Meloni torna da Trump
Giorgia Meloni volerà a Washinton il 16 aprile. Notizia è che il presidente americano ha sospeso i dazi per 90 giorni (tranne per la Cina) per favorire eventuali negoziati con diversi leader di tutto il mondo. L’agenda della Premier, tuttavia, non cambia, forte, anzi, dell’assist offerto dal Tycoon, come conferma anche Antonio Tajani: “La premier andrà a Washington con la schiena dritta» a proporre di negoziare «sostenendo le posizioni europee».
L’incontro nello Studio Ovale è fissato per il 17. Giorgia Meloni dovrebbe poi ripartire subito visto che il 18 aprile è atteso a Roma il vicepresidente americano J.D. Vance che la Premier dovrebbe riuscire a incontrare insieme ai suoi vicepremier. Un’agenda fittissima, quindi, con Presidente e Vicepresidente USA per provare ad ottenere un ruolo da leader in una vera e propria guerra commerciale.
La formula “zero a zero”
La leader del governo italiano rilancia la sua proposta. “Chiaramente un distanziamento dell’economia europea e di quella americana porta a una compressione e indebolimento dell’Occidente, che non è mai una buona notizia”. “La sfida da esplorare è quella che l’Italia è stata tra le prime nazioni a promuovere, e che anche la Presidente Von der Leyen lo ha ribadito ieri, ovvero la possibilità di azzerare i reciproci dazi sui prodotti industriali esistenti con la formula ‘zero per zero’“. Un ruolo delicato quello assunto dalla Premier che dovrà discutere di diversi aspetti economici per provare a uscire indenne.
Gaetano De Vito, presidente di Assoholding, ha evidenziato come è opportuno “chiarire un punto fondamentale: l’IVA non è un dazio. La narrazione promossa dall’Amministrazione Trump in tal senso è priva di fondamento. Se, ad esempio, Elon Musk acquista in Italia pneumatici Pirelli per la produzione di veicoli Tesla in America, paga 100. Non 100 più IVA. La tassazione sul valore aggiunto si applica al consumo interno, non alle esportazioni”
Imposta minima globale
Ancora Gaetano De Vito: “Infine, registriamo con preoccupazione l’ostilità dell’ex Presidente Trump nei confronti della Global Minimum Tax adottata da tutta l’Unione Europea. Il motivo è chiaro: gli Stati Uniti non vogliono rinunciare al GILTI, la loro minimum tax che favorisce le Big Tech americane. Per superare questo impasse, propongo di avviare un processo di armonizzazione tra la base imponibile europea e quella del GILTI, al fine di evitare doppie imposizioni e conflitti sul presupposto d’imposta”
Ma quale potrebbe essere una reazione dell’Europa ai dazi di Trump? Per Gaetano De Vito non ci sono dubbi: “c’è un tema etico e strategico: le Big Tech americane estraggono dati dai cittadini europei con la stessa sistematicità con cui si estrae il petrolio. È arrivato il momento – pur se con qualche resistenza – di intervenire in maniera coordinata a livello europeo per tutelare il nostro spazio digitale e la nostra sovranità informativa”




