Berlino indietro su Weimar+: fuori l’Italia
Berlino retrocede su Weimar +, il forum di cooperazione politica e diplomatica allargato che coinvolge soprattutto Germania, Francia e Polonia. L’Italia non ne farà parte. Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Die Welt, il nuovissimo cancelliere tedesco, Friedrich Merz, su insistenza del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD), ha deciso di non includere il Bel Paese tra i partner strategici del nuovo patto di coalizione del governo tedesco. Il problema è che nelle prime bozze dell’accordo il riferimento all’Italia c’era e solo dopo è stata depennata insieme alla Repubblica Ceca. I popolari (CDU/CSU), il partito di Merz, parlano di “errore”, ricordando la solida collaborazione che lega Roma a Berlino dal 2023, anno della firma del Piano d’azione italo-tedesco.
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, incalza e definisce “antieuropea” la scelta tedesca, ma rimane comunque fiducioso in un possibile rafforzamento dei rapporti bilaterali tra i due Paesi. Nei prossimi giorni infatti il cancelliere tedesco Merz sarà a Roma e incontrerà la premier Giorgia Meloni. Lo sfondo è quello dell’insediamento del nuovo Papa, Leone XIV. Rimane comunque aperto il dialogo.
Le motivazioni dell’esclusione italiana
Il valzer tedesco prima si e poi no nel passo a due con l’Italia riflette una serie di motivazioni. Prima tra tutte il fattore SPD. Il partito social democratico tedesco potrebbe percepire l’Italia come meno allineata su alcune questioni chiave europee o di politica estera. Le divergenze in politica migratoria, gestione economica e relazioni internazionali, potrebbero aver frenato Berlino dall’allargare Weimar plus anche a Roma.
ll formato più ristretto del forum di cooperazione guidato dalla Germania si fa carico anche di un’altra motivazione, più strutturale. L’europeismo che la generazione politica di Friedrich Merz trascina con sé – quella del dopoguerra e dell’integrazione comunitaria classica – è un europeismo a due, Germania e Francia. L’Europa a due motori che in termini economici e strategici ha contribuito a far nascere in primo luogo l’idea di Unione. In questo senso l’Italia non rientra in quel progetto comunitario, non in prima linea almeno.
Qualcosa sta cambiando nell’approccio tedesco perché è cambiato il “padrone di casa”. Merz ha fretta di sganciarsi dai processi dell’UE, lunghi e burocratici, passando per risultati concreti e vantaggiosi per la Germania. Allearsi con Paesi che la pensano come la Germania è il passo più adeguato per farlo. Meno Bruxelles e più accordi diretti tra governi.
Il pragmatismo di Merz passa anche per la priorità che sta dando al fronte orientale a causa della minaccia russa. Spendendo non quanto può chiedere – alla maniera italiana – ma solo quanto è sostenibile per l’economia interna che adesso è concentrata nel ridurre il debito pubblico. Per cui ogni progetto europeo deve essere a basso costo o sostenibile per le tasche tedesche.
Questo orientamento più selettivo segna un cambiamento radicale rispetto all’approccio cooperativo della cancelliera Merkel. La nuova Germania sembra voler guidare l’Europa da capofila di coalizioni scelte, non soltanto come mediatore, anche a costo di lasciare fuori partner storici come l’Italia. La verità è che un’Europa forte e inclusiva si costruisce solo attraverso la collaborazione tra tutti i suoi membri. Escludere l’Italia è solo l’ennesima conferma di un continente già segnato da profonde disuguaglianze e tensioni politiche e che ora sembra aver perso completamente la bussola rispetto al progetto originale che l’aveva reso così equo e democratico, così europeo.




