
Infine, l’accordo garantisce il pieno accesso reciproco alle acque territoriali fino al 2038, prorogando i diritti attuali di pesca per altri 12 anni. Si tratta di un compromesso raggiunto dopo lunghe negoziazioni tra Bruxelles, Parigi e Londra. Un ulteriore passo verso il riavvicinamento è l’intesa su un programma di mobilità giovanile, che consentirà ai giovani tra i 18 e i 30 anni di studiare, lavorare e formarsi nei due territori per un massimo di quattro anni. Il Regno Unito ha tuttavia posto limiti selettivi per il controllo degli ingressi.
Impatto della Brexit
È innegabile che la Brexit abbia avuto un impatto significativo sull’economia britannica. Molti settori, inclusi quelli che dipendono dall’esportazione verso l’UE, hanno riscontrato difficoltà nel trovare lavoratori e nell’effettuare scambi commerciali. La Brexit ha anche portato a un aumento della migrazione netta, mentre il numero di studenti UE nelle università britanniche è diminuito. La stessa Londra ha subito un ridimensionamento nel settore finanziario che rappresenta una delle voci più importanti che vanno a formare il Prodotto interno lordo del Paese. L’uscita, infatti, ha causato la perdita di alcuni servizi e il trasferimento di attività in altri centri europei.
Dopo cinque anni, sono state effettuate analisi legate ai costi di gestione della Brexit per il Regno Unito che sono stati stimati a oltre 30 miliardi di sterline, con ulteriori perdite dovute a minori esportazioni, tra cui 2,8 miliardi per l’export alimentare. L’uscita dall’Unione ha comportato anche una perdita di investimenti provenienti dall’estero con aziende che hanno rinviato o cancellato piani di investimento proprio pe la mancanza di chiarezza sulle future relazioni tra il Regno Unito e l’UE. La Brexit ha contribuito a un aumento dell’inflazione nel Regno Unito, in parte a causa del deprezzamento della sterlina e dell’aumento dei costi di importazione.




